John Profeti sta tornando

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Giovanni Profeti, ex profiler dell’FBI dal passato tormentato, si trasferisce a Montregnoli, un piccolo paese della campagna fiorentina.
La sua vita scorre tranquilla, lontana dai fantasmi da cui era fuggito, fino a quando la cittadina non viene sconvolta dal ritorno improvviso di Anna, una giovane donna scomparsa inspiegabilmente un anno prima.
Ciò che emergerà dai ricordi di Anna catapulterà Giovanni nel mondo delle sette a sfondo satanico e della stregoneria.

Come ben sapete, ho cambiato casa editrice.
Questa nuova avventura dell’ex Profiler John Profeti sarà edita da Porto Seguro Editore, la CE che ha visto esordire Paolo Cammilli (di cui è fondatore e management) con il suo romanzo Maledetta Primavera.

Nuova casa editrice significa nuova avventura.
Stasera 28 Settembre, alle 20.00 ci sarà la presentazione delle nuove uscite della CE, tra cui ovviamente il mio nuovo romanzo “La Setta”

Non appena sarà disponibile nei circuiti distributivi (i libri PSEditore sono distribuiti da LibroCo.) lo farò presente su queste pagine e sui Social.

Restate collegati… A presto!




Mastslave su Radio Canale 7

14639880_1791180211138404_2661173323684890412_nVi ripropongo la puntata di Moti di Parole andata in onda il 29 Ottobre 2016 alle 20:30 su Radio Canale 7, che mi ha visto ospite per parlare di me, del mio ultimo romanzo Mastslave e del Blog.

Mi sono molto divertito nel realizzare questa puntata, e ho avuto modo di raccontare qual è la passione della scrittura, da dove nasce e come si è evoluta negli anni. Ho potuto raccontare qualcosa, ma non troppo onde evitare di svelare particolari importanti, sul mio ultimo romanzo e su quello che sarà il futuro dei personaggi che, come detto, saranno protagonisti anche del prossimo, attualmente in fase di revisione.

Vi lascio quindi all’ascolto della puntata, che spero possa essere di vostro gradimento.

 




John Edward Robinson

Ho deciso di esordire in questa nuova sezione raccontando la storia di un serial killer che ha molto in comune con la storia narrata nel mio ultimo romanzo Mastslave. Si tratta di James (conosciuto anche con il nome di “John”) Edward Robinson, il primo serial killer che utilizzava internet per adescare le sue vittime.
Non a caso il suo nome viene citato proprio all’interno delle pagine di Mastslave, un romanzo in cui uomini frequentatori di chat a sfondo sessuale e BDSM, diventano vittime di un serial killer.

Ma chi è John Edward Robinson?
john-edward-robinson-ficha-de-detencionNato il 27 dicembre del 1943 a Chicago, fa parte di una famiglia composta da un padre alcolista, le cui violenze sono per lo più rivolte agli oggetti, due fratelli e due sorelle. La madre Alberta è colei che indossa l’abito della persona severa della famiglia. È una fanatica della disciplina e delle punizioni corporali e pretende la perfezione dai suoi figli.
John mostrerà così, nel tempo, affetto e attaccamento verso il padre, dal quale non ricorda di aver subito violenze, e freddezza e paura nei confronti della madre.
John fin da adolescente sembra aver le idee chiare: vuol diventare prete, per questo entra in seminario spargendo la voce che il suo obiettivo sia quello di andare a lavorare in Vaticano.
Il fisico rotondeggiante e la faccia paffuta lo rendono apparentemente una persona mite e innocua. Ben presto intuisce quanto sia più proficuo usare l’energia creativa del cervello, per esercitare potere, invece che sfoggiare la forza fisica.
A scuola dimostra di essere un ragazzo senza problemi anche se non eccelle in nessuna materia. Il rendimento è normale, e iniziano a diventare evidenti le sue doti di manipolatore.
Si diploma a 17 anni.
L’età dell’adolescenza è quella in cui John ha i primi contatti con la malavita. Esegue lavoretti in cambio di soldi per piccoli delinquenti della città, attività che contrasta con quanto dichiarato riguardo le sue ambizioni.
Nel 1961 John si iscrive al College e studia per diventare tecnico di laboratorio, inoltre riceve un addestramento medico, abbastanza superficiale, presso l’ospedale di Oak Park. Grazie a questo riesce a trovare lavoro presso il laboratorio di una struttura ospedaliera a Chicago.
L’idea di diventare prete, a questo punto, ha già abbandonato i pensieri di John.
Nel 1964 incontra una ragazza attraente, Nancy Jo Linch, che sposa dopo averla messa incinta quasi subito. Si ritrova così, improvvisamente, con una moglie e un figlio in arrivo da mantenere.
Le spese diventano insostenibili ed entra in uno stato di stress e pressione continuo, iniziando la sua lunga storia di frodi e truffe alle società per cui lavora.
Ovviamente viene sempre scoperto. In molti casi riesce a patteggiare con i datori di lavoro che evitano di denunciarlo pur di riavere un po’ dei soldi sottratti, ma non sempre gli va così bene. Comincia così ad entrare e uscire di carcere.
La prima condanna per truffa arriva nel 1969, spesso riesce a evitare condanne severe proprio grazie alla moglie che gli rimane accanto nonostante tutto; saranno proprio le sue dichiarazioni, atte a far apparire l’uomo come un buon padre di famiglia e un ottimo marito, a essere determinanti davanti ai giudici.
Con il passare del tempo i figli diventano quattro e la famiglia si trasferisce in Kansas. Qui John Robinson inizia a tirare fuori il suo lato oscuro, quello che sarà attratto dal sesso, in particolar modo quello violento.
Nel 1977 la famiglia Robinson effettua un altro trasloco andando nella cittadina di Stanley, lungo il confine del Kansas.
In quell’ambiente John si costruisce la reputazione di padre devoto, attivo nella comunità. La domenica tiene delle lezioni presso la chiesa plesbiteriana e il 24 dicembre si veste da Babbo Natale per distribuire regali a tutti i bambini della città.
Con il passare del tempo aumenta però la gamma delle attività illegali a cui si dedica, così come aumenta il tempo in cui è costretto a fare i conti con la legge.
Anche la sua vita domestica inizia a deteriorarsi e la moglie diventa sempre più nervosa.
Parallelamente a tutto ciò, aumenta l’interesse di John verso il sesso sadomasochista.
Verso l’inizio degli anni ’80 due suoi conoscenti lo introducono nel mondo nascente dell’informatica. Rimane immediatamente attratto dai computer intuendone le potenzialità per i suoi traffici illegali.
Sarà proprio grazie agli anni in carcere che approfondirà le sue conoscenze informatiche.

jerJohn Robinson è un manipolatore capace di creare una “maschera di sanità” e portarla avanti parallelamente a una seconda personalità oscura.
Il suo primo omicidio, stando alle indagini della polizia, risalirebbe al 1984.
In quel periodo Robinson ha l’idea di creare una società che si occupa di offrire consulenze in vari settori. In risposta a un annuncio, un giorno si presenta una ragazza di 19 anni, Paula Godfrey, a cui Robinson spiega che il suo scopo è quello di addestrare lei e altre donne per un programma di base, le cui spese saranno a carico di John stesso, atto a sviluppare abilità in ambito clericale a San Antonio. In pratica le ragazze che supereranno il corso potranno lavorare a iniziative patrocinate dalla Chiesa.
Dopo l’incontro con Robinson, la Godfrey scompare nel nulla e il suo corpo non verrà mai ritrovato.
Intorno alla metà degli anni ’80, Robinson diventa membro di una setta internazionale, la International Council of Master (ICM), un gruppo orientato verso tutto quello che ruota attorno al sadomasochismo. Questo gruppo aveva affiliati in tutto il mondo.
Lo scopo degli adepti è quello di essere dei Master, cioè partner dominanti di ogni incontro sessuale sadomasochista, alla ricerca di “schiave”, il cui compito fondamentale è di soddisfare gli ordini del “padrone”.
Ben presto Robinson si fa strada all’interno dell’organizzazione grazie alla sua abilità nel reclutare nuove “schiave”. Il suo nome di battaglia è “Slavemaster” e con il progressivo avvento di internet sarà proprio la rete il luogo preferito in cui reclutare nuovi membri di sesso femminile.
Tra il 1987 e il 1991 trascorre circa 4 anni in carcere per i soliti reati di truffa. Durante questi anni riesce ad affinare e perfezionare le sue capacità informatiche e, tornato in libertà, è pronto a sfruttare in pieno le nuove opportunità. Grazie ad internet riesce ad adescare vittime sulle quali soddisfare i suoi istinti più selvaggi.
Verrà arrestato solo nel 2000 con l’accusa di aver commesso tre omicidi in Kansas e altri 3 nel Missouri anche se esiste il fondato sospetto che possa aver commesso anche altri omicidi, facendo sparire i cadaveri senza lasciare traccia.
Cinque cadaveri sono stati trovati in altrettanti barili nella sua proprietà di La Cygne in Kansas.
Ma come agiva John Edward Robinson?
Il comportamento di un criminale si evolve esattamente come quello delle persone normali, ma a differenza di quest’ultime, utilizza l’esperienza e le nuove risorse tecnologiche per migliorare la sua arte omicida, il Modus Operandi. L’evoluzione di Robinson, in questo senso, è davvero emblematica.
Inizialmente mette annunci sui giornali per contattare donne con cui interagire di persona, successivamente, con l’uso di internet, riesce a creare e sviluppare una miriade di relazioni virtuali contemporanee, allargando così il suo terreno di caccia.
Con il suo Nickname “Slavemaster” , Robinson naviga all’interno di siti sadomaso alla ricerca di quelle donne a cui piace sottomettersi, e quando ne trova una inizia a mostrare la sua falsa identità virtuale.
Il messaggio che trasmette alle malcapitate è quello di un uomo che vuol essere un amante, amico e rappresentare il centro dell’universo per una donna.
Ciò che è sorprendente è la molteplicità di donne da tutto il mondo che gli rispondono, mostrandosi interessate ai suoi proclami.
Intorno alla metà degli anni ’90 John E. Robinson manda avanti diversi incontri romantici attraverso le vie informatiche del world wide web con donne di età diverse, tipologia etnica e fisica differente, culture e stati economici fra i più disparati.
Con le donne che meglio interpretano il ruolo di schiave, Robinson si spinge ancora più avanti: fa firmare loro uno speciale contratto di schiavitù che renderà indissolubile il legame permettendogli di esercitare senza limiti il suo potere.
Saranno numerose le donne che accetteranno di sottoscrivere questo contratto.
In questo senso Robinson dimostra di riuscire perfettamente a capire quello che le donne vogliono e, aiutato anche dall’aspetto innocuo e quasi angelico del volto, riesce a sintonizzarsi sulla loro lunghezza d’onda.

Il 6 giugno del 2000, dopo 3 mesi di indagini, le autorità locali arrestano John Edward Robinson per violenza sessuale su due donne che aveva conosciuto tramite chat e su cui, dopo aver fatto firmare il contratto, aveva provveduto a mettere in atto i propri desideri perversi. Le successive ispezioni alle sue proprietà portano alla luce due corpi in decomposizione posti all’interno di altrettanti barili da 55 galloni. Ulteriori ispezioni porteranno al ritrovamento di altri tre barili con i cadaveri di altre tre donne, fatte a pezzi dopo esser state violentate e torturate.

Attualmente John è rinchiuso nel carcere di kansas City dopo essere stato condannato alla pena di morte, la cui esecuzione prevista nel 2005 è stata rinviata a data da definirsi.




Un PM in narrativa

images202Lasciando stare la narrativa americana, è molto comune, nei romanzi di genere giallo/thriller, avere come protagonisti delle figure come i Marescialli dei Carabinieri, oppure Ispettori o Commissari di Polizia. Molto raramente il ruolo di protagonista è assolto da un PM.

A quest’ultimo, in genere, viene dato il ruolo di “severo rompiscatole”, cioè colui a cui bisogna rendere conto di tutto quello che accade e che di solito ha sempre da obiettare sui sistemi e i risultati. Una figura resa molto frequentemente “antipatica” dagli scrittori perchè assolvono il compito di mettere il bastone tra le ruote ai nostri protagonisti impegnati a scoprire il colpevole.

Alla fine della storia, quando il colpevole viene preso e il caso risolto, è sempre questa autorità giudiziaria (di solito si parla di Magistrato o Giudice, quasi mai si esplicita il ruolo del PM) a fare la figura dell’incapace facendo emergere l’intuito e il coraggio dell’eroe. Sotto un certo punto di vista è comprensibile optare per dei protagonisti di “azione” come possono esserlo gli ufficiali della Polizia Giudiziaria, oppure gli investigatori, anche se in genere sono preferiti perfino gli avvocati difensori ai PM.

Ma chi sono i PM e quale ruolo dovrebbero avere all’interno di un’indagine su un crimine?

Il Pubblico Ministero (PM) è soggetto necessario nella fase delle indagini preliminari e figura essenziale nel processo.

Durante le indagini preliminari svolge la funzione inquirente, cioè una volta acquisita la notizia del reato, investiga al fine di ricostruire la modalità del fatto/reato e individuare l’autore dello stesso. Per far questo si avvale della Polizia Giudiziaria di cui ha la disponibilità e la direzione e alla quale può delegare atti specifici.

Le Indagini Preliminari sono finalizzate unicamente ad acquisire gli elementi di prova così da consentire al PM di decidere quale azione penale eseguire oppure se archiviare il caso.

Ma quali sono le attività che svolge il PM?

Queste attività sono disciplinate negli art. 358 e successivi (Titolo V) del Codice di Procedura Penale e sono compiute personalmente dal PM oppure da questi delegate alla Polizia Giudiziaria. È comunque il PM ad assumere la direzione e il controllo delle Indagini Preliminari.

Alcune attività non possono essere delegate, come l’interrogatorio di garanzia o l’accertamento tecnico non ripetibile, che deve essere svolto obbligatoriamente dal PM.

Il PM può nominare dei consulenti tecnici laddove ritenga necessaria una competenza specifica: il consulente non può rifiutarsi di cooperare e può essere autorizzato ad assistere ai singoli atti di indagine.

L’interrogatorio dell’indagato può essere delegato alla Polizia Giudiziaria solo nel caso in cui esso sia in stato di libertà; nel caso di indagato sottoposto a fermo, arresto o custodia cautelare, l’interrogatorio può essere condotto soltanto dal PM.

Altre attività che il PM può compiere durante le Indagini Preliminari sono:

Le Ispezioni:
Disposta dall’Autorità Giudiziaria con decreto motivato può essere PERSONALE, quando l’ispezione è sulla persona, oppure LOCALE/REALE quando l’ispezione è effettuata su un luogo o oggetto.

La Perquisizione:
Anch’esso può essere PERSONALE o LOCALE, disposto dall’Autorità Giudiziaria può essere effettuato sia direttamente dal PM che delegato agli ufficiali della Polizia Giudiziaria.

Le Intercettazioni:
Trattandosi di una limitazione del diritto alla libertà e alla segretezza delle comunicazioni costituzionalmente tutelato dall’art. 15, esso è richiesto dal PM e autorizzato con decreto motivato dal G.I.P.

Terminate le Indagini Preliminari, il PM si trova di fronte a due possibilità di azione:
Richiedere l’archiviazione al GIP, il quale, può accogliere tale richiesta oppure ritenere opportuno un approfondimento. Il GIP può arrivare anche a disporre l’ IMPUTAZIONE COATTA, cioè far sì che sia il PM a formulare un’imputazione entro 10 giorni e fissare l’Udienza Preliminare. Nel caso invece in cui le Indagini Preliminari abbiano portato il PM a ritenere opportuno esercitare l’azione penale, può fare richiesta di rinvio a giudizio al GUP.
Esistono anche altre forme di azione penale, come il Giudizio Immediato, Decreto Penale di Condanna, il Patteggiamento, ma non li approfondirò in questa occasione.

Una volta decisa l’azione penale, inizia la fase processuale. Il PM diviene così parte davanti al giudice e assume una posizione di parità con la controparte. Il PM svolge la così detta FUNZIONE REQUIRENTE, cioè l’attività la cui finalità è realizzare la pretesa punitiva dello Stato.

Anche se descritte in maniera molto sintetica e omettendo molte particolarità della funzione del Pubblico Ministero, si può dedurre quanto sia importante la sua figura in un’indagine per un reato (per esempio un omicidio), per la soluzione di un giallo. Perfetto per un ruolo da protagonista in una storia di genere Giallo o Thriller, potrebbe assumere ancor più un’identità da eroe se lo munissimo di pistola e di iniziativa d’azione.

Senza contare la sua importanza in fase processuale, che rende la sua figura ancora più longeva nelle storie, il PM ha le carte in regola, secondo il mio parere, per assumere il ruolo di protagonista sia nel giallo, in cui la deduzione logica è primaria, sia nel thriller, in cui la principale peculiarità del protagonista dovrebbe essere la capacità di azione.




Incidente Probatorio

Incidente probatorio, credo sia un termine che tutti abbiano sentito almeno una volta. Chi invece è assiduo spettatore di TG o di trasmissioni che si occupano spesso di cronaca nera, probabilmente saprà anche il suo significato.
L’incidente probatorio è un evento che si discosta dal normale svolgimento delle indagini preliminari, un’eccezione appunto, e riguarda l’assunzione della prova. Da qui, il termine appunto Incidente Probatorio.
Ma di cosa si tratta? Per riuscire a spiegare in modo chiaro e semplice cosa sia, occorre fare un passo indietro.

tribunale-martello-sentenzaPrima che il nuovo Codice di Procedure Penale entrasse in vigore nel 1989, la notizia di un reato dava il via a quella che veniva chiamata “istruttoria”, cioè una fase di indagini condotte dal Pubblico MInistero (istruttoria sommaria) o dal Giudice Istruttore (istruttoria formale). Terminate le indagini, sulla base delle prove raccolte, l’imputato poteva essere prosciolto oppure rinviato a giudizio del Tribunale che, in un pubblico dibattimento, lo avrebbe giudicato avvalendosi di tutti gli elementi raccolti.
Come saprete, il nuovo Codice di Procedura Penale ha rivoluzionato questo sistema istruttorio sostituendolo con uno profondamente garantista, in cui si è stabilito il principio che tutte le prove, pro e contro l’imputato, devono essere raccolte in contraddittorio tra accusa e difesa durante il dibattimento in Tribunale.
La fase istruttoria delle indagini è stata soppressa e il suo posto è stato preso dalla fase delle “indagini Preliminari”. Le indagini preliminari sono svolte dal P.M da un lato e dalla difesa dall’altra e sono tenute sotto controllo dal G.I.P, cioè il Giudice delle Indagini Preliminari. Quest’ultimo non ha poteri di indagine ma ha il compito di decidere sulle richieste del P.M e della difesa da giudice terzo e imparziale. Terminata questa fase, un altro giudice, il G.U.P (Giudice dell’udienza preliminare) decide se l’imputato dev’essere prosciolto o rinviato al giudizio del Tribunale. In caso di rinvio a giudizio, tutte le prove raccolte non vengono trasmesse al Tribunale e quindi non valgono come prova ma devono essere formate ex-novo nel corso del dibattimento. In altre parole tutto il materiale raccolto durante le indagini preliminari serve solo per decidere se l’imputato deve essere processato o meno.

Questo sistema ha degli inconvenienti.
Non sempre è possibile ripetere nel dibattimento quelle prove che sono state raccolte nella fase di indagine. Sappiamo che il processo si celebra spesso a distanza di molto tempo e non sempre le prove, come testimonianze o perizie su cose, possono essere ripetute. E’ il caso di testimoni in età avanzata, affetti da gravi malattie oppure minacciati e quindi in pericolo di ritrattazione. Anche la perizia su cose soggette a modifica o in quantità non tali da poter permettere un doppio esame.
In questi casi, su richiesta del P.M o della difesa, il G.I.P può disporre che la prova sia assunta nella fase preliminare con modalità da poter essere poi utlizzata in fase di dibattimento. In gergo si dice che la prova viene “cristallizzata”. A questo particolare meccanismo il legislatore ha dato il nome di Incidente Probatorio.

Alla Prossima

Fiorenzo




Scrivere italiano

Quando ho iniziato a scrivere, sia racconti che romanzi, sono partito dalla convinzione che le mie storie dovessero essere ambientate in Italia. È una mia scelta, e non è detto che sia quella giusta.
Ritengo che il nostro paese non abbia niente da invidiare agli altri paesi del mondo, per cui non trovo un motivo per dover far agire i miei personaggi in altri luoghi che non siano in Italia.
Questa non vuol essere una critica verso chi decide di non prendere in considerazione il “bel paese”, ma solamente una mia idea e ci tengo a ribadirlo.
A volte penso che la scelta di ambientare le proprie storie all’estero (e spesso la scelta cade su un qualunque posto degli U.S.A) sia dovuta all’idea che così facendo il prodotto abbia più mercato. E poi, ci sono dei generi che spingono verso ambientazioni per lo più americane. Per esempio i gialli ma soprattutto i thriller.
Il genere thriller è un po’ come la musica rock che sembra poter essere valida solo se cantata in inglese. Ma a mio avviso non è così. Un buon thriller può essere ambientato anche in Italia. Ne sono convinto.
Non è necessario far mangiare hamburger ai personaggi o renderli protagonisti di ricche colazioni a base di uova e prosciutto.
Troppo spesso mi è capitato di imbattermi in personaggi italiani che hanno vizi e abitudini americane. Io sono per far mangiare spaghetti ai miei protagonisti. Del resto, siamo l’unica nazione che sa cucinarli come si deve.
Adoro gli autori che oltre a creare storie coinvolgenti riescono anche a insegnarti qualcosa, a trasmettere conoscenza.
Il mio preferito, sia per il genere che scrive che per il modo in cui costruisce le storie, è senza dubbio Richard North Patterson.
Dietro i suoi romanzi c’è sempre un’attenta ricerca e studio della materia trattata. Quando leggi i suoi lavori questo studio e questa ricerca la percepisci. Oltre a farti prendere dalla storia in sé, impari anche molte cose.
Ovviamente lui ambienta le sue storie negli USA e, anche se la città in cui si muovono i personaggi è del tutto inventata, tutto ciò che descrive, dagli odori agli stili e alla cultura, riflette la vita americana.
Vorrei,  iniziare una serie di articoli su argomenti che possono essere utili nel lavoro di scrittura (il genere a cui faccio riferimento è sempre il giallo o il thriller, ma niente vieta di utilizzare certe informazioni per altri generi).
Non parlo di stili, tecniche di scrittura o altro, ma di argomenti che riguardano situazioni tipiche italiane, soprattutto in materia forense.

Quando ho deciso che era giunto il momento di impegnarmi nella stesura di un romanzo ho dedicato del tempo, per necessità, allo studio della procedura penale, la struttura dei processi, metodi di indagine scientifica, rilievi e molto altro. Anche lo studio di criminologia e criminalistica mi ha portato via molto tempo. Confesso che su moltissimi argomenti mi sono scoperto un perfetto ignorante.
Per esempio… voi sicuramente sapete com’è strutturata la Corte D’Assise vero?
Lo sapete che la giuria collegiale è formata da due giudici togati e sei giudici popolari? Immagino di sì.
Così come sono sicuro che già sapevate che per essere un giudice popolare della Corte d’Assise basta avere un diploma di terza media,  essere incensurato e avere un’età compresa tra i 30 e i 65 anni. La giuria in Italia usa un sistema chiamato scabinato, in cui un unico collegio formato da otto persone, di cui 2 giudici togati e 6 giudici popolari deliberano sia su questioni di fatto che su questioni di diritto.
L’articolo 527 del Codice di Procedura Penale prescrive che a votare per primi siano i giudici popolari partendo da quelli di età anagrafica inferiore, probabilmente per fare in modo che non siano influenzati dal voto degli altri.

Al concetto di giuria, in ambito penale, siamo abituati ad associare quella americana, anche perchè raramente la fiction italiana mette in risalto questa funzione dei processi.  Ci sono molte figure  importanti in Italia che, nella narrativa gialla, noir o thriller, vengono troppo spesso snobbate.
Tra tutte penso a quella del PM, il Pubblico Ministero, che è un personaggio principe nelle indagini e nel far sì che un crimine venga giustamente punito.

Alla Prossima

Fiorenzo