CREARE UNA STORIA

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Nell'articolo precedente avevo anticipato quello che sarebbe stato l'argomento di questo nuovo appuntamento: il tipo di personaggi narrativi. Ho mentito! Non l'ho fatto volutamente, ma prima di iniziare a scrivere mi sono chiesto: che senso ha parlare delle tipologie dei personaggi e della loro funzione e importanza, se prima non ho fatto chiarezza sul modo di costruire e raccontare una storia. Sarebbe come se Tolkien, avesse prima creato i protagonisti e poi ideato l’avventura. E’ bene precisare che talvolta, sia l’una che l’altra cosa nascono insieme, tuttavia bisogna avere un’idea di ciò che si andrà a scrivere. Come si trasforma un'idea in racconto? Nell'articolo precedente abbiamo visto quali siano gli elementi della narratività. Credo sia chiaro che, in qualsiasi opera narrativa, il comune denominatore stia in una variazione di stato del protagonista. C'è una condizione iniziale A, che, in seguito ad una serie di eventi più o meno concatenati cambia e si trasforma in uno stato finale B. Attenzione: non ho volutamente parlato di personaggi, ma bensì di protagonista e di situazione, perché non sempre il cambiamento riguarda una persona. Infatti tale evoluzione potrebbe interessare un oggetto, un paese o qualunque altra cosa. Faccio degli esempi:

1. Un uomo single trova la sua anima gemella. 2. Una nazione sotto dittatura trova la libertà. 3. Un animale in pericolo di vita riesce a salvarsi.

Potremmo andare avanti all'infinito, però mi fermo qui perché credo che questi esempi siano sufficienti a far comprendere il concetto. Ok, direte voi, questi che hai elencato sono degli spunti, idee di massima, ma come faccio a farli diventare dei racconti? Ogni romanzo, o racconto, nasce da un'idea. Cosa possa aver spinto Tolkien a creare "Il signore degli anelli", Umberto Eco a scrivere "Il nome della rosa" o Manzoni a realizzare "I promessi sposi" non mi è dato saperlo (anche se in realtà Manzoni ha motivato la sua intenzione). Forse volevano trasmettere un messaggio, oppure potrebbero aver trovato la loro ispirazione in fatti accaduti o vissuti, o chissà per quale altro motivo. Per questo non farò riferimenti ad autori famosi per spiegare certi concetti, perché solo loro possono sapere da dove è nata l’idea che ha concesso loro di realizzare certe opere. Posso però raccontarvi il mio caso. Ho scritto un romanzo sulla spettacolarizzazione del dolore in tv.  Era l’argomento che volevo trattare e questa voglia mi è nata da una domanda che mi sono posto mentre stavo seguendo una puntata di “Porta a Porta”. C’era Bruno Vespa con un plastico di una casa in cui era avvenuto un omicidio e gli invitati che ne stavano parlando. Guardando e ascoltando mi sono domandato: cosa farei se mi trovassi in una situazione del genere? Magari accusato di un reato che non ho commesso e comunque protagonista di discussioni che mi fanno apparire agli occhi di milioni di telespettatori come un assassino? Ecco, da questa domanda è partita l’idea. Ho scelto un dramma banale come un delitto avvenuto in ambito familiare, e volendo appunto trattare l’argomento di cui sopra, ho fatto sì che tutto ruotasse intorno a esso. Ovviamente si tratta di un romanzo, quindi al suo interno c’è molto altro, ma questo esula dal discorso che stiamo facendo adesso e che affronteremo negli appuntamenti successivi. Noi dobbiamo scrivere una storia (che sia racconto o romanzo poco importa). Bene, prendiamo una delle idee scritte in precedenza. Per esempio la prima: un uomo single trova la sua anima gemella. Qualcuno di voi potrebbe dare per scontato che l’uomo abbia poi con questa donna una relazione, altrimenti dove starebbe il cambiamento nello stato iniziale? In realtà non è così, perché la trasformazione potrebbe esserci anche solo a livello emotivo nell’uomo, visto che sicuramente si innamorerà. Ma questa è una disquisizione che a noi non interessa. L’importante è aver chiarito quali siano lo stato iniziale e quello finale. Adesso dovremmo pensare a una cosa altrettanto importante: come avviene questo cambiamento? Ai fini narrativi, un modo non è uguale a un altro. Ed ecco emergere una delle tipiche domande in questi casi: come faccio ad inventarmi qualcosa che sia verosimile (a meno che non stia scrivendo un Fantasy)? Credo che l’unico modo per spiegare ciò sia quello di fare un esempio. Lavoriamo sulla nostra idea iniziale. Un uomo single trova la sua anima gemella. Wow, che cosa originale (la battuta è volutamente ironica). In realtà più che di un’idea questo è un evento consueto: abbiamo preso in considerazione un’evoluzione comune alla stragrande maggioranza delle persone. Non credo di sbagliare affermando che ogni film e romanzo abbia al suo interno (in forme diverse) una storia del genere. Nei prossimi appuntamenti vi spiegherò anche perché. Ma torniamo a noi. L’idea di una storia d’amore, che tanto appartiene alla nostra realtà, da sempre alimenta ed è alla base del genere romance, sia per quanto riguarda la letteratura che il cinema. Ma del resto non può essere diversamente. Ricordate quando ho parlato di Propp e di tutti gli altri? Qualsiasi genere narrativo, ridotto ai minimi termini, porta a un’idea comune. È così, e non bisogna nemmeno meravigliarsi, anche perché è proprio quella caratteristica che determina l’appartenenza di un’opera ad un genere piuttosto che ad un altro. Nella tipologia giallo/thriller, alla fin fine, tutto potrebbe ridursi a una “caccia al ladro”.  Ci sono un crimine, un colpevole e qualcuno che investiga. Se dovessimo togliere questi ingredienti come risultato avremmo qualche cosa di diverso. Ovviamente ci sono i sottogeneri, e la costruzione della trama può essere più o meno originale così come il modo di raccontarla. Una cosa tuttavia non è opinabile: se voglio scrivere un giallo devo pensare a un crimine, un colpevole e a qualcuno che investiga. Sento già sollevarsi in coro un… E grazie, hai fatto la scoperta dell’acqua calda! E ancora una volta la domanda che vi starete ponendo sarà: come si può trasformare uno spunto in un romanzo di trecento pagine o un racconto?
 

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