Il concetto di narratività

image_pdfimage_print
tumblr_m0k41pdy7r1qj6q7qo1_500Cos’è un racconto? Evitando, per ora, di entrare nello specifico, possiamo definirlo come la narrazione di una serie di eventi più o meno concatenati, che si svolgono in un determinato tempo e spazio. Tratterò le modalità di costruzione di un racconto negli articoli successivi. Al momento vorrei focalizzare la vostra attenzione su un altro aspetto. Cosa contraddistingue una bella storia, piacevole da leggere, da una mera elencazione di fatti? Cos’è che rende appassionante un testo? La domanda può sembrare banale, insulsa, ma pensateci bene. I libri di storia elencano una serie di accadimenti in ordine cronologico, in uno spazio ben definito, eppure ricordo di aver fatto una gran fatica, a scuola, quando sono stato costretto a studiarla. Allora, forse, è lo stile? Sì, sicuramente lo stile ha la sua importanza. Una scrittura coinvolgente, semplice e accattivante, può tenerti incollato alle pagine. Ci sono scrittori che saprebbero renderti piacevole anche la lettura del “bugiardino” (per chi non lo sapesse si tratta del foglietto illustrativo che si trova all’interno delle confezioni dei medicinali). Questo però non è sufficiente a rendere un testo di narrativa gradevole. Direi che per chiarire il concetto occorra fare un esempio. Se io narrassi la storia di un uomo che esce da casa per andare al lavoro, fermandosi prima in un bar per fare colazione e dopo a un distributore a far benzina, pur utilizzando uno stile accattivante, non credo che appassionerei il lettore. Certo, potrei arricchire il tutto con descrizioni alla Ken Follett, farvi immaginare luoghi, persone e sentimenti, ma alla fine della lettura il commento sarà: “Sì, scritto bene, piacevole, ma la storia è piuttosto banale.” E come dar torto a un’affermazione del genere? Ma prendiamo lo stesso evento e aggiungiamo dei particolari significativi. Innanzi tutto diciamo che per l’uomo si tratta di un nuovo lavoro: un’opportunità che gli viene concessa dopo numerosi fallimenti ed errori. Deve affrontare il suo primo giorno ed è quindi fondamentale che si presenti sul posto in orario. Adesso abbiamo una componente in più e molto importante: il fatto che l’uomo arrivi o no al lavoro con puntualità potrebbe influire sul suo futuro. Già questa piccola variazione crea un’aspettativa nel lettore, che vorrà scoprire come finirà. Ma ovviamente non è sufficiente. Cerchiamo ora di rendere un po’ più difficile la vita al nostro personaggio. Innanzi tutto dobbiamo informare il lettore che l’uomo ha tutta l’intenzione di recarsi al lavoro. Cavolo, lui vuole ricominciare con il piede giusto e dare una svolta alla sua vita! Si sveglia presto, si infila sotto la doccia e si veste. Inizia a prepararsi un cappuccino ma si accorge di non avere più latte. Questo è un problema perché il suo umore ne risente sempre ogni volta che non può far colazione. Ok, niente panico, sotto casa c’è un bar. Quindi l’uomo esce in fretta e si precipita nel locale. Questo però è molto affollato, e il nostro personaggio teme di non riuscire a fare in tempo se si mette in coda ad aspettare il suo turno. Potremmo decidere di farlo esordire sul posto di lavoro senza colazione e con un pessimo umore, però non siamo così crudeli. Ricordate qual è la seconda tappa del suo percorso? Il distributore di benzina… Bene, l’uomo pur di fare colazione, decide di modificare il suo itinerario e di andare a un distributore diverso dal solito, in cui c’è anche un bar in cui poter calmare la sua voglia di cappuccino e cornetto. Quindi il nostro uomo arriva sul posto, fa rifornimento, entra nel bar, che non è nemmeno tanto affollato e finalmente riesce a fare tutto quello che vuole, compreso dare una sbirciatina al quotidiano. Quando esce, mentre si incammina verso la sua auto, nota un uomo e una donna che stanno discutendo. Sembra un litigio abbastanza violento, tanto che l’uomo afferra la donna per il collo. Lui si guarda intorno e non nota nessuno. Mentre si avvicina a loro percepisce nello sguardo di lei una richiesta di aiuto. Cosa fare? Intervenire rischiando che quell’azione possa impedirgli di arrivare in tempo al lavoro, oppure andarsene fingendo di non aver visto niente? E se quell’uomo dovesse far male alla donna? Quanto sarebbe difficile convivere con il rimorso di averlo potuto evitare ma di non aver fatto niente? Ovviamente sta all’autore decidere come proseguire. Siete tendenti al “vissero felici e contenti” o come Shakespeare preferite far morire tutti (o quasi)? Avete visto come da un’idea di partenza banale, si è arrivati a costruire una intelaiatura di un possibile racconto? Certo, la storia non diventerebbe mai un Best-Seller, ma del resto anche l’idea di partenza era quel che era.
 

Potrebbero interessarti anche...

2 Risposte

  1. Patrizia ha detto:

    Bella lezione di narrativitá ne farai altre? E molto chiara.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *