Il concetto di narratività

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Ciò che permette di riconoscere un testo come racconto è la narratività, che altro non è che un insieme di codici, procedure ed operazioni. (Ok adesso entriamo in una fase teorica e noiosa, ma vi prometto che la farò durare poco) Gardies formulò una figura minimale di narratività: Equilibrio – Evento/i – Disequilibrio – Evento/i - Riequilibrio Prendiamo il nostro esempio scritto sopra. Abbiamo l’iniziale situazione di equilibrio a cui segue un evento (La possibilità di avere un lavoro). Questo disequilibrio costringerà il protagonista a dover compiere ulteriori azioni per ristabilire un nuovo equilibrio (nel nostro caso il latte finito, il bar pieno, il cambio di distributore della benzina e la coppia litigiosa). Avete mai sentito nominare Propp? Era un linguista e antropologo russo che, studiando le fiabe russe, notò come queste fossero costruite intorno a un  numero ristretto di funzioni, chiamate azioni-tipo. Questa analisi  fu ripresa, in seguito, da Bremond, un saggista e semiologo francese, il quale mostrò come, dietro ad ogni racconto, si nascondessero delle strutture che sono le stesse per ogni storia, che le attualizza rivestendole di aspetti di volta in volta diversi. Arriviamo così a Gremais,  linguista e semiologo lituano, che costituì un modello di sei funzioni strutturate così:
DESTINATORE SOGGETTO OGGETTO VALORE DESTINATARIO
 ADIUVANTE OPPONENTE
  Un destinatore assegnerà ad un soggetto il compito di conquistare un oggetto(valore) di cui un destinatario ne beneficerà. Nel fare questo, incontrerà degli elementi adiuvanti, che gli faciliteranno il compito, ed elementi opponenti che glielo complicheranno. Ognuna di queste funzioni prende il nome di Attante, e la struttura prende così il nome di Modello Attanziale. Per ultimo voglio citare Barthes, che forse avrete sentito nominare. Era un saggista, critico letterario, linguista e semiologo francese. Lui afferma che in un racconto non c’è niente di insignificante, tutto serve a qualcosa, tutto fa senso. Barthes suddivide gli elementi in due categorie: Funzioni e Indizi Funzioni:  rinviano a un fare, fanno avanzare la storia. Sono divise in: Funzioni cardinali: dette anche nuclei, sono momenti della narrazione che fanno andare avanti il racconto (impugnò la pistola, fece fuoco). Catalisi: sono quelle azioni che si agglomerano intorno a un nucleo senza alterarne la natura (avanzò, attraversò). Indizi: rinviano a uno stato, arricchiscono il racconto.   Gli indizi sono divisi in: Informanti: danno un’indicazione esplicita, che colloca qualcosa nel tempo e nello spazio (mezzanotte passata). Indizi: rinviano a un carattere, un’atmosfera, un sentimento (disadorna). Alcuni elementi comunque possono appartenere a più classi: Vestita di rosso è sia un informante che un indizio. Un aspetto chiave della narratività è comunque quello della causalità, rapporto indispensabile tra i vari elementi di un testo, per poter essere definito racconto. Ora probabilmente la vostra domanda sarà: a cosa ci serve sapere tutto questo? A niente! Nel senso che alla fin fine non è fondamentale conoscere questi concetti per scrivere, ma ritengo che avere un’idea di cosa sia la narratività, possa facilitare non solo la scrittura di racconti, ma anche la comprensione di quello che leggiamo. Adesso vi propongo un esercizio da fare. Pensate a un’azione o un evento: andare a fare la spesa, un appuntamento galante, attaccare un quadro, o qualunque altra cosa vi venga in mente. Se si trattasse di qualcosa del vostro quotidiano ancora meglio. Pensate anche a una motivazione seria che vi spinga a fare questa azione (per esempio, andare a fare la spesa per preparare un’importante cena di affari o un incontro amoroso). Quindi, da uno stato A (per esempio: decisione di fare la spesa) dovete arrivare a uno stato B (spesa completata). Ciò che vi chiedo è proprio di applicare le nozioni appena apprese a questa situazione. In pratica non dovete far altro che inserire 3 imprevisti tra la situazione A e la situazione B. Il finale sceglietelo pure voi, non è importante. Un’ultima cosa: ciò che conta non è il tipo di imprevisti, bensì l’assenza di interscambiabilità tra loro, che poi è alla base della causalità. Mi spiego meglio. Nell’esempio fatto in precedenza gli eventi possono sembrare indipendenti, in realtà ognuno di loro è causa dell’altro. Se non fosse mancato il latte, il nostro uomo non avrebbe avuto necessità di scendere al bar sotto casa. Allo stesso modo, se questo non fosse stato affollato, non sarebbe stato costretto a  cambiare distributore di benzina evitando così di imbattersi nella coppia litigiosa. Questo fa sì che gli eventi devono necessariamente accadere in questa sequenza: non possono essere scambiati tra loro. Non si può far andare l’uomo al distributore prima di andare al bar, perché non sarebbe la stessa storia. Nel prossimo articolo parleremo delle figure portanti dei racconti, come il protagonista e l’antagonista. Vi lascio con le parole di Simenon: “Abbiamo in noi, tutti quanti, tutti gli istinti dell’umanità. Ma di questi istinti, ne freniamo per lo meno una parte, per onestà, prudenza, educazione, talvolta semplicemente perché non abbiamo l’occasione d’agire diversamente. Il personaggio di romanzo, lui, andrà fino al limite di se stesso. Il mio ruolo di romanziere è metterlo in una situazione tale che vi sia costretto” (Simenon, L’età del romanzo, Lucarini, Roma, 1990, pag. 36).
 

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2 Risposte

  1. Patrizia ha detto:

    Bella lezione di narrativitá ne farai altre? E molto chiara.

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