Il Manipolatore – Capitolo 1

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Il Commissario Lenzi era in piedi di fronte alla finestra socchiusa. Era abituato a fumare la prima sigaretta mattutina, dopo aver bevuto il caffè, nel suo ufficio con lo sguardo rivolto all'esterno. Da quella posizione poteva osservare Piazza Gramsci, semi-deserta a quell'ora. In così tanti anni trascorsi in quella struttura aveva avuto modo di assistere a ogni sorta di cambiamento. Ricordava quando in passato, ogni giovedì mattina, la piazza si riempiva di bancarelle e di persone in occasione del mercato cittadino. Adesso c’era un parcheggio a pagamento, anche se molte persone, per fare riferimento a essa, usavano ancora chiamarla “Piazza del mercato”. Non gli mancava molto alla pensione e per un attimo pensò alla nostalgia che avrebbe avuto di quel posto. Empoli non era una città problematica, anche se aveva avuto i suoi casi drammatici, ma fortunatamente sporadici. Osservò di nuovo la piazza. Non erano ancora arrivati nemmeno i ragazzi di colore che, nella speranza di racimolare qualche soldo vendendo pacchetti di fazzoletti di carta o accendini, guidavano gli automobilisti alla ricerca del posto libero in cui poter parcheggiare. Questo avveniva indifferentemente, sia che la piazza fosse piena, oppure vuota. Quello che stava per terminare era un Gennaio decisamente più freddo della media degli ultimi anni. L'inverno non era quasi mai troppo rigido, per questo tutte le volte che cadeva un po' di neve, la città si paralizzava. Aveva ancora vivo nella mente il ricordo della grande nevicata del 2010. Era un venerdì 17 di dicembre e tutto  si bloccò a causa degli oltre trenta centimetri di neve caduti. Ricordava bene quell’evento perché rimase bloccato con l’auto sulla statale 67 e furono necessarie alcune ore prima di riuscire a tornare nel suo ufficio. Aveva sempre ritenuto quella giornata al limite del surreale: il paesaggio totalmente imbiancato, le strade impraticabili e il traffico congestionato con gli automobilisti che imprecavano. A fare da contraltare c'era l'immagine felice dei ragazzi che giocavano tirandosi pallate di neve. I suoi pensieri furono interrotti dal Sovrintendente Bruno che,  dopo aver bussato, entrò nell'ufficio. «Commissario disturbo?»  domandò. Quell'azione avveniva più volte durante il giorno, e ogni volta Lenzi avrebbe voluto redarguire il suo subordinato, ma oramai si era rassegnato. “Perché bussi se poi apri senza attendere una risposta?” Gli aveva posto questa domanda già svariate volte in passato, e la risposta era stata sempre la stessa: “per avvertirla che sto entrando Commissario.” Quel giorno si limitò a voltarsi appoggiandosi con le spalle al muro «Dica Bruno.» «C'è di là un certo Batini Lorenzo. Ha denunciato la scomparsa della moglie.» «Avete raccolto la denuncia?» «Si certo, ma vuole parlare con lei.» «E ha motivato questa richiesta?» «Dice di volersi assicurare che le ricerche inizino subito perché è convinto che a sua moglie sia accaduto qualcosa di grave.» In passato Lenzi aveva già avuto a che fare con sparizioni di persone, e di solito le ricerche avevano solo portato al ritrovamento dei loro corpi senza vita. Solo in un paio di occasioni non furono rinvenuti dei cadaveri: nel primo caso una donna era partita per un viaggio con il suo amante. Era stata rintracciata all'estero. Nel secondo invece la persona scomparsa non era mai stata ritrovata. «Che lavoro fa questo Batini?» domandò Lenzi senza nemmeno sapere perché lo avesse chiesto. In realtà non era un'informazione importante, ma era una delle prime domande che venivano poste quando si raccoglievano informazioni. «Ha detto di essere un commercialista.» «Ok, cinque minuti e arrivo» concluse Lenzi dopo un attimo di riflessione. «Perfetto Commissario, allora lo faccio aspettare» il Sovrintendente salutò e uscì dall'ufficio. Ogni volta che si trovava davanti a un caso in cui c’era di mezzo una moglie, non riusciva a non pensare al fatto che la sua se ne era andata due anni prima.
 

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