Il Manipolatore – Capitolo 11

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Il commissario Lenzi aveva sempre seguito il suo intuito e aveva una gran fiducia nelle proprie sensazioni. Grazie a queste era riuscito a seguire le piste giuste e risolto casi anche molto intricati. Era bravo a leggere gli indizi, a interpretarli e quando un caso veniva chiuso, lo faceva in modo inconfutabile. Tutti lo ritenevano un bravo commissario, uno che sapeva fare bene il suo lavoro. Lui invece aveva un'opinione diversa di se stesso: pensava di essere un uomo molto fortunato, visto che ogni sua mossa dettata dall’istinto era andata a buon fine e secondo lui questo era dovuto soprattutto alla buona sorte. Adesso però stava accadendo l'esatto contrario. Per volere del Pubblico Ministero avrebbe arrestato un uomo nonostante una voce continuasse a ripetergli che stava commettendo un grosso errore. Lui comunque non era tipo da mettere a tacere la propria coscienza che adesso gli stava urlando prepotentemente il proprio disappunto. Per questo motivo, arrivato alla villa di Batini, decise di agire in modo da non trascurare il proprio istinto senza tuttavia andare contro alle direttive del Magistrato. Del resto, quando un caso veniva risolto, alla fine era sempre il PM di turno a prendersi i meriti, e lui non aveva nessun vantaggio a rischiare per far fronte ad eventuali errori del Magistrato. Era prima di tutto un uomo di legge e aveva sempre agito per il rispetto della giustizia. Di sicuro non avrebbe cambiato atteggiamento, proprio ora che era a pochi anni dalla pensione. Lui voleva solo che i responsabili dei crimini venissero arrestati. Quando Batini aprì la porta di casa, Lenzi chiese agli agenti che lo stavano accompagnando di aspettare fuori. "State tranquilli, quest'uomo non è una minaccia. Lasciate che sia io a parlarci in privato prima di eseguire l'arresto" aveva detto il commissario. Quando Lenzi si ritrovò davanti a sé il marito di Rossella, non gli lasciò nemmeno il tempo di capire cosa stesse accadendo che subito domandò:«Signor Batini, possiamo parlare un attimo da soli?» L'uomo annuì con la testa e lasciò entrare il commissario. «Come mai è venuto lei? Avete trovato Rossella? Mi dica la verità commissario.» «No, non abbiamo notizie» rispose Lenzi porgendogli il mandato di arresto. Batini iniziò a leggere e dopo alcuni attimi il suo volto si trasformò in una maschera di stupore. «Che cazzo significa, commissario? Ma state scherzando? Volete arrestarmi per cosa?» «Si calmi...» «Calmarmi? Mia moglie è sparita e voi invece che cercarla venite qui con un mandato di arresto? E dovrei stare calmo?» «Mi ascolti, per favore. Come può notare ho preteso di parlare da solo con lei. Non è un procedimento regolare, e se ho fatto in modo di restare con lei senza testimoni, un motivo ci sarà, non crede?» Batini lo guardò scuotendo la testa «non capisco» rispose. «Per prima cosa: io non credo che lei abbia qualcosa a che fare con la sparizione di sua moglie...» «E allora perché è venuto qui con un mandato di arresto? Cosa sta facendo?» il tono della sua voce aveva assunto un tono disperato. «Non posso non eseguire un compito assegnatomi dal Magistrato. Purtroppo sua moglie è stata rapita mentre si trovava all'interno di questa casa» spiegò Lenzi. «Ma non è possibile. La sua macchina era ancora in ufficio, come potete...» «Signor Batini, le posso assicurare che è così» intervenne il commissario «Abbiamo fatto dei controlli sui segnali del cellulare e l'ultima volta che il telefonino di sua moglie è risultato attivo, si trovava qui.» «Quindi è tornata a casa e da qui è sparita. E la sua auto come ci è tornata davanti al suo ufficio?»
 

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