Il Manipolatore – Capitolo 12

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Le analisi avevano tolto ogni dubbio: il sangue nell'auto di Batini era di sua moglie. Questa notizia lasciò sorpresi non poco sia l'ispettore Frediani che il commissario Lenzi. Ma non fu l’unica: gli uomini della scientifica infatti avevano appurato che quella traccia di sangue era fresca ovvero la donna era stata trasportata all'interno del bagagliaio nelle ultime ventiquattro ore. In pratica, dopo che il Batini era stato in commissariato a denunciarne la scomparsa. Queste scoperte avevano portato a due conclusioni: Rossella probabilmente era ancora viva e se il colpevole di tutto era Batini, allora l'uomo in tutti quei giorni aveva raccontato solamente falsità. All'improvviso Frediani si sentì la testa pesante. Cercò mentalmente di ricostruire ciò che poteva essere accaduto facendo delle ipotesi e utilizzando i nuovi dettagli di cui era venuto a conoscenza. Forse i coniugi Batini avevano avuto un alterco, e ciò era avvenuto nella loro casa. Il motivo poteva essere stato il tradimento della moglie. In un impeto di rabbia, quindi, l'uomo l'aveva colpita. Resosi conto delle conseguenze delle sue azioni, aveva deciso di tenerla nascosta dentro casa, forse convinto di averla uccisa. La notte stessa aveva portato l'auto della moglie davanti al suo ufficio e il mattino dopo si era recato in commissariato per denunciarne la scomparsa. Credendo che tenere il corpo di Rossella dentro casa potesse essere rischioso, nei giorni successivi aveva deciso di caricarla nel bagagliaio della sua auto e di portarla da qualche altra parte. Non era una ricostruzione convincente, ma a far convergere ulteriormente i sospetti su Batini arrivarono anche i risultati sui nastri della videosorveglianza di casa sua. Non c'era niente di rilevante nel video. Gli esperti della scientifica però avevano scoperto un taglio della registrazione: un salto temporale che corrispondeva all'ora in cui si presumeva fosse stata rapita Rossella. E chi meglio di lui avrebbe potuto farlo? Le poche convinzioni che stavano iniziando a prendere vita nella testa di Frediani furono però spazzate via dai risultati dei tabulati telefonici di Batini. Come aveva dichiarato al Commissario Lenzi, l'uomo aveva ricevuto una telefonata intorno alle venti. Tenendo conto che il suo ufficio era situato in Viale Petrarca, nella zona di Empoli Est, ritenne del tutto attendibile quello che l’uomo aveva riferito in merito ai tempi di percorrenza e agli orari di spostamento. Prima di tornarsene in commissariato si recò agli studi del commercialista. Passeggiò un po' lungo il marciapiede osservando attentamente gli edifici. Il suo sguardo era mirato, perché sapeva cosa cercare: delle telecamere di videosorveglianza. Era cosciente che certi dispositivi sono molto comuni, specialmente nei pressi di banche, supermercati e negozi. E vicino allo studio di Batini erano appunto presenti degli esercizi commerciali e strutture finanziarie. E non mancavano nemmeno le telecamere. Cercò di capire quali puntassero in direzione dell'ufficio del commercialista, quindi contattò la società proprietaria dell'impianto per richiedere la visione dei nastri registrati. Quando fece il suo ingresso dentro il Commissariato, Frediani non poté fare a meno di constatare che dal momento in cui erano iniziate le indagini i suoi dubbi erano aumentati. Il commissario stava assistendo all'interrogatorio di Batini da parte del PM Marconi. Il sospettato, dopo le ultime prove, aveva di fatto chiesto di avvalersi della presenza di un avvocato. «Ma è davvero convinto di questa sua idea? Ci sono troppi interrogativi ancora» domando Frediani a Lenzi. «Lui è convinto di chiudere il caso entro stasera, facendosi dire da Batini dove tiene la moglie.» «Ma io sono convinto che lui non lo sappia» obiettò l'ispettore. «Probabilmente no, ma il fatto di aver trovato del sangue di Rossella nella sua auto ha dato la spinta finale a Marconi per andare fino in fondo.» «Avrebbe potuto aspettare almeno i risultati delle ultime verifiche.» «Già...»
 

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