Il Manipolatore – Capitolo 19

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L'ispettore Frediani aprì la porta della saletta in cui il Commissario Lenzi stava seguendo l'interrogatorio. «Come sta andando?» chiese. «Secondo me stiamo semplicemente girando intorno al secondo buco nell'acqua.» La risposta strappò un sorriso all'ispettore «anche secondo me, nonostante non abbia seguito quello che stanno dicendo.» Il commissario lo guardò piegando la testa «hai avuto notizie dal tassista?» «Sì» rispose Frediani «e l'avvocato non è il nostro uomo.» «E ne è sicuro? Perché se non ricordo male, la prima volta, ti aveva detto di non essere in grado di riconoscere chi fosse salito quella sera sul suo taxi.» «Vero, e continua a non saper dare una descrizione dettagliata.» «E allora, scusa... Non capisco.» «Hai la stessa reazione che ho avuto io quando ho parlato con lui e gli ho mostrato la foto. Gli ho chiesto se riconoscesse, nell'immagine stampata, l'uomo che quella sera aveva chiamato da via XI Febbraio.» «E cosa ti ha risposto?» «Ha guardato la fotografia e poi mi ha ribadito di non essere in grado di dare ulteriori dettagli su quell'uomo, affermando comunque che non si trattava della stessa persona ritratta nell'immagine. Allora io ho chiesto come potesse esserne sicuro, dal momento che non lo aveva visto bene.» «E lui?» «Ha detto queste testuali parole: “perché l'avvocato Coppoli lo conosco molto bene e se fosse salito sul mio taxi mi avrebbe almeno salutato, e comunque lo avrei notato subito.» «Non ha senso» obiettò Lenzi. «Neanche secondo me ne aveva, però poi ho chiesto che approfondisse il concetto e mi ha spiegato.» Il commissario Lenzi si mise a braccia conserte e guardandolo lo invitò a continuare: «Sono curioso.» «Ogni giorno sul suo taxi salgono decine persone. Uomini di affari, viaggiatori, anziani che non possono andare a trovare la figlia perché i mezzi pubblici non ci arrivano. Lui non ha mai avuto una memoria fotografica. Per questo motivo difficilmente ricorda in modo particolareggiato le persone con cui ha un contatto per la prima volta, specialmente se percorrono brevi tragitti. Anche perché, come giustamente ha tenuto a sottolineare, lui deve guardare davanti e non dietro. E Empoli non è Roma, in cui, nemmeno troppo raramente, puoi rimanere bloccato per strada anche per mezz'ora. Tra l'altro, ha aggiunto, se il cliente non ha borse ingombranti, non deve nemmeno scendere dall'auto per aprire il bagagliaio. In definitiva, il contatto visivo con quella persona si riduce al momento della sua salita e a quello del pagamento: cioè pochi attimi.» «E se fosse salito cercando di non farsi notare? Magari non lo ha salutato proprio perché non voleva essere riconosciuto» insisté Lenzi. Frediani sorrise «Commissario siamo proprio simili io e te. Ho fatto anch'io la stessa obiezione. Ma anche in questo caso è stato molto chiaro. Circa quattro anni fa il tassista ha avuto un incidente. Si trattava di una cosa grave perché c'è scappato anche il morto...» «E Coppoli è stato il suo avvocato» Lenzi concluse la frase e vide l'ispettore annuire. «Ma non è tutto. La causa fu molto più complicata di quanto avessero previsto e lui rischiava il carcere. In realtà non aveva colpe, però erano stati trovati dei testimoni poi risultati falsi. Sa come funzionano a volte certe cose con le assicurazioni...» «Sì, lo so. In alcuni casi sono le stesse società assicuratrici che invitano i loro clienti, in caso di sinistro, a trovarsi qualcuno che dichiari di aver visto come sono andate le cose.» «Però l'avvocato Coppoli si era preso a cuore il caso di questo tassista. Forse perché aveva creduto alla sua innocenza, oppure perché era stato colpito dalla situazione familiare. Sua moglie infatti si era ritrovata senza lavoro in quanto la ditta di pulizie per cui lavorava aveva perso l'appalto e quindi aveva dovuto ridurre il numero dei suoi dipendenti. Lui, così, si era ritrovato a essere l'unico a portare a casa lo stipendio e con una bimba piccola la situazione non era semplice. A causa di quell'incidente rischiava di perdere il suo impiego e addirittura di passare un periodo in carcere, tutto per qualcosa che non aveva commesso.» L'ispettore Frediani si appoggiò al muro di fronte alla finestra da cui si poteva osservare l'interrogatorio e continuò il suo racconto.

 

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