Il manipolatore – Capitolo 3

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Sono cresciuto in un paesino in cui tutti sapevano tutto di ogni abitante. Adesso, da quando vivo in città e con la privacy che ha acquisito valenza diversa rispetto al passato, la vita è cambiata. Oggi per ogni minima cosa si è costretti a firmare autorizzazioni su autorizzazioni. Prima, conoscere abitudini, problemi e vizi dei propri concittadini, faceva parte del costume paesano. In questo modo la complicità era predominante e se qualcosa doveva essere denunciata oppure occultata, spettava sempre ai residenti più anziani deciderlo. Questo per molti versi mi aveva difeso e fatto sì che la mia vera natura fosse tenuta nascosta. O forse sarebbe meglio dire “inespressa”. Avevo dodici anni quando iniziai ad avere coscienza della mia vera essenza e fu una rivelazione improvvisa quanto casuale. Ricordo il mio vicino di casa. Aveva un gatto, un classico esemplare selvatico, bianco e nero. Era vivace e affettuoso, ma a volte usava gli artigli in modo improprio. Ci passavo molto tempo, anche perché il padrone di casa non era quasi mai presente durante il giorno e il bel micione stava sempre seduto davanti all’ingresso. Un giorno accadde qualcosa per me imponderabile. Durante uno dei nostri giochi, mi graffiò sull'avambraccio lasciandomi dei segni sanguinanti. La mia reazione fu istintiva: lo colpii con un pugno facendolo prima tentennare e quindi scappare. Non avevo mai avuto uno scatto così violento e quel gesto generò in me una strana e improvvisa sensazione, ma molto piacevole. Aveva avuto l'unico difetto di essere stata breve... Troppo breve. Avrei voluto riprovare, rivivere ancora quell'emozione che mi aveva scosso e sorpreso allo stesso tempo. In quell’occasione non avevo interpretato bene i segnali, non avevo capito cosa avesse scatenato quell’impulso piacevole. Dopo la terza media decisi di frequentare il liceo scientifico non lontano dal mio paese. Non ero molto socievole, ma non era colpa mia se ritenevo gli altri non alla mia altezza e soprattutto degli emeriti idioti. Avevo quasi dimenticato l’esperienza provata con il felino, o almeno non ci pensavo più assiduamente come avevo fatto i primi tempi. Un giorno, a scuola, un diverbio con un compagno di classe fu la causa di uno scontro. Facemmo a pugni e con un colpo violento gli ruppi il naso. La vista del suo sangue che copioso colava dalle narici mi causò un’ eccitazione mai provata prima. Non capivo nemmeno io cosa stesse accadendo. Provai delle sensazioni così intense che, quando tutto finì, mi venne un’incredibile desiderio di spingermi ancora più avanti. Questa volta non lasciai correre, avevo bisogno di riprovare tutto ciò. Perché certi piaceri avevano sfogo in determinate situazioni? Era un caso oppure veramente potevo anche io avere la mia parte di libidine? Fu di nuovo il gatto del mio vicino a offrirmi l’opportunità di verificare i miei dubbi. Avevo premeditato ogni cosa, mi ero organizzato perché sapevo dove volevo arrivare. Preparai un guinzaglio che misi al collo del felino e iniziai a portarlo a spasso come se fosse un cagnolino. Quando mi sentii pronto, e soprattutto lontano da occhi indiscreti, iniziai a stringere il nodo sempre di più, fino a ritenerlo stretto al punto giusto. Lo appesi così... e restai davanti a lui a osservarlo. Si agitava, e più lo faceva più io provavo piacere. Fu talmente eccitante che non riuscii a fare a meno di procurarmi un orgasmo. Mi ero toccato tante volte in passato, ma non avevo mai raggiunto quell'intensità. Fu un'esperienza disarmante, che mi ripromisi di replicare.
 

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