Il Manipolatore – Capitolo 5

image_pdfimage_print
L’ispettore Frediani, seduto alla sua scrivania, non riusciva a togliersi dalla testa l’idea che Coppoli avesse mentito. Certo, come supposto dal Commissario, il fatto che l’avvocato avesse risposto al telefono poteva essere frutto del caso, ma allora, quando a chiamare era stata Rossella, chi aveva ricevuto la telefonata? E soprattutto, visto che la donna era solita collaborare con lui, perché non era stato avvertito? Perché allora avrebbe dovuto mentire? Forse l’avvocato c’entrava qualcosa con la sua sparizione? Se stavano così le cose, il suo era un atteggiamento sciocco dal momento che la verità sarebbe venuta a galla e lui, da buon avvocato, avrebbe dovuto saperlo. Inoltre, perché Rossella lo aveva chiamato a quell'ora? Sembrava un orario strano per una telefonata di lavoro. O forse era lui che vedeva del marcio ovunque… Deformazione professionale. Il suono del telefono del suo ufficio lo destò da quei pensieri. «Pronto» rispose Frediani. «Ispettore, l'avvocato è arrivato e la sta aspettando. Lo abbiamo fatto accomodare nella saletta interrogatori.» «Perfetto, arrivo subito.» Prima di entrare nella stanza, l'ispettore si fermò un attimo dal commissario Lenzi, che avrebbe assistito alla conversazione tra i due attraverso il vetro a specchio presente nella sala. «Mi raccomando Fred, non forzare troppo e ricordati che non possiamo dimostrare che sia stato lui a intrattenere la conversazione con Rossella.» Frediani annuì con la testa, si voltò e fece il suo ingresso nella stanza dove l'avvocato Coppoli, seduto a un tavolo, stava attendendo. «Buon pomeriggio avvocato» esordì l'ispettore una volta seduto di fronte a lui, «mi scusi di nuovo se l'ho fatta venire fin qua, ma per noi è più comodo.» «Si figuri ispettore, se posso essere di aiuto per me è un piacere. Mi aveva detto di volermi mostrare delle foto, se non ho capito male.» «Sì, infatti» l'ispettore passò un album di foto all'avvocato che iniziò a sfogliare «vorremmo sapere se per caso riconosce qualche volto, tra quelli presenti in queste immagini, che magari possa aver avuto a che fare con Rossella.» L'ispettore vide lo sguardo dell'avvocato imbronciarsi, come se non capisse il motivo di quello che stava facendo. In realtà non c'era nessun motivo, e l'ispettore lo sapeva benissimo. Era solo un pretesto per trattenerlo e allo stesso tempo fargli altre domande senza far passare il tutto per un interrogatorio. «Non l'avevo riconosciuta quando ha risposto stamani, nonostante avessi parlato con lei poco prima» esordì l'ispettore mentre Coppoli osservava con attenzione le foto sfogliandole con calma. «Beh, le voci cambiano al telefono» rispose lui senza scostare lo sguardo dall'album. «È stata comunque una fortuna che abbia risposto lei» aggiunse Frediani. «Perché fortuna? Quello è il mio numero di cellulare privato quindi chi altri avrebbe dovuto rispondere?» «Ah, non sapevo fosse il suo numero privato» ripeté l'ispettore notando del sarcasmo nel tono dell’avvocato. «Adesso lo sa… A proposito, come ha fatto ad averlo?» «La domanda giusta non è come ho fatto ad averlo, ma come mai Rossella l'ha chiamata alle venti e venti ieri sera e soprattutto perché lei non ce lo ha riferito.» L'avvocato alzò lo sguardo verso l'ispettore. «Ha ragione. Mi era proprio passato di mente. Mi aveva chiamato per parlarmi di alcuni dettagli del caso visto che tra qualche giorno ci sarebbe stata la prima udienza davanti al giudice.» L'ispettore lo guardò piegando la testa per alcuni attimi.
 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *