Il Manipolatore – Ultimo Capitolo

Il Commissario Lenzi e la sua squadra arrivarono al capanno seguendo le indicazioni che il vicino di casa di Gianconi gli aveva fornito.
Più che un capanno sembrava un casale, ovviamente di dimensioni ridotte. Quello che prima era stato un orto si era trasformato in un prato molto curato che faceva da contorno a una casetta esternamente fatta di legno, delimitata da una staccionata.
Per un attimo Lenzi fu attraversato dai dubbi: possibile che al suo interno fosse presente Rossella e che nessuno si sia accorto di niente? Se fosse stata ancora in vita avrebbe sicuramente urlato, sbattuto qualcosa alle pareti per farsi sentire. La casetta era isolata, ma ogni giorno c’era sempre qualche contadino che percorreva quel sentiero per andare a lavorare il proprio orto. Del resto in quella zona c’erano diversi appezzamenti di terra.
Lenzi fece in modo che andassero avanti gli agenti della speciale per forzare la porta.
Alcuni attimi dopo l’ingresso si aprì e gli uomini della Polizia, armati, entrarono.
Lenzi non rimase indietro, anzi, fu uno dei primi a varcare la soglia.
La scena che apparve ai suoi occhi lo sconvolse: Rossella era distesa su un letto, nuda, legata e quasi completamente ricoperta di sangue.
«Fate venire i medici, subito!» gridò.
Alcuni attimi dopo entrarono gli uomini arrivati con l’ambulanza. Furono fatti allontanare gli agenti per permettere di prestare le prime cure alla donna, anche se Lenzi non era affatto sicuro che fosse ancora viva.
Di Gianconi invece non c’era traccia.
«Ispezionate ogni angolo» ordinò Lenzi «Fred, tu prendi una squadra e controllate qui nei dintorni. Era qui… Ne sono sicuro, fino a poco fa era qui dentro.»
«Come fai a dirlo?» domandò Frediani.
«Perché il sangue su Rossella è fresco, e poi guarda qua» indicò un piccolo monitor, sopra un mobile, che stava visualizzando l’ambiente esterno della residenza da cui erano appena venuti «si è accorto quando siamo arrivati ed ha avuto tutto il tempo per fuggire.»
«Vuoi dire che…»
«Che potrebbe benissimo essersi mischiato tra le decine di curiosi appostati vicino alla casa» concluse Lenzi.
Lenzi e Frediani si spostarono per far passare la lettiga con sopra il corpo di Rossella.
«Dottore come sta?» domandò Lenzi.
«Ha perso molto sangue. Ha numerose ferite da arma da taglio, emorragie interne e altre lesioni che dovremo analizzare, ma a parte tutto questo, credo che si salverà.»
Lenzì sospirò e appoggiò una mano sulla spalla dell’ispettore mentre osservava l’ambulanza partire a sirene spiegate.
«Non ho più l’età per queste cose» disse il commissario visibilmente commosso «ma ora al lavoro… Troviamo quel bastardo.»

“Abbattete questa cazzo di casa se necessario” aveva gridato Lenzi.
Non era grande e non servì molto tempo per perquisire ogni suo angolo. L’ambiente era formato da un’unica stanza. Sul lato destro c’era un angolo cottura, mentre sulla sinistra il letto in cui era stata ritrovata Rossella. Al centro della stanza invece si trovava un piccolo tavolo con quattro sedie disposte intorno. Un’unica finestra con doppi vetri illuminava tutta la casetta. Controllò cosa si potesse visualizzare dall’esterno affacciandosi e in effetti ebbe la conferma che la zona dove era Rossella non era per niente visibile.
Inoltre le mura erano state completamente insonorizzate e dall’esterno non si riusciva a sentire niente di quanto accadeva all’interno. Fecero anche una prova per capire se urlando si potesse sentire qualcosa. Anche in quel caso l’esito fu negativo.

A sbalordire le forze dell’ordine fu il ritrovamento di tutta una serie di materiali utili al travestimento. Oltre a parrucche c’erano anche lenti, barbe e alcune protesi.
«Chi cavolo era veramente» domandò Lenzi a voce alta.
«Commissario facciamo portare via tutto alla scientifica per le analisi?» aveva domandato un agente.
«Sì… Sì certo, dev’essere controllato tutto. Occorre scoprire la sua vera identità.»
Un paio d’ore dopo anche Frediani ritornò al capanno.
«Trovato niente di utile?» gli chiese Lenzi.
«No commissario. Sembra sparito nel nulla, o comunque, se ci ha visti arrivare ha avuto un discreto margine di vantaggio. A quest’ora può essere ovunque.»
«E soprattutto non sappiamo nemmeno che faccia potrebbe avere» disse Lenzi scoraggiato.
«Certo che… Ripensavo alle tue parole. Un tipo come quello, sono quasi sicuro che non si sarebbe fatto sfuggire l’opportunità di godersi lo spettacolo.»
«In che senso Fred?»
«Sono convinto che lui sia rimasto un po’ nei dintorni, in mezzo alle altre persone. Con tutto il materiale che aveva, si sarà reso irriconoscibile. Ecco, adesso ho pure il dubbio che fosse veramente pelato.»
«Tutto può essere… Spero soltanto che dalle analisi della scientifica possa emergere qualcosa, e soprattutto che al suo risveglio, Rossella possa esserci di aiuto.»
Le ricerche e le perquisizioni nella residenza Gianconi durarono per due giorni. Oltre al cadavere del vero padrone di casa non fu trovato altro.

Lenzi aveva fatto visita a Batini, che per giorni non si era mosso dall’ospedale. Le condizioni di Rossella erano gravi, ma non era mai stata in pericolo di vita. Almeno così avevano riferito i medici.
Quando vide arrivare il commissario, il commercialista gli andò incontro e lo abbracciò.
«Grazie commissario. Le saremo grati per sempre per tutto quello che ha fatto.»
Per la seconda volta in pochi giorni Lenzi pensò di essere davvero invecchiato. Prima non era facilmente emozionabile, e del resto quel lavoro lo aveva reso freddo.
Adesso invece faceva fatica a bloccare le lacrime e ad impedirgli di rigargli le guance.
Se pensava all’origine di tutto, sapeva benissimo però che non era frutto dell’età, bensì della perdita di sua moglie.
Sì, essere riuscito a restituire a Batini la consorte lo aveva emozionato. Non poteva far tornare indietro la sua, ma in qualche modo, salvando Rossella, era come se un po’ lo avesse fatto.
«Come sta?» domandò Lenzi.
«I medici dicono che si rimetterà. Il lavoro più grande dovrà essere fatto psicologicamente, perché il trauma subito dev’essere stato veramente tremendo. Ma fisicamente non avrà problemi.»
«Se può servirvi conosco un bravo psicologo.»
«Grazie commissario, ci servirà senz’altro. Sa, oltre alla violenza sessuale che ha subito, quel bastardo l’ha torturata. In alcuni punti hanno detto che la pelle le è stata strappata. Quanto dolore deve aver sopportato? Non oso immaginare cosa le ha fatto… Mi viene da vomitare se ci penso.»
«Già…» furono le uniche parole che pronunciò Lenzi. Nemmeno lui riusciva a rendersi conto di quanto quella donna avesse subito. Soprattutto non sopportava che il responsabile di tutto fosse ancora in libertà.
«Ricominceremo tutto da capo» riprese a parlare Batini «Abbiamo avuto dei problemi in passato, ma riusciremo a venirne fuori. Tutto questo ci rinforzerà ancora di più.»
Lenzi annuì e dopo averlo salutato, abbracciato per l’ennesima volta dall’uomo, se ne andò.

Dieci giorni dopo arrivarono anche i risultati delle analisi della scientifica.
Lenzi era davanti alla finestra del suo ufficio a fumare l’ennesima sigaretta guardando Piazza Gramsci quando Frediani fece il suo ingresso.
«Commissario abbiamo i resoconti delle analisi sui reperti ritrovati al capanno di Gianconi.»


«Bene Fred, e cosa dicono?» domandò Lenzi voltandosi e appoggiando le spalle alla finestra.
«A parte le impronte che appartengono a Rossella, tutto il resto non ha avuto nessun tipo di riscontro con gli archivi. Chiunque sia non ha mai avuto a che fare con la giustizia.»
«Un tipo del genere incensurato… Da non credere. Bisognerebbe chiedere che siano effettuati dei confronti con gli archivi europei… magari in Italia non ha avuto mai problemi, ma all’estero, chi può dirlo.»
«Sì, anche se non nutro molta speranza.»
«In realtà nemmeno io, Fred, ma almeno eliminiamo anche questa eventualità.»
«È dura da accettare…»
Lenzi guardò Frediani con aria interrogativa.
«Sì, non è facile prendere atto del fatto che non esista un colpevole, un sospettato, un ricercato… Cioè, abbiamo in corso un’indagine verso una persona ignota. Secondo te, che possibilità abbiamo di beccarlo?»
«Nessuna Fred… Nessuna. Almeno per adesso. Però sai una cosa? Sono sicuro che Rossella non sia stata la sua prima vittima e sono certissimo che non sarà nemmeno l’ultima. Uno come lui non può fermarsi.»
«Vero… Ma come facciamo a sapere quando, dove e se colpirà ancora? Potrebbe farlo ovunque ed in qualsiasi momento.»
«Lo so. Per questo faremo ricerche incrociate con casi passati di sparizioni e soprattutto di ritrovamenti di cadaveri. Inoltre allerteremo ogni più piccolo comune d’Italia. Esiste un serial killer nel nostro territorio e dovremo stare tutti più attenti.»
«Un serial killer?» il volto dell’ispettore sembrava sorpreso per quel termine.
«Sì Fred. Un paio di giorni fa ho avuto un breve colloquio con Rossella. Lui le parlava. Tutto quello che è accaduto è stata tutta opera sua. Le prove contro Batini e quelle su Coppoli. Lui ha orchestrato tutto, in modo che noi seguissimo le tracce che lasciava volutamente in giro. Posso dire con estrema certezza che se non fosse stato per quella foto sulla gara di pesca, non saremmo mai giunti a lui.»
«Ma cosa c’entra con questo il fatto che tu lo ritenga un serial killer?»
«Beh, sulla base di quanto ha riferito Rossella quel tipo le avrebbe confessato di non essere stata l’unica, ma di aver avuto in passato altre “storie”.»
«Perché per lui erano relazioni… Certo!»
«Sì, in un certo senso lo erano… Tipico dei Serial killer appunto» disse lenzi, che continuò «Prima o poi lo prenderemo, Fred. Adesso abbiamo in archivio le sue impronte. Non è più un signor Nessuno. Metteremo al corrente le prefetture e ogni caso di sparizione verrà analizzato come si deve. Fino ad ora aveva vita facile perché nessuno era a conoscenza della sua esistenza.»
«Questo è vero… Mi metto subito al lavoro» disse Frediani che si avviò verso l’uscita.
«Il manipolatore…»
L’ispettore si bloccò e si voltò di scatto.
«Cosa vuol dire?» domandò.
«il nostro serial killer, lo chiameremo “il manipolatore”…già avergli dato un nome vuol dire che sappiamo a chi dare la caccia.»
Frediani sorrise e annuì.
Lenzi lo guardò uscire dalla stanza. Si accese una sigaretta e si voltò di nuovo verso la finestra, mentre piazza Gramsci iniziava a riempirsi di auto.
Alzò lo sguardo verso il cielo…
“Per quest’anno, credo proprio che non nevicherà più”.

Epilogo
8 Mesi dopo

Mi piace Siracusa.
L’estate è quasi al suo epilogo, ma qui le temperature sono ancora alte.
Se passate da queste parti vi consiglio vivamente una bella cena a Ortigia: di notte è uno spettacolo.
Oggi sono stato al Parco archeologico della Neapolis.
Su tutto ho apprezzato l’orecchio di Dionisio e ovviamente il teatro Greco. Forse dovrebbe essere tenuto meglio per attirare un maggior numero di turisti, comunque sia, visitarla ne vale la pena.
Forse l’alta stagione è terminata, per cui non c’erano moltissime persone, ma probabilmente è stata una fortuna perché in questo modo ho potuto assaporarmi le cose senza il caotico chiacchiericcio delle persone. Odio il caos.
Il mio repentino allontanamento dalla mia vecchia casa all’inizio mi ha creato qualche problema. Dovermi di nuovo creare un’identità, senza preparazione, non è semplice. Per fortuna ho sempre delle vie di fuga che mi consentono ogni volta di ripartire senza grosse ripercussioni.
In questa occasione però non è stato facile.
Per esempio: odio avere la faccia piena di peli per più di un giorno, tuttavia sono stato costretto a farmi crescere la barba e indossare una parrucca. Ho cambiato lenti e adesso i miei occhi sono castani.
Non che questo look mi dispiaccia, però avere questa pelliccia sul viso proprio nel periodo estivo mi mal dispone verso il prossimo.
La mia comunque è stata una scelta forzata: ho dovuto optare per un profilo anonimo, senza attirare troppo l’attenzione.
Un mese fa c’è stata la svolta.
Ho avuto l’opportunità di rinascere di nuovo, per l’ennesima volta. Questa è una cosa che diventa sempre più difficile.
Devo cercarmi un lavoro, ma a quello ci penserò quando tornerò da questa vacanza.
No! Non mi sono trasferito in Sicilia. Credo sia una delle regioni più belle d’Italia, ma la mia opportunità si è verificata da tutt’altra parte.
Dove? Beh, non credo sia importante.
Oggi ho fatto la conoscenza di una coppia. Anche loro sono in vacanza qui a Siracusa.
Mi hanno avvicinato loro chiedendomi dove potessero fare i biglietti per l’ingresso. In effetti non è così intuitivo. Successivamente li ho ritrovati durante la visita al teatro Greco.
Hanno richiamato la mia attenzione e chiesto di fargli una foto mentre sedevano all’interno di una delle piccole grotte sopra la scalinata.
Io non mi sono tirato indietro. Una bella coppia.
Lui mi ha raccontato che quella vacanza non era nei piani, ma durante gli ultimi mesi hanno avuto dei problemi e finalmente sembravano aver ritrovato un po’ di serenità.
Non ho voluto sapere i dettagli anche perché non ne avevo la necessità.
Lui è un uomo molto innamorato della moglie… Certe cose io le vedo. Lei invece… Non so, aveva sempre gli occhi tristi e spesso guardava per terra. Però…
Alla fine della giornata, ci siamo ritrovati di nuovo. Avevamo praticamente parcheggiato uno di fianco all’altro.
Quando si dice il caso…
Prima di partire mi ha detto: “Buona serata. Magari ci ritroviamo da qualche altra parte” regalandomi un sorriso raggiante. Lei invece non ha detto niente. Ma era comprensibile. Io avrei voluto dire tante cose, ma invece ho solo detto “Buona serata anche a voi.”
Sì… ci saremmo ritrovati prima o poi. Senza ombra di dubbio.
Mi ha fatto davvero piacere rivederti… A presto Rossella!

FINE