Il mondo di John – 1

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Conobbi Claire durante la festa di compleanno che Fred aveva organizzato per i suoi quarant'anni. Mi aveva invitato nonostante non fossimo molto legati. A dire la verità, tra i miei colleghi, lo avevo ben presto confinato al gruppo degli antipatici. Accettai perché tutta la squadra sarebbe stata presente e non volevo passare per lo stronzo di turno. Mi stavo annoiando. Mi trovavo di fronte al tavolo, su cui erano disposte le bibite, in contemplazione delle varie bottiglie. Guardavo e attendevo l’ispirazione giusta che mi avrebbe aiutato a scegliere quale liquore versare nel bicchiere. «Ti consiglio il Macallan, oppure il meno conosciuto ma altrettanto buono Fighting Cock.» Mi voltai alla mia destra, curioso di scoprire a chi appartenesse la voce femminile che mi stava suggerendo quale whisky gustare. Era una ragazza alta almeno un metro e settanta. Aveva i capelli lunghi e lisci che le coprivano il profilo del volto. «Grazie, penso che mi accontenterò di un po' di vino.» «Da buon italiano» concluse lei voltandosi verso di me. La guardai negli occhi, e, per la prima volta in vita mia, mi sentii come perso nell'universo. Sembravo ipnotizzato dal verde dei suoi occhi. «Le guardi tutte così?» domandò. Capii la sua domanda con un po' di ritardo perché ero assorto nell'ammirazione del suo viso. Non ricordo cosa le risposi, ma il modo in cui proseguì il resto della serata non l'ho più dimenticato. Parlammo molto. Lei era un'amica della cognata di Fred e non sapeva che a quella festa gli invitati sarebbero stati quasi tutti "sbirri". Rimase ancor più sorpresa quando scoprì che la maggior parte di loro erano agenti dell'FBI. Me compreso. «Ma non avevi idea di quale fosse la professione di Fred?» domandai. «Certo che lo sapevo, ma speravo che le sue conoscenze andassero oltre il suo ambiente di lavoro.» «Dovrai accontentarti, per questa sera» conclusi ridendo. Mi raccontò del suo lavoro. Lei era un insegnante di storia della High school, più o meno l'equivalente delle nostre scuole superiori. Finimmo poi per trasferirci a casa mia. La sua premessa, mentre aprivo la porta fu: «Io non sono una di quelle che la danno la prima sera.» Però forse avevamo bevuto un po' troppo, perché non appena entrammo, ci tenne a precisare: «Penso che stasera potrei fare un'eccezione...» e io mi trovai perfettamente d'accordo con lei. Quello che accadde dopo è ancora sotto indagine. Io non ricordo nulla di quella notte, e sono più che convinto che sia altrettanto per Claire. Quando ci svegliammo la mattina dopo, completamente nudi, lei mi rivelò che avevamo fatto del gran sesso. Secondo me si era inventata tutto. Quello fu un dubbio destinato a rimanere tale. Un mese dopo lei si trasferì a casa mia. I primi due anni di convivenza furono splendidi. E lo sarebbero stati anche gli altri a mio parere, se solo non fosse subentrata la paura che potessi fare la fine di Steve. Si chiamava Steven Guzman ma, per noi della squadra, era solamente Steve. Era entrato a far parte del gruppo di Roger un anno prima del mio arrivo.  Era un vero e proprio database umano. Gli bastavano pochi dati, sul Modus Operandi o derivanti dalle scene del crimine, e lui velocemente stilava un elenco di noti serial killer che avevano qualcosa  in comune con gli elementi repertati. Tutto ciò era di fondamentale aiuto alla costruzione di un profilo psicologico. Ed era più rapido di quanto potesse essere la consultazione del VICAP. Non avevo mai conosciuto un uomo con un cervello così. Per questo motivo fu un gioco da ragazzi, per lui, intuire che Alex Police era un emulatore, ossia un assassino seriale che riproduce il modus operandi e soprattutto la firma di serial killer esistiti nel passato. Quando ci trovammo davanti all'immagine del cadavere della sua prima vittima, la cosa che balzò agli occhi di tutti fu il foglio di carta raffigurante una scacchiera con una casella contrassegnata da una X. Qualche attimo dopo sentimmo la voce di Steve affermare: Aleksandr Picuškin. Non era un nome nuovo, ma sul momento non lo associavo a niente di importante. Steve invece ci spiegò immediatamente chi fosse. E fin da subito realizzammo che non c'era tempo da perdere, perché il nostro UnSub avrebbe ucciso di nuovo. Il progetto del serial killer era già stato definito “grandioso” in passato.
 

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