Il Narratore

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Confesso di aver trovato faticoso scrivere questo breve brano.
Avete capito cosa c’è che non va? Mi sembra chiaro.
Il narratore della storia è lo stesso protagonista maschile e come tale non può essere a conoscenza dei pensieri di lei.
Può supporre, avvertire delle sensazioni a riguardo, ma non sapere cosa sta pensando la ragazza nel momento in cui la incrocia: non gli è dato conoscere le sue intenzioni. Potrà intuirle, ma non esserne sicuro.
Questo è un incipit sbagliato. È un  errore tipico che viene commesso nell’utilizzo del punto di vista.
Certo il discorso sarebbe cambiato se a narrare fosse stato lo stesso protagonista maschile ma in un ipotetico futuro. Per esempio, se il nostro uomo avesse incontrato, correndo nel parco, un’ipotetica futura consorte, lei stessa avrebbe potuto, in seguito, rivelargli quali erano stati i suoi pensieri. In questo modo sarebbe tutto più sensato. Lui avrebbe potuto, in seguito, raccontare ciò che passava per la mente della donna in quanto lei glielo avrebbe confessato.
Come avete notato in questo esempio, il confine è molto sottile e sbagliare è molto facile se non si presta attenzione al punto di vista e se non se ne conoscono i meccanismi.
Un avvertimento: specialmente se state scrivendo un racconto occorre ponderare bene la scelta da compiere, perché non potrà essere cambiata strada facendo.

Ci sono dei pro e dei contro anche in base al genere di storia che scriverete.
Per esempio in un thriller/giallo, la scrittura in prima persona toglie già un importante quesito: il protagonista, o comunque chi narra, non morirà.
Certo, utilizzando tempi verbali adeguati (per esempio il presente) si può anche far accettare al lettore l’idea che la storia si stia evolvendo in quel momento e che possa avere anche un epilogo drammatico.
Mi viene in mente il romanzo di Victor Hugo “L’ultimo giorno di un condannato a morte”, la cui narrazione avviene in prima persona e l’epilogo coincide con il momento in cui la ghigliottina cade sulla testa del protagonista.
In questo caso, l’autore francese, fino alla fine lascia aperta la speranza che il personaggio, condannato a salire sul patibolo, possa salvarsi per “grazia” concessa dal Re.
Ciò non avviene e lo scopriamo esattamente nell’ultima pagina.

Qualunque sia la decisione da prendere, deve comunque essere sempre chiara l’idea di quello che dovrà essere raccontato. Del resto, se la fine della storia coincidesse con la fine del protagonista, uno stratagemma come quello di Hugo potrebbe essere preso in considerazione. Se invece dovesse proseguire la narrazione anche per poco, la scelta dovrà per forza cadere su altri tipi di narratori.

Probabilmente la scrittura in terza persona lascia più libertà all’autore di muoversi all’interno della storia. Raccontare le vicende in questo modo significa porsi al di fuori degli eventi. È come avere una telecamera e filmare l’azione. Si può decidere di fare delle soggettive (quando la telecamera mostra quello che osservano gli occhi del personaggio), oppure di dare una visione d’insieme.
Si può saltare da un punto di vista all’altro e decidere cosa mostrare e cosa tenere nascosto.
Possiamo dire che la scrittura, in questa modalità, assomiglia molto a quella cinematografica.
Tenere lo stesso punto di vista per tutto il romanzo ha in se le stesse dinamiche e proprietà della narrazione in prima persona, con la differenza che la “salute” del nostro personaggio non è così scontata. Possiamo decidere di scrivere la storia seguendo passo passo il protagonista e far conoscere al lettore solo quello che egli sa, oppure utilizzare delle tecniche del brivido tipiche del genere.
Anche di questo parleremo nei prossimi appuntamenti, in cui inizieremo ad affrontare la stesura vera e propria del racconto.

Per esercitarvi potreste provare a scrivere qualche riga su questa traccia:
Un uomo e una donna si scambiano sguardi. L’uomo inizia ad avere sensazioni e a rimuginare su quanto può pensare e desiderare lei, ma, ovviamente, non ha alcuna certezza.
Bene, scrivete e cercate di non cadere nell’errore descritto in questa lezione. Deve essere chiaro però quale sia il pensiero dell’uomo in merito alla donna.
Potete ambientare la storia dove volete e scegliete pure quale dev’essere il punto di vista (nel senso che potreste voler vedere la storia dalla parte di lei).

Nel prossimo appuntamento parleremo dell’Incipit.
Probabilmente sapete già cos’è ed a cosa serve, ma credo che approfondire il discorso sia importante. Del resto spesso una storia decidiamo di leggerla proprio perché l’incipit ci ha invitati a farlo.

Scrivere è sempre un buon esercizio per imparare a leggere.

 

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