IL PUNTO DI VISTA

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Al termine dell’ultimo articolo di questo pseudo corso di scrittura creativa, vi ho annunciato che avremmo iniziato a costruire un racconto insieme, spiegandovi passo dopo passo le scelte effettuate.
Prima ancora però di iniziare a scrivere la storia vera e propria occorre soffermarsi su alcune decisioni da prendere.
La prima, e la più importante, riguarda il punto di vista.

Va detto che se scrivessimo un romanzo, utilizzando determinati stili, potremmo variare il punto di vista durante la stesura. Nel caso di un racconto invece lo sconsiglio onde evitare di creare confusione al lettore.
Ma cos’è il punto di vista? Molte volte si fa confusione e questo viene scambiato con il tipo di narrazione, per esempio con la scrittura in prima persona o in terza. È un errore, e adesso vi spiegherò perché. Vi avverto che affronteremo un argomento abbastanza complesso, la cui importanza, probabilmente, sarà chiara nei successivi appuntamenti.

Avete mai realizzato un quadro? No? Ok, facciamo un altro esempio allora.
Avete mai scattato una foto? Sì dai, anche solo con delle macchinette usa e getta ma sicuramente lo avrete fatto. Inoltre, quasi tutti oggi abbiamo uno smartphone quindi sì, vi sarà capitato di certo.

Bene…
Quando dovete immortalare un soggetto (che sia una persona, un paesaggio o un monumento poco importa) qual è la prima cosa che fate?
Cercate la posizione migliore che vi consenta di fare ciò che desiderate.
Ciò significa stare attenti alla luce, controllare l’esposizione e la distanza. In base a quale risultato volete ottenere vi avvicinate o vi allontanate.

Insomma, cercate il punto di vista migliore.
Come saprete, riprendendo lo stesso soggetto ma varia
ndo il PDV (Punto Di Vista), possiamo ottenere effetti molto diversi.
Per prendere la decisione giusta, è necessario essere consapevoli dell’obiettivo che vogliamo raggiungere e di quale effetto abbiamo intenzione di provocare agli occhi degli altri: questo prima ancora di accingerci a fare lo scatto.

In narrativa è la stessa cosa.
In base al punto di vista il risultato sarà diverso. Non necessariamente migliore o peggiore, ma semplicemente diverso.

Forse è meglio se facciamo qualche esempio per poter chiarire questo aspetto della scrittura che è assolutamente determinante.
Prendiamo i protagonisti della nostra storia:
un uomo e una donna.
Per il momento limitiamoci a queste due figure. Abbiamo già deciso il contesto in cui si incontreranno. Dobbiamo quindi raccontare il momento in cui i protagonisti avranno un approccio. In quale modo è possibile farlo? Da almeno 3 punti di vista diversi.
Primo:
facendolo come se stessimo guardando la scena con gli occhi di lui.
Secondo:
osservando tutto con lo sguardo di lei.
Terzo:
facendo raccontare quello che accade da un qualcuno esterno alla storia.

“Ormai lo ritenevo un appuntamento fisso. Arrivavo al parco quando il sole aveva ormai perso tutta la sua forza e correre non mi pesava più. Di solito ci incontravamo poco dopo la prima curva. La vedevo arrivare, con quella sua andatura sicura, fino a quando i nostri occhi non si incontravano, per seguirsi e accompagnarsi oltre il nostro stesso sguardo.”

Credo sia chiaro che questo breve brano sia l’inizio di un possibile racconto in cui la voce narrante appartiene allo stesso protagonista maschile. Il punto di vista è il suo, e tutto ciò che noi vediamo e scopriamo, avviene attraverso lui.
Adesso proviamo a scrivere lo stesso incipit però dal punto di vista di lei.

“Correre per me era diventata una droga. Avrei potuto rinunciare a qualunque cosa, ma non alla mia ora di allenamento. Così ogni sera, con la musica degli U2 negli auricolari, che aveva il potere di ritmare la mia andatura, lasciavo che il mio corpo si rigenerasse. E poi c’era lui, che ogni volta, quasi sempre nello stesso punto, penetrava il mio sguardo fino a farsi sentire dentro di me.”

Come ultimo esempio prendiamo in esame la scena raccontata esternamente ai due personaggi:

“A volte non capisco le persone. Hanno così paura del fallimento che anche quando la vittoria è così palese, sono timorosi e restii ad agire. E da questa panchina, ormai diventata la mia dimora da tempo, ne ho viste di persone così passarmi davanti. Un po’ come quell’uomo e quella donna. Ogni sera corrono, girano intorno a questo parco e si incrociano. Lo vedo da come si guardano che si piacciono. Credo che lo sappiano anche gli alberi ormai. Eppure, continuano a scambiarsi solo lo sguardo, quando sarebbe così semplice decidere di continuare la corsa insieme.”

 

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