IL PUNTO DI VISTA

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Come avrete notato ho proposto tre esempi utilizzando sempre la prima persona. Ho fatto volutamente questa operazione perché decidere se scrivere in prima o in terza persona esula dalla scelta del punto di vista. Come vedremo tra poco, variando lo stile non cambia la prospettiva da cui assistiamo alla storia. Per cercare di chiarire ancora meglio il concetto, proviamo adesso a elaborare gli stessi tre spezzoni utilizzando questa volta una scrittura in terza persona. Diamo due nomi ai nostri personaggi. Chiamiamo Marco il protagonista maschile e Lisa quella femminile.

“Marco era arrivato al parco quando i raggi del sole avevano ormai perso tutta la loro intensità e correre non gli pesava più. Per lui quello era un appuntamento fisso, così come il suo incontro con lei. Accadeva sempre poco dopo la prima curva: la vedeva arrivare con quella sua andatura sicura, fino a quando i loro occhi non si incontravano, per seguirsi e accompagnarsi oltre il loro stesso sguardo.”

In questo caso, chi racconta è un narratore esterno, tuttavia il punto di vista è sempre lo stesso: vediamo ciò che vede Marco e sappiamo ciò che sa lui. Ci sono anche altri particolari, che andremo a scoprire in seguito e che caratterizzano questo tipo di scrittura. Ma andiamo avanti…

“Lisa amava correre e ormai, quell’ora di allenamento quotidiano, era diventata una droga. Così ogni sera, con la musica degli U2 negli auricolari, che aveva il potere di ritmare la sua andatura, lasciava che il suo corpo si rigenerasse. Inoltre, c’era lui, che ogni volta, quasi sempre nello stesso punto, penetrava il suo sguardo fino a farlo sentire dentro di lei.”

Come sopra, questa è la stessa scena vista dalla protagonista femminile, ma scritta in terza persona. Sì lo so, avete già delle domande e delle obiezioni da fare. Ma ne parleremo dopo. Intanto vediamo anche l’ultima parte.

“A volte le persone sono incomprensibili. Hanno talmente paura del fallimento che anche quando la vittoria è così palese, sono timorosi e restii ad agire. Questo pensiero affiorava nella mente del clochard sdraiato sulla panchina del parco, ogni volta che Marco e Lisa gli passavano davanti. Li vedeva incrociarsi e capiva, dal modo in cui si guardavano, che si piacevano. In realtà pensò che lo avessero capito tutti, anche gli alberi. Eppure, continuavano a scambiarsi solo lo sguardo, quando sarebbe bastato semplicemente decidere di continuare la corsa insieme.”

E con questo abbiamo concluso le tre sequenze. Prima di rispondere ai vostri dubbi vorrei puntualizzare un aspetto: ho scritto questi brevi passi, utilizzando volutamente gli stessi termini (più o meno). Questo perché sia chiara la trasformazione del passaggio, da prima a terza persona. Tutto ciò va a confermare il concetto espresso a inizio capitolo: il punto di vista e il tipo di scrittura sono due cose diverse. Non intendo dire che sia la stessa cosa narrare in prima o in terza, ma semplicemente che la scelta del punto di vista dev’essere scissa da quella del tipo di scrittura da adottare. Optare per un punto di vista piuttosto che per un altro, significa stabilire quale atmosfera creare, quali cose devono essere rivelate e quali altre invece dovranno svelarsi. In base al tipo di decisione che prenderete il racconto avrà una scorrevolezza diversa, e il lettore si immedesimerà in un ruolo differente. Raccontare gli avvenimenti con gli occhi di Marco non sarà come se li raffigurassimo sulla carta con gli occhi di Lisa, ancora diverso sarebbe se la storia ci venisse narrata dal clochard.

Vi state chiedendo perché il punto di vista spesso viene preso in considerazione dopo la scelta stilistica, vero? Perché avviene un processo di associazione che secondo me non sempre è corretto.

Scrittura prima persona = Soggettiva (Personaggio Principale) Scrittura terza persona = Narrazione esterna dai personaggi

 

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