La quercia

image_pdfimage_print

La quercia

Racconto di Fiorenzo Catanzaro

 

Guardavo la quercia ergersi maestosa verso il cielo. Imponente, al centro del parco, mi aveva sempre dato l’idea di un guardiano. I due grossi rami che si allungavano lateralmente, sembravano braccia pronte ad accoglierti. Peccato non possa parlare, chissà quante cose avrebbe da raccontare, pensai. – Brutta faccenda eh, maresciallo – sussurrò l'appuntato Paoloni. – Già – mi limitai a rispondere. Sul ramo che si protendeva verso destra erano impiccati un ragazzo e una ragazza. I corpi erano così vicini che le loro mani sembravano cercarsi. – Poveri ragazzi, così giovani. Che cavolo gli passava per la testa? – s'interrogò Paoloni. Non risposi. In realtà un altro quesito mi assillava: come avevano fatto a salire fin lassù? Nei pressi non c’era niente che avrebbe potuto aiutarli. Avevano scalato l’enorme fusto? Il ragazzo forse avrebbe potuto farlo, ma la ragazza mi sembrava troppo esile per riuscire nell'impresa. L'arrivo della scientifica permise ai vigili del fuoco di togliere i corpi dall’albero e adagiarli a terra. Mi avvicinai al medico legale che stava analizzando i corpi. – Dottore, cosa può dirmi. Secondo lei a quando risale la morte? – Il rigor mortis non ha fatto ancora il suo corso, ma direi da almeno sei ore – affermò. – Quindi questa notte. – Sì, però c'è qualcosa di strano. – In che senso? – Vede i segni sul collo del ragazzo – disse indicando il punto dove era posizionato il nodo della corda – e qua sotto le orecchie? – Si, sono i segni della corda – risposi sicuro. – Esatto, e significa che la morte è avvenuta li – disse, puntando con il dito l'albero. – Ora guardi la ragazza, non ha segni così evidenti – proseguì il medico legale. Lo guardai perplesso, toccandomi il mento con la mano. – Quindi mi vuole dire che... – Che la ragazza era già morta quando le è stata messa la corda al collo – concluse il dottore – comunque le saprò dare ulteriori dettagli quando avremo fatto l'autopsia. Alcune urla provenienti dalla massa di curiosi, accalcata nei pressi dei nastri delimitanti la zona, richiamarono la mia attenzione. – Che sta succedendo laggiù – domandai all'appuntato Paoloni. – Maresciallo, sono arrivati i genitori dei ragazzi. – Va bene, vado a parlarci. Durante il breve tratto percorso, cercai le parole giuste da dire, senza trovarne una che ritenessi adeguata. – Sono il Maresciallo Roberto Sanni, mi dispiace per l'accaduto– esordii. Probabilmente non era la frase giusta per presentarsi ma, del resto, esisteva una frase corretta in quei casi? Davanti a me avevo due donne sorrette dai rispettivi mariti che gridavano tutto il loro dolore. Riuscii con fatica a trattenerli evitando che piombassero sulla scena. Mi appartai con loro cercando, con delicatezza, di porre alcune domande. – Quando avete visto i vostri figli per l'ultima volta? – domandai guardando entrambe le coppie. – Ieri sera – disse la madre della ragazza singhiozzando – O Dio mio, Dafne – gridò. – So di chiedervi tanto, ma dovete sforzarvi di ricordare più cose possibile.

 

Potrebbero interessarti anche...

4 Risposte

  1. "Cosa" ha detto:

    Scorre così bene che si rimane male a scoprire che dura solo 10 pagine!
    Hai la capacità di trasmettere emozioni….una caratteristica di chi ha la scrittura nel sangue …oppure, di chi ha una bella anima………….
    Molto bello.
    Aspettiamo tutti il tuo primo libro!

  2. piera ha detto:

    Oltre aver letto il libro del quale gli ho gia scritto i complimenti ho letto i racconti ambedue avvincenti migliore pero la divisione in capitoli ora aattendo il secondo libroo

    • Fiorenzo Fiorenzo ha detto:

      Grazie.
      Sì, concordo con lei, del resto questo racconto è stato il primo che ho scritto, con uno stile ancora da maturare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *