La quercia

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– Bene Paoloni si metta subito a lavoro – comandai – e appena trova qualcosa me lo faccia sapere. La sera a casa non riuscivo a togliermi il caso dalla testa. Con "You're all i need" dei Motley Crue in sottofondo, facevo il riepilogo degli elementi a disposizione. Una ragazza uccisa, il fidanzato suicidato… forse. Un certo Giulio, amante della ragazza, da trovare e inquadrare nella storia. Aveva qualcosa a che fare con la loro morte? Poi c'era la gravidanza e il liquido seminale, senza tralasciare la violenza subita da Dafne e l'ematoma di Marco. Sicuramente chi aveva violentato Dafne era anche il suo assassino. Entrambi erano usciti di casa dicendo di andare dall'altro e invece… dove erano andati? A complicare ulteriormente le cose c’era l’sms di Dafne che era stato spedito dopo la sua morte. Da chi? E poi... c'era la quercia. Guardai la mia libreria piena di testi di criminologia. Possibile che studiare tanto non serva a niente, mi chiesi. Il giorno dopo Paoloni entrò nel mio ufficio visibilmente eccitato. – Maresciallo abbiamo controllato i tabulati e ... – Sappiamo chi è questo Giulio? – Certo, si tratta di Giulio Berrami. – Quel Berrami? - chiesi preoccupato. – Si, maresciallo. Proprio quello. – Cavolo. Devo parlarne con il capitano.

Al nome di Berrami, balzò sulla sedia come una molla. – Cazzo, non ci voleva. Mi raccomando Sanni, tatto. Non partiamo in quarta con accuse e illazioni. Giulio Berrami era un ragazzo di venticinque anni che lavorava come elettricista per l'azienda "Ele.Imp" del paese, ma soprattutto era il figlio del sindaco. Decisi di convocarlo per un colloquio e andai a cercarlo insieme all'appuntato Paoloni. Stava lavorando. Sistemava l'impianto di illuminazione esterna di un capannone standosene sul cestello del carrello elevatore a circa quattro metri di altezza. Il suo collega ce lo aveva indicato. – Giulio Berrami? - domandai quando scese a terra. – Sì - rispose deciso. – Le saremmo grati se potesse venire al comando per un colloquio. Si tratta di Dafne. – Lo immaginavo. Mi faccia avvertire il titolare e sono a sua disposizione. Al comando feci accomodare Giulio nella saletta degli interrogatori; il Capitano Pedretti volle assistere. – Allora Giulio, avrà capito che sappiamo della relazione tra lei e Dafne – esordii. – Come lo avete saputo? Credevo che nessuno ne fosse a conoscenza. – C'era scritto nel suo diario – lo fissai – Non mi sembra però così affranto dalla sua morte. Il Capitano mi lanciò un occhiata da incenerirmi. – Cosa ne sa lei? Che ne sa di cosa ho dentro? E, comunque, il nostro non era un rapporto d'amore. – E che tipo di rapporto era? – Sesso. C'era solo sesso, e mi sento di affermare che per lei era lo stesso. Mi aveva detto più volte che non avrebbe mai lasciato Marco. – Quando l'ha vista per l'ultima volta? – Due giorni prima della sua morte – affermò deciso. – Sapeva che stava aspettando un figlio? – No. Non lo sapevo. Ma sicuramente non lo aspettava da me. Notai un incongruenza tra la risposta e lo sguardo, che non sembrava affatto sorpreso.

 

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4 Risposte

  1. "Cosa" ha detto:

    Scorre così bene che si rimane male a scoprire che dura solo 10 pagine!
    Hai la capacità di trasmettere emozioni….una caratteristica di chi ha la scrittura nel sangue …oppure, di chi ha una bella anima………….
    Molto bello.
    Aspettiamo tutti il tuo primo libro!

  2. piera ha detto:

    Oltre aver letto il libro del quale gli ho gia scritto i complimenti ho letto i racconti ambedue avvincenti migliore pero la divisione in capitoli ora aattendo il secondo libroo

    • Fiorenzo Fiorenzo ha detto:

      Grazie.
      Sì, concordo con lei, del resto questo racconto è stato il primo che ho scritto, con uno stile ancora da maturare.

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