La quercia

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– Come fa a esserne così sicuro? – Beh, se uno corre dei rischi mentre fa sesso, credo se ne accorga, non crede? Cominciavo a innervosirmi e il Capitano, che se ne rendeva conto, mi rivolse uno sguardo espressivo: "basta così". Congedai Berrami con la formula consueta di tenersi a disposizione: potevamo aver bisogno di fargli altre domande. – Cosa ne pensa Capitano? – domandai quando il ragazzo fu uscito. – Beh, mi sembrava sincero. – Però sul diario Dafne scrive di avere intenzione di parlare con Giulio. – Di averne intenzione, appunto, non di averlo già fatto. Potrebbe non averne avuto il tempo. Sappiamo che i due ragazzi escono di casa la sera, mentendo ai loro genitori. Quindi c’era premeditazione in quello che volevano fare, come se facesse parte di un disegno prestabilito. Mettiamo che Marco avesse scoperto della relazione tra Dafne e Giulio. Può aver chiesto spiegazioni alla ragazza e in preda alla rabbia averla strangolata. Poi, assalito dai rimorsi, ha deciso di togliersi la vita. Non sarebbe il primo caso e tutto quadrerebbe – ricostruì Il capitano. – Ma perché far passare il tutto come un duplice suicidio? E come avrebbe fatto da solo? Mi guardò perplesso. – Ok, continui con la sua indagine, vediamo se esce fuori qualche altro elemento. Uscendo dalla stanza il Capitano incrociò l'appuntato Paoloni che stava venendo da me con dei fogli in mano. – Maresciallo, vorrei farle notare una cosa - disse. – Cosa hai trovato? – Ho controllato i tabulati telefonici della sera in cui i ragazzi sono morti. – E allora? – Allora, partiamo dal presupposto che escano di casa mentendo su dove sarebbero andati e ammettiamo che siano insieme. Come mai Marco alle dieci chiama Dafne e resta al telefono con lei per venti minuti? – Eh... significa che fino alle dieci non erano insieme. Io vado a parlare con i genitori dei ragazzi, mi è venuta un idea.

Andai a far visita ai genitori di Marco. – Maresciallo ci sono novità? – domandò il padre. – Stiamo seguendo alcune piste, ma al momento non ci sono grossi sviluppi. I due poveretti apparivano stanchi e invecchiati. Ripeterono che Marco era uscito alle venti e di non aver notato in lui niente di strano. – Siete in grado di ricordare quante volte, nell'ultimo mese, Dafne è venuta a cena a casa vostra? Per quanto provati dal dolore, furono molto scrupolosi nel ricordare. Segnai tutto sul mio taccuino e mi congedai per recarmi dai genitori della ragazza. Sentii una gran pena per la madre di Dafne, così affranta da non riuscire ad alzare lo sguardo su di me; e le notizie che stavo per dare non sarebbero state certo di conforto. Possibile?– si meravigliò quando comunicai che la figlia era incinta. – Mi dispiace che veniate a saperlo così, ma non ci sono dubbi. – Oh mio Dio, – si disperò lei – perché non si è confidata con la sua mamma? Mi dispiaceva ingannarli, ma non dissi niente sull'omicidio di Dafne; avevo deciso di non rivelare la vera causa della sua morte fino a quando non avessi avuto delle certezze. Azzardai una prudente allusione a Giulio, ma per risposta ottenni solo degli sguardi straniti. – Maresciallo, ci scusi ma per oggi può bastare. Siamo già abbastanza provati - disse il padre.

 

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4 Risposte

  1. "Cosa" ha detto:

    Scorre così bene che si rimane male a scoprire che dura solo 10 pagine!
    Hai la capacità di trasmettere emozioni….una caratteristica di chi ha la scrittura nel sangue …oppure, di chi ha una bella anima………….
    Molto bello.
    Aspettiamo tutti il tuo primo libro!

  2. piera ha detto:

    Oltre aver letto il libro del quale gli ho gia scritto i complimenti ho letto i racconti ambedue avvincenti migliore pero la divisione in capitoli ora aattendo il secondo libroo

    • Fiorenzo Fiorenzo ha detto:

      Grazie.
      Sì, concordo con lei, del resto questo racconto è stato il primo che ho scritto, con uno stile ancora da maturare.

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