La quercia

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Passeggiavo per casa con in mano una birra. Anche se la teoria del Capitano sembrava quadrare, non ero affatto convinto. O forse, mi sentivo umiliato per non essere riuscito a risolvere il caso. Stavo scegliendomi un libro, visto che la lettura riusciva sempre a rilassarmi, quando suonò il cellulare: era il medico legale. – Maresciallo, si ricorda quando le dissi che i morti parlano più dei vivi? – Si dottore. Le hanno detto altro? – Sì. Mi hanno ricordato che non si deve trascurare il lavoro fatto dai vivi sulla scena del crimine. – Oddio dottore, non sono in vena di indovinelli. – Il fatto è questo. Stavo archiviando il materiale dei due ragazzi, quando sotto gli occhi mi sono cadute le foto fatte sulla scena del delitto. Bene, non so come abbia fatto a non notarlo prima, ma quando ho visto l’immagine del ragazzo ho subito realizzato. – Dottore – dissi stizzito – venga al sodo. – Vede, lo studio della scena del crimine è antico. Lo sa che il primo trattato risale al 1247? Ha mai sentito parlare di Sung Tz’u? – Dottore può darsi, ma in questo momento ricordo a malapena il mio nome. – Le cito questo breve passo del suo trattato: “...Dove la vittima si è veramente tolto la vita, utilizzando una corda o qualcosa di simile per impiccarsi, la carne dove la corda si incrocia dietro le orecchie sarà di un colore rosso intenso, gli occhi appariranno chiusi, le mani serrate a pugno...” – E quindi, dottore? – Marco aveva le mani aperte. Attaccai con il medico legale e chiamai subito il Capitano. – Capitano, le chiedo il permesso di sentire ancora Giulio. – Non se ne parla nemmeno. Anzi, cerchi di farmi avere il rapporto sul tavolo entro domani. – Capitano, per favore. Le prometto che gli farò solo qualche domanda e se non sarà come credo, stilerò il rapporto come dice lei. Ma mi dia questa possibilità. – È proprio un rompi coglioni Maresciallo. Ok, ma stia attento a quello che fa, non possiamo perseguitare un ragazzo così, specialmente se è figlio del Sindaco. – Non accadrà. Grazie Capitano.

Il giorno dopo, nella saletta degli interrogatori, Giulio era in compagnia del suo avvocato. – Allora, cosa vuole ancora dal mio cliente. Le ha già detto quello che sapeva. Ero in piedi e camminavo intorno al tavolo. Loro due, seduti, mi seguivano con lo sguardo. – Come faceva a sapere che Dafne è stata uccisa? – iniziai all’improvviso. – Non lo sapevo infatti. – La volta scorsa ha detto: “io non l’ho uccisa, quando è andata via era ancora viva”. Le rifaccio la domanda: come faceva a saperlo? Giulio abbassò lo sguardo. – Magari glielo avete messo in bocca voi, Maresciallo – disse l’avvocato. Mostrai a Marco le foto che mi aveva dato quella mattina il medico legale. – Vede, qui Marco ha le mani aperte. Strano, se si fosse suicidato avrebbe dovuto averle chiuse a pugno. Giulio, non è andata come ci ha detto, vero? Giulio rimase in silenzio, l’avvocato gli faceva cenno di non parlare.

 

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4 Risposte

  1. "Cosa" ha detto:

    Scorre così bene che si rimane male a scoprire che dura solo 10 pagine!
    Hai la capacità di trasmettere emozioni….una caratteristica di chi ha la scrittura nel sangue …oppure, di chi ha una bella anima………….
    Molto bello.
    Aspettiamo tutti il tuo primo libro!

  2. piera ha detto:

    Oltre aver letto il libro del quale gli ho gia scritto i complimenti ho letto i racconti ambedue avvincenti migliore pero la divisione in capitoli ora aattendo il secondo libroo

    • Fiorenzo Fiorenzo ha detto:

      Grazie.
      Sì, concordo con lei, del resto questo racconto è stato il primo che ho scritto, con uno stile ancora da maturare.

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