L’Incipit

“It was a dark and stormy night; the rain fell in torrents…”
Immagino avrete riconosciuto la frase, presa dal racconto “Paul Clifford” di Edward Bulwer-Lytton pubblicato nel 1830.
Sicuramente vi sarà più familiare in italiano: “Era una notte buia e tempestosa…” anche se la sua fama è dovuta a Snoopy, il simpatico Beagle nato dalla matita di Charles M. Schulz.

Ho iniziato questo articolo citando la famosa frase perché è venuto il momento di affrontare il tema dell’incipit.

Che cos’è un incipit?
Un incipit è l’inizio di qualcosa, nel nostro caso di un racconto (o di un romanzo).
Perché gli viene attribuita così tanta importanza?
Il motivo è semplice: saranno queste poche righe a far decidere il lettore se proseguire o no nella lettura.  E sempre qui verrà deciso se “fidarsi” dell’autore e quindi acconsentire che la capacità critica sia abbandonata, riposta in un angolo. Abbiamo parlato, nell’appuntamento precedente, della sospensione dell’incredulità, del patto narrativo che avviene tra lettore e autore.
Bene, è proprio nell’incipit che accade questo. Sia chiaro, ciò non significa che un romanzo con un ottimo esordio risulti poi bello nella sua interezza.
Tuttavia, riuscire a catturare l’attenzione fin dalle prime righe e fare in modo che il lettore non abbandoni il vostro scritto, è sicuramente un buon punto di partenza.

Perché scrivere l’incipit in un modo rispetto ad un altro?

La risposta a questo quesito è molto importante perché è dal modo in cui realizzeremo il nostro incipit che indirizzeremo chi legge in un senso anziché in un altro.
L’incipit dev’essere funzionale alla narrazione, deve accompagnare il nostro lettore nell’universo che abbiamo creato per lui. Più che far conoscere fatti e personaggi, deve introdurre l’atmosfera del romanzo o racconto.
Cosa significa questo?

“Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che mi interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. E’ un modo che io ho di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione.”

Così Herman Melville da inizio al suo MobyDick o la balena.

Questa traduzione di Pavese è uno degli incipit più noti della storia della letteratura. Nel caso appena citato ha una funzione simbolica oltre ad essere funzionale. Ismaele, in quanto nome biblico, dà un segnale forte alla storia che ci porta sulla strada dell’interpretazione di una metafora.
I personaggi e l’ambientazione del romanzo ruotano nell’universo cristiano e hanno una forte valenza metaforica. Si può quindi tranquillamente affermare che con “Chiamatemi Ismaele”, l’autore ci dà un assaggio di quelle tematiche e logiche che incontreremo nell’arco di tutta la narrazione.

Tipologia di Incipit

Esistono vari metodi per costruire un incipit. Ovviamente molto dipende da come vorremo raccontare la storia.

1) Descrizione del contesto: far iniziare il racconto descrivendo il luogo in cui si svolgerà la vicenda o comunque parte di essa. Ovviamente questo tipo di incipit va bene per quelle storie in cui il contesto ha un’importanza rilevante sulla storia che verrà raccontata.
Esempi di incipit del genere ne abbiamo molti.
Uno su tutti, per esempio, I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni «Quel ramo del lago di Como […]»
Nel racconto di Thomas Mann, Tonio Kröger (1903), possiamo invece notare un effetto quasi cinematografico:
«Il sole invernale non era che un pallido chiarore, lattiginoso e stanco, dietro le coltri di nubi sulle vie raccolte della città. I vicoli chiusi dai frontoni delle case erano bagnati e percorsi dal vento, e di tanto in tanto vi cadeva una specie di grandine molle, né neve, né ghiaccio. La scuola era finita. I ragazzi, finalmente liberi, fluivano a schiere per il cortile lastricato e, usciti dal cancello, si separavano e allontanavano in fretta, a destra e a sinistra»
È come se fossimo dietro una telecamera che riprende prima il cielo, poi i vicoli e infine i bimbi fuori da scuola. Si parte da un’immagine generale fino ad arrivare al particolare.

2)  Descrizione di un personaggio: simile al punto precedente, ma in questo caso verrà descritto un personaggio: in genere il protagonista. Questo modo di scrivere l’incipit viene utilizzato soprattutto quando si vuole far identificare fin da subito il lettore con il personaggio, o viceversa lo si vuol fare allontanare da esso.
È il caso di Emma, di Jane Austen (1815): «Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, con una casa confortevole e un carattere allegro, sembrava riunire in sé il meglio che la vita può offrire, e aveva quasi raggiunto i ventun’anni senza subire alcun dolore o grave dispiacere»

3)  In Media Res: senza troppi preamboli la narrazione inizia con un’azione, con un evento, con un fatto compiuto o che si sta compiendo.
Il primo esempio che mi viene in mente è quello di Franz Kafka con La metamorfosi (1915): «Una mattina Gregorio Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato in un insetto mostruoso. […] “Che mi è accaduto?”, pensò. Non era un sogno»

Esistono anche altre forme di incipit, in cui prima di entrare nel vivo della storia, l’autore ci regala pensieri filosofici, considerazioni dell’io narrante o dell’autore implicito.
È il caso per esempio di L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera:
«L’idea dell’eterno ritorno è misteriosa, e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell’imbarazzo: pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà così come l’abbiamo già vissuta, e che anche questa ripetizione debba ripetersi all’infinito! Che significato ha questo folle mito?»

Altri sono di assoluta atmosfera come il caso di Lolita, di Vladimir Nabokov:
«Lolita. Luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere al terzo, contro i denti. Lo.li.ta.».

Qual è il migliore?

Beh, non c’è un modo migliore di un altro, semmai esiste quello giusto per una determinata storia. Anzi, sarebbe più corretto dire che la scelta dovrebbe ricadere sull’incipit che riesce semplicemente e naturalmente a creare l’atmosfera desiderata.

Uno dei nodi che dobbiamo inevitabilmente sciogliere quando ci troviamo a decidere come cominciare un racconto è quello della posizione temporale della narrazione.
Cosa intendo dire con questo?
Semplicemente che bisogna scegliere in quale ordine vogliamo raccontare gli avvenimenti.

Anche questo tipo di decisione dipende dalle sensazioni ed emozioni che vogliamo trasmettere.
Per spiegare questo concetto occorre però aprire una parentesi su un argomento importante ai fini della narrazione.

Fabula e Intreccio

La fabula altro non è che l’esposizione dei fatti avvenuti in ordine cronologico. L’intreccio invece è il modo in cui questi stessi fatti vengono narrati.
Facciamo un esempio.
Nel caso di un racconto biografico, la fabula altro non è che il percorso di vita dalla nascita alla morte del personaggio stesso, l’intreccio invece è il modo in cui lo scrittore decide di raccontare la sua vita.
Infatti questa potrebbe essere narrata partendo dalla nascita, ma anche da un accadimento particolare avvenuto all’età di cinquant’anni. Addirittura potremmo decidere di far iniziare il tutto dalla fine, ossia dal momento della sua morte.
Appare quindi chiaro che l’incipit deve essere concepito in modo adeguato, in base alle impostazioni che l’autore vuole dare alla storia.

Adesso vi invito a fare un esercizio.
Prendendo l’idea che avete elaborato nell’esercizio dell’appuntamento precedente, realizzate l’incipit. Provate a creare incipit che siano di diversa natura, magari utilizzando la prima persona e la terza oppure cambiando il punto di vista.
Fatene uno in media res, un altro che sia la descrizione del luogo o del personaggio, oppure provate a scrivere un esordio di un potenziale racconto o romanzo partendo da un vostro pensiero.

Vedrete come la storia vi apparirà differente sia nelle atmosfere che, udite udite… nell’intenzione. Sì, infatti anche il modo di scrivere un incipit potrebbe condizionare il seguito del racconto. Mi pare ovvio che se non dovesse essere conforme alla vostra idea, quell’incipit non sarà la vostra scelta finale.

Provate a scrivere almeno dieci righe per ogni incipit, e poi rileggete, provando a immaginare come potrebbe proseguire la storia, in base alle sensazioni che questo riesce a darvi.

Concludo ricordandovi che “scrivere è sempre un buon esercizio per imparare a scrivere”

Alla Prossima