L’Indizio – Capitolo 12

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De Simone tornò all'Università. Nonostante nulla lasciasse intendere che la cattura di Rovini potesse essere imminente, il suo umore era positivo. Era convinto che il salvataggio di Bianca avesse causato un contraccolpo psicologico al suo ex assistente, tale da renderlo  meno sicuro di se. Mentre oltrepassava la soglia dell'aula magna, in cui avrebbe tenuto la lezione, pensò a quello che Bianca gli aveva confidato quella mattina prima di uscire: "Oggi lascio il mio fidanzato.  Non ha più senso per me rimanere con lui." Lo sguardo del professore divenne all'improvviso serio, e Bianca lo interpretò come sintomo di preoccupazione, tanto che si apprestò a precisare:"Tranquillo Giulio, non ho intenzione di trasferirmi da te. E nemmeno ti chiedo di impegnarti. Ma stare con lui non aveva senso prima, figuriamoci adesso. Quello che mi è successo mi ha convinta a dare una svolta alla mia vita." Un sorriso sornione  gli spuntò sul viso. Tutto sommato, pensò, se lei era l'unica che era andata oltre le due scopate, rimanendo nella sua vita, un motivo doveva pur esserci. Svegliarsi accanto a lei, quella mattina, aveva dato ai pensieri e alle sue parole un senso diverso. Un senso a cui non aveva mai pensato prima. Entrato in aula andò dietro alla cattedra. Tirò fuori il suo portatile dalla borsa e lo collegò al proiettore. La lezione che aveva in programma quel giorno necessitava di immagini. «Ehi professore, tutto bene? Come sta?» domandò uno studente passandogli davanti. «Bene, grazie. Tra poco iniziamo, si metta pure seduto.» «Ma poi, quella faccenda del suo assistente come è andata a finire?» De Simone guardò lo studente negli occhi. Per la prima volta, da quando era cominciato tutto, si sentiva spogliato della sua privacy. Quella  che credeva essere una questione assolutamente personale, era divenuta in realtà di dominio pubblico. «Lo saprà quando sarà tutto finito» rispose secco. Attese che tutti gli studenti prendessero posto nell'aula e azionò il proiettore. «Questo caso risale ai primi anni del duemila.» L'immagine sullo schermo dietro la scrivania mostrava il cadavere di una giovane donna ritrovato sul fondo di un dirupo. La maglietta e il reggiseno erano al loro posto, ma il corpo della vittima era nudo dalla vita in giù. «Alcuni indumenti furono ritrovati nel torrente vicino. I jeans  erano stati lacerati con un oggetto tagliente, partendo dalla parte inferiore fin sopra le ginocchia.» Il professore, premendo sulla barra spaziatrice del pc, faceva seguire altre immagini che illustravano perfettamente tutto quello che stava spiegando. «Come potete notare,  il luogo dell’aggressione, la scena del delitto e il luogo di ritrovamento del cadavere, coincidono con lo stesso posto. E non è tutto qui. L’arma del delitto è occasionale: vale a dire  i pugni, per assumere il controllo della vittima, e le braccia, usate per strangolare.» Terminate le immagini da mostrare, De Simone si appoggiò alla cattedra dando le spalle allo schermo. « L'aggressione è stata improvvisa e il corpo è stato lasciato sulla scena con tentativi minimi di nasconderlo. Tutti elementi questi che denotano casualità e disordine, caratteristiche tipiche di un offender disorganizzato.» Si avvicinò agli studenti seduti in prima fila. «Chi sa elencare qualche aspetto distintivo di questi casi?» Alcune braccia si alzarono. De Simone osservò i ragazzi smaniosi di dire la loro. Decise che a parlare per prima sarebbe stata una ragazza. La indicò con un dito invitandola a prendere la parola.. «Spesso il maniaco conosce le vittime.» «Offender. Cercate di usare una terminologia adeguata dato che vorreste fare questo lavoro. Comunque sì, spesso si tratta di una vittima occasionale che si trova nelle vicinanze della sua residenza oppure del suo posto di lavoro.» Guardò in direzione di un altro studente che aveva in precedenza alzato la mano. «Che altro si può aggiungere?» «Studiando la vittimologia di casi del genere», intervenne un ragazzo dall'aria molto sveglia «si può dire che il fattore  di rischio della vittima è situazionale, ossia che il solo fatto di attraversare il cammino dell'offender eleva il rischio del soggetto.» «Bene, tutto corretto. Ma cosa sapete dirmi dell'offender? Quali caratteristiche potrebbe avere il colpevole di quel crimine?» indicò lo schermo che stava ancora visualizzando l'ultima immagine mostrata in precedenza. «La  ricerca della potenziale vittima si limita  alla sua area geografica perchè spesso agisce d'impulso a causa dello stress» suggerì una giovane donna. «Esatto...e poi?» Il professore prese ad incalzare gli studenti. Questi, dal canto loro, proponevano le idee frutto delle conoscenze ricavate dai libri di testo che lo stesso De Simone aveva imposto loro di studiare. «Non si allontana dalla sua zona perchè  si sente sicuro in un ambiente a lui familiare» continuò uno studente. «È in genere socialmente inetto. Vive da solo o con una figura genitoriale» proseguì un altro. «Dimostra mancanza di abilità interpersonali.» «È considerato strano da coloro che lo conoscono.» «È trasandato, disordinato e ha strane abitudini notturne.» De Simone annuiva con la testa sorridendo. «Senza che ve ne rendiate conto, anche se in modo molto generico, state tracciando un profilo. State facendo quello che viene definito un Criminal Profile.» «Fico!» commentò un ragazzo ad alta voce. «Ovviamente maggiore è il dettaglio con cui analizziamo scena del crimine, cadavere e modus operandi, più alto è il grado di definizione dell'offender.» Tornando verso la cattedra continuò: « L'offender disorganizzato in genere non si preoccupa di occultare indumenti macchiati di sangue, scarpe o altri oggetti incriminanti. E spesso, durante le perquisizioni, non è raro rinvenire souvenir che l'aggressore ha tenuto con se per  ricordare l'avvenimento e alimentare le sue fantasie. Ecco perché è necessario prestare la massima attenzione nel redigere la  richiesta del mandato e nel procedere seguendo le regole. Non si può rischiare di trovare elementi fondamentali ma di  non poterli poi utilizzare in fase dibattimentale in tribunale.»
 

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