L’Indizio – Capitolo 14

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Nella stanza c'era un frenetico via vai di persone: agenti della scientifica, operatori sanitari, ufficiali delle forze dell'ordine. Tutti stavano adempiendo al loro dovere. Pacini era vicino alla moglie che, stesa sulla barella, veniva fatta salire sull'ambulanza per essere portata all'ospedale. Le avevano riscontrato varie ecchimosi su tutto il corpo e sicuramente aveva subito violenza sessuale. Il volto del Pubblico Ministero era visibilmente sofferente. Provava un forte senso di colpa per quello che era accaduto alla compagna. «Lei non c'entrava niente» borbottò guardando il professore. De Simone non proferì parola. Non sapeva cosa dire e decise che, in quelle circostanze, la miglior cosa da fare era restare in silenzio. Del resto, nonostante fosse anche lui una vittima, non poteva fare a meno di sentirsi responsabile. Pacini salì sull'ambulanza proprio mentre un agente della Polizia chiese al professore di seguirlo. Guardò il PM, accennò un saluto con la testa e, mentre le portiere dell'ambulanza venivano chiuse, si voltò. «Abbiamo un problema» confidò il Commissario al professore. Davanti ai suoi occhi c'era un sacco nero nel quale era stato riposto il cadavere, pronto per essere portato al reparto di medicina legale. Il Commissario abbassò la chiusura lampo lasciando che la sacca si aprisse rendendo visibile il volto dell'uomo. «Ma che cazzo...» furono le prime parole che De Simone pronunciò. «Già. Capisci da solo che questo è un grosso guaio.» «Chi è quest'uomo?» «Non lo sappiamo, ma di sicuro non è quello a cui stavamo dando la caccia. Questo non è il cadavere di Rovini.» De Simone non riusciva a capire cosa fosse successo. Erano arrivati in quel posto perchè avevano rintracciato il telefono da cui aveva effettuato la chiamata Rovini. Evidentemente Pacini, durante l'operazione della Polizia, era entrato nella stanza e aveva visto quell'uomo che con ogni probabilità  stava violentando la moglie. Per questo motivo, accecato dalla rabbia, aveva estratto la pistola e aveva sparato. Ma perchè quell'uomo non era Rovini? In auto, mentre faceva ritorno verso casa, De Simone tornò a riflettere su tutto quello che era successo quel giorno.  Un particolare lo attirò: l'uomo ucciso era molto simile, sia come corporatura che nel look, a Rovini. Più ripensava a tutto questo, più si convinceva che ancora una volta tutto era accaduto seguendo la precisa regia del suo ex assistente. Ma perchè aveva attuato quel piano? Che cosa aveva ottenuto? Entrato a casa si gettò sul letto, rimanendo per alcuni minuti a fissare il soffitto in silenzio. Si sentiva stanco, svuotato. Avrebbe voluto far terminare tutto all'istante. Non ce la faceva più a rincorrere un pazzo psicotico che, per un motivo a lui ancora sconosciuto, aveva deciso di farlo partecipe di un gioco in cui, però, la gente moriva davvero. Prese il telefono e chiamò Pacini. Voleva avere notizie della moglie. «Ho combinato un bel casino, vero?» la voce del Pubblico Ministero era abbattuta. «Hai saputo che l'uomo a cui hai sparato non è Pacini?» «Sì. Infatti mi hanno tolto il caso.» «Che cazzo dici?» sbottò De Simone. «Quello che ho detto. Hanno aperto un'inchiesta sul caso. Ho sparato a un uomo che non era quello che ci aveva telefonato. La cosa assurda è che per il momento, secondo loro, è ancora da stabilire se mia moglie, al momento del mio intervento, stesse subendo o no violenza sessuale.» «Ma che stronzate sono queste? C'è stata una vera e propria operazione di Polizia, non è che abbiamo agito da soli.» «Infatti mi hanno sollevato dal caso perchè tra le ipotesi c'è anche quella che io possa aver sfruttato la mia posizione per affari personali.» «No aspetta... Affari personali? Ma Simona era stata rapita, e poi c'è la telefonata di Pacini.» «Fatta al cellulare di mia moglie da un telefono che non risulta essere intestato a Rovini.» «Ma la voce era la sua...» «E l'abbiamo sentita solo noi due.» «Quindi, fammi capire... di cosa ti accusano?» «Di niente... non sono accusato di niente, ma mi hanno tolto il caso perché ci sono molte questioni da chiarire. Ho ucciso un uomo nel corso di un'operazione in circostanze ancora da accertare. Per di più io non sarei dovuto stare davanti a tutti gli altri.» «Quindi adesso chi si occupa del caso?» «Non lo so... ma non io.» In quel momento a De Simone venne in mente l’immagine della lettera ricevuta insieme alle fotografie. In particolare una frase ricorreva nella sua testa insistentemente:

Questo indizio, ti porterà a me… da solo.

«E questo è quello che voleva lui» affermò il professore. «In che senso Giulio?» «Ti ricordi la lettera vero? Quelle parole dicevano che l’indizio mi avrebbe portato a lui, da solo. Voleva escluderti dal caso. Sa benissimo che adesso non ho nessuno con cui condividere il suo gioco.» «Qualcuno al posto mio ci sarà comunque.» «Ma non sarai tu... e io non mi fido di nessun altro. Visto che ogni volta c'è in gioco la vita di qualcuno, ho anche bisogno di potermi muovere come meglio credo.» «Quindi adesso che farai?» «Ancora una volta lui ci sta pilotando, e non posso far altro che aspettare la sua prossima mossa.» «Sta attento Giulio» avvisò Pacini «ho la sensazione che lui abbia come suo unico obiettivo, te.» «Lo so, l'ho sempre saputo. E cercherò di fare in modo che sia il suo più grande errore.»
 

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