L’indizio – Capitolo 3

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De Simone era un volto noto anche negli uffici della Procura e i giudici che ci lavoravano lo salutavano come se fosse un collega di lunga data. In effetti in più occasioni il professore era stato indispensabile. Non solo aveva una grande conoscenza nel campo della criminologia, ma le sue capacità deduttive lo avevano spesso portato a formulare ipotesi che si erano rivelate, in seguito, esatte. Negli anni aveva contribuito in maniera determinante alla cattura di sei assassini, tra cui due famosi serial killer. La fronte corrugata del Pubblico Ministero era un chiaro segnale della difficoltà del caso. Quando vide De Simone, accettò con piacere di farlo entrare nel suo ufficio. «Non abbiamo molto al momento» spiegò il PM «purtroppo la vittima non aveva nessun documento con sé e sembra che nessuno conosca questa ragazza» Sconsolato invitò De Simone a sedersi e continuò: «Inoltre, non è stata denunciata la scomparsa di alcuna ragazza che assomigli a lei» indicò la foto della giovane che aveva sulla scrivania. «Quindi non abbiamo nessuna traccia. Ma all'Università...» «Per il momento non si è fatto avanti nessuno» lo interruppe il PM «E se non sappiamo nemmeno il nome di questa poveretta, non possiamo controllare i dati che ha lasciato quando si è immatricolata. L'Università non ha un database fotografico.» «In conclusione, se nessuno si farà vivo, sarà già un bel problema identificare il cadavere» concluse De Simone. «Tu non hai idea di chi possa essere, giusto?» Quella domanda gelò il sangue di De Simone. Mascherò il suo stato d'animo e il suo imbarazzo fingendo di concentrarsi sulla foto nel tentativo di ricordare qualche dettaglio. «Sai, i miei corsi sono frequentati da centinaia di studenti. A meno che non si tratti di ragazzi con cui ho un'interazione diretta e ripetuta, è difficile che riesca a ricordarmi i particolari . Inoltre le lezioni sono appena iniziate.» «Sì, lo so. Spero solo che qualcuno l'abbia frequentata.» aggiunse il PM. De Simone si alzò dalla sedia. Non c'era altro da poter fare in quel momento. «Se qualcuno dei miei studenti mi contatterà , lo porterò qui da te.» «Sì, ti ringrazio e ti aggiornerò anch'io se ci saranno novità. Per il momento la scientifica sta analizzando il corpo, e speriamo che i residui trovati diano un riscontro positivo con i campioni che abbiamo in archivio. Ma ci credo poco...» «Sono state trovate tracce sul corpo?» domandò De Simone. Sapeva già che alcune tracce sarebbero state rilevate e soprattutto era consapevole che appartenevano a lui. In realtà la sua domanda aveva lo scopo di scoprire quanto e che tipo di materiale erano riusciti a recuperare. «Sì, residui di pelle sotto le unghie, chiaro segnale che la ragazza si è difesa, e anche dei peli pubici» Il PM allargò le braccia e proseguì: «Solo un colpo di fortuna potrebbe aiutarci. Avere un campione di DNA ma non sapere con chi confrontarlo è avvilente.» «Allora speriamo che la fortuna ci porti qualcuno che sappia indicarci almeno una pista da seguire» concluse De Simone. «Il Commissario Lari sta impiegando tutti i suoi uomini alla ricerca di informazioni sul passato di questa ragazza. Famiglia, amicizie, eventuali sue frequentazioni: dovrà pur saltar fuori qualche cosa. Questa giovane sembra sia comparsa dal niente e per di più, già morta» aggiunse Pacini. De Simone lo salutò stringendogli la mano e assicurandogli che avrebbe provato a parlare lui stesso con gli studenti del suo corso per capire se conoscevano o almeno avevano visto la ragazza. Era sicuro che, se fosse stata un'assidua frequentatrice della Facoltà, non era passata inosservata. In realtà qualcuno che l'aveva vista c'era. E non si era solo limitato a vederla, ma ne aveva assaporato le labbra e le unghie affilate. Questo era il pensiero che martellava la testa di De Simone, da quando era uscito dalla Procura fino ad arrivare sotto casa. Era sempre più convinto di aver commesso un errore a non dire niente subito, ma ormai era troppo tardi. Non aveva alternative, doveva continuare per quella strada. Trovare il vero colpevole era diventata l'unica soluzione a quel pasticcio. Di una cosa era certo: non avrebbe più avuto una storia con una studentessa, quella era una promessa che faceva a se stesso. E lui era un tipo che manteneva sempre le promesse. Per questo decise che doveva essere più preciso: non avrebbe più avuto una storia con una studentessa di cui non conosceva almeno il nome e cognome. Così era decisamente meglio. Del resto non doveva rendere conto a nessuno di ciò che faceva: non aveva una moglie e nemmeno una relazione stabile. Gli era sempre piaciuto sentirsi libero. Proprio grazie a questa sua totale indipendenza era riuscito a fare sempre quello che voleva. Prima una laurea in psicologia, poi i master in criminologia e le collaborazioni nelle indagini. Gli era capitato anche di essere ospite di trasmissioni televisive in qualità di esperto e come docente universitario era tra i più in vista di tutto l'Ateneo. Farsi qualche studentessa ogni tanto non era certo un reato. A patto, concluse il suo pensiero, che quelle ragazze restassero vive.
 

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