L’Indizio – Capitolo 5

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De Simone non riusciva a credere a ciò che stava vedendo. Più volte aveva chiuso gli occhi ripetendo dentro di se: "È solo un brutto sogno". Ma ogni volta che riapriva gli occhi si rendeva conto che non stava dormendo e tornava a visualizzare la lettera. Seduto alla sua cattedra si guardò intorno, scrutando le pareti e il soffitto dell'aula. Era convinto che da qualche parte dovesse esserci una telecamera: probabilmente una piccola webcam collegata ad un pc. Non la vide. Evidentemente, pensò, il suo persecutore doveva averla già tolta per non lasciare tracce del suo passaggio. Calmata la rabbia che gli aveva fatto perdere la lucidità, si concentrò sul respiro. Questa cosa lo aiutava sempre a pensare. Cercò di fare un quadro generale dell'uomo che lo stava perseguitando. Perché ne era certo: si trattava di un uomo. Era sicuramente più giovane di lui: almeno di una decina di anni. Quindi concluse che non doveva avere più di trent'anni. Conosceva la Facoltà, e anche molto bene perché non solo entrava e usciva liberamente, ma sapeva anche gli orari delle lezioni, dove si tenevano, e quali docenti le presidiavano. A questa deduzione era giunto con la logica. Gli aveva fatto trovare la lettera sulla cattedra, quindi sapeva con certezza che De Simone sarebbe stato il primo ad entrare nell’aula e a sedersi dietro quella scrivania. Ma una domanda lo tormentava: perché questo tizio ce l'aveva con lui? Si sentiva di escludere, con certezza, che si trattasse del classico psicotico in cerca di visibilità: non gli interessava che il mondo parlasse di lui. Tutto questo era qualcosa che doveva rimanere tra loro. Di sicuro voleva dimostrargli di essere superiore, più intelligente, più scaltro. Questo portò De Simone alla conclusione che, probabilmente, ci avesse già avuto a che fare. Magari era accaduto in uno dei vecchi casi che aveva seguito in passato. Decise quindi che, non appena fosse terminata la lezione di quella mattina, avrebbe recuperato il materiale archiviato sui casi a cui aveva lavorato. Doveva riguardare il tutto con la massima attenzione perchè il suo uomo, ne era certo, si trovava lì dentro. Aveva comunque una priorità al momento: capire quelle parole per lui prive di senso. Parole che continuava a rileggere.

Il Guardiano sorveglia la camera, ma non potrà evitare che la figlia sia morsa dal licantropo.

La figlia di un guardiano sarebbe stata uccisa. Non aveva la più pallida idea di cosa volesse dire quella frase, di quale tipo di guardiano potesse trattarsi o se il termine guardiano avesse un altro significato. La cosa certa era che gli rimaneva solo un giorno per risolvere l'enigma. Il licantropo può mordere solo quando c’è il plenilunio, e quella successiva sarebbe stata notte di luna piena.

 

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