L’indizio – Capitolo 6

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De Simone era elettrizzato all'idea di poter risolvere l'enigma in tempo. Uscito dal ristorante aveva salutato Bianca pregandola di perdonarlo e promettendole che le avrebbe fatto passare, nei giorni successivi, una bellissima serata. Non aveva tempo da perdere per spiegarle il motivo di quella fuga. Le avrebbe dovuto dire troppe cose.  Anche se lei non era come tutte le altre, non sapeva fino a che punto poteva fidarsi. Un invito a cena però se lo era meritato. Se era riuscito a capire il significato dell'indizio gran parte del merito era suo. Se lei non avesse insistito per andare fuori a cena insieme, non gli avrebbe mai proposto di accompagnarla alla mostra e lui non avrebbe mai associato Van Gogh all'indizio lasciatogli dal killer. Il Guardiano sorveglia la camera, ma non potrà evitare che la figlia sia morsa dal licantropo. De Simone giunse alla conclusione che il guardiano non sorvegliava la camera della figlia, ma “La camera di Vincent ad Arles”. Il professore amava l'arte moderna e contemporanea e, anche se non era il suo pittore preferito, apprezzava Van Gogh. Conosceva bene quel piccolo quadro raffigurante la sua camera da letto. Il suo ragionamento lo portò quindi a concludere che la vittima sarebbe stata senza dubbio la figlia del guardiano della galleria d'arte moderna. In particolare l'eventuale custode delle sale in cui era stata allestita la mostra di Van Gogh. Una volta capito il significato dell'indizio, De Simone aveva deciso la scaletta delle cose da fare. Innanzi tutto avrebbe dovuto identificare la compagnia di sorveglianza che si occupava della vigilanza al museo. Sapeva che ogni cinque anni il comune emanava il bando di gara per appaltare il servizio di portineria e custodia della galleria d'arte moderna. Per sapere chi in quel momento svolgeva il servizio gli sarebbe bastato interpellare una sua conoscenza degli uffici comunali. Anche se l'ora era tarda provò a telefonare. Una voce non del tutto carica di vitalità gli rispose: «Pronto.» «Luciano, sono Giulio, scusa se ti chiamo a quest'ora. Spero che tu non stessi dormendo.» «No, tranquillo, stavo guardando un film. Dimmi tutto...» «Puoi dirmi chi ha il servizio di sorveglianza della galleria d'arte moderna?» «Perché vuoi saperlo?» domandò Luciano. Il professore restò in silenzio quel tanto che bastò per far capire a Luciano che probabilmente non poteva parlarne. «Ok, forse ha a che fare con qualche indagine, giusto?» riprese Luciano, «comunque lo ricordo molto bene. È la C.V.G che ha vinto il bando proprio poche settimane fa.» «Grazie Luciano, ti devo un favore. Buonanotte.» Soddisfatto di quel primo passo, De Simone decise di non fermarsi. Voleva arrivare a sapere il nome della vittima quella sera stessa. Per farlo però aveva bisogno di contattare qualcuno all'interno della C.V.G. Guardò l'ora: 23:30. A quell'ora forse gli uffici non erano completamente chiusi.  Se qualcuno magari lo avesse riconosciuto, avrebbe potuto sperare in una collaborazione. La centrale del C.V.G era collocata in una piccola palazzina al piano terreno. I piani superiori erano invece occupati da una filiale assicurativa. L'ingresso principale era costituito da una grande porta a doppi vetri. De Simone poté rendersi subito conto che due uomini erano seduti dietro ad un bancone. Provò ad entrare ma la porta era chiusa. Suonò il campanello che aveva sulla destra e si accorse che i due uomini all'interno indirizzarono lo sguardo verso di lui. Un attimo dopo la porta si sbloccò permettendo a De Simone di entrare. «Salve ragazzi, sono il Professor De Simone» esordì quando fu vicino ai due uomini. Aveva deciso di presentarsi subito perchè sperava che almeno uno dei due, sentendo il suo nome, potesse riconoscerlo. Invece come risposta ottenne un atteggiamento scocciato, tipico di una persona che viene disturbata mentre sta facendo qualche cosa di interessante. Notò i due piccoli televisori appoggiati sul bancone e intuì che stessero guardando qualcosa alla tv: magari un film. «In cosa possiamo esserle utile? L'Agenzia a quest'ora è chiusa.» disse uno dei due uomini. «Sì, lo so. Ma ho bisogno di aiuto. Sto indagando a un...» «Ah, è un agente?» intervenne l'uomo. «No, non sono un agente» rispose De Simone. «Ho capito, un investigatore. Mi spiace ma non possiamo esserle utile» concluse l'altro uomo rimettendosi seduto. De Simone restò fermo alcuni attimi, cercando di elaborare in fretta una strategia per potersi far dare le informazioni di cui aveva bisogno. «Un vostro collega potrebbe essere in pericolo» tagliò corto De Simone, sperando, con queste parole, di riuscire a ricevere l'attenzione dei due. «Che cosa vuole?» domandò il più anziano visibilmente contrariato. «Ho solo bisogno di un'informazione. Vorrei sapere i nomi di coloro che saranno di turno domani alla galleria d'arte moderna e chi, tra quelli impegnati nel servizio, ha una figlia.» «Se ne vada, prima che la prenda a calci nel culo» minacciò l'uomo. De Simone capì che non avrebbe ottenuto niente da quei due personaggi. Si voltò e, dopo aver accennato un saluto con la testa, se ne andò.
 

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