L’indizio – Capitolo 8

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De Simone aveva imparato la lezione. Consapevole di avere nel PM Pacini un alleato, senza pensarci troppo decise di tornare indietro e coinvolgerlo fin da subito senza nascondergli più niente. Fu nell'attimo in cui si voltò che capì: due persone lo stavano pedinando e senza dubbio era stato il Pubblico Ministero a ordinarlo. Si chiese se lo stesse facendo seguire perchè non aveva creduto fino in fondo a ciò che gli aveva detto, e questo interrogativo lo turbò. Passò in mezzo ai due uomini e si rivolse a loro con tono amichevole: «Ragazzi, scusatemi, ma si torna indietro.» I due si scambiarono uno sguardo perplesso e sorpresi per essere stati riconosciuti, lo seguirono fin dentro la procura. «Quindi devo pensare che non sei affatto sicuro che io sia innocente» esordì De Simone una volta entrato nell'ufficio di Pacini. Il PM guardò i due uomini dietro il professore che, con ampi gesti delle mani, si scusarono con lui. «Ti riferisci a quei due agenti che avevano il compito di seguirti e soprattutto di non farsi notare?» De Simone sorrise e annuì con un gesto della testa. «Non credo che tu sia colpevole» riprese Pacini «L'ho fatto solo perchè non ero sicuro che tu avessi davvero intenzione di collaborare, e temevo che tu facessi di nuovo di testa tua. Per questo ho chiesto loro di pedinarti.» «E invece eccomi qui. Ho trovato questa sul parabrezza dell'auto» il professore gli mostrò la lettera. «Ti conosce bene, a quanto pare» constatò il PM. «Sono convinto che mi tenga d'occhio» rispose De Simone e, guardando i due agenti ancora in stanza aggiunse: «Ed è più bravo di voi perchè non sono mai riuscito a carpirne la presenza.» «Adesso comunque mandiamo la lettera alla Scientifica. Chissà che non ci siano delle impronte che possano condurci al nostro uomo.» La smorfia del Professore fece capire a Pacini che non credeva più di tanto alla possibilità di trovare qualche traccia. «Non ho capito» riprese il PM «che cosa voglia dire con: "Del resto, a volte lo è la notte anche quando non c'è neve".» «Credo che quello sia il nuovo indizio: da quelle parole, apparentemente senza senso, dovrei risalire al nome della prossima vittima ed al giorno in cui colpirà.» Restarono in silenzio alcuni minuti. Entrambi stavano riflettendo su quella frase enigmatica, alla ricerca dell'intuizione giusta che li avrebbe portati alla soluzione. Pacini si accarezzò la mascella. Un attimo dopo balzò in piedi: «Fredda!» esclamò. De Simone lo guardò perplesso. «Fredda, cosa?» domandò. «La notte: può essere fredda anche se non c'è la neve.» Il grugnito del professore fece capire al PM che non era convinto. «Non che sia sbagliato il ragionamento logico, ma non mi fornisce né un nome né un tempo» chiarì il docente. Passarono altri minuti di silenzio. Pacini muoveva le labbra come se stesse tenendo un discorso, ma senza emettere nessun suono. Continuava ripetutamente a rileggere mentalmente l'indizio. Dal canto suo, De Simone passeggiava nella stanza con le mani in tasca e capo chino. «Cazzo... No» imprecò il professore. Pacini lo guardò stupito: «Cosa ti...» iniziò una frase che De Simone gli bloccò sul nascere con un gesto della mano. Tirò fuori dalla tasca il cellulare e dopo aver selezionato un numero dalla rubrica portò il telefono all'orecchio. «Ehi, Giulio, che sorpresa» rispose una voce femminile. «Bianca, meno male. Senti, resta lì... Tra dieci minuti vengo a prenderti. Per favore, non aprire a nessuno che non sia io.» «Ma, perchè? Che succede, mi metti paura così» balbettò lei. «Ti spiegherò quando saremo insieme. Però adesso, ti prego, fai come ti ho detto.» Dopo aver ricevuto le adeguate rassicurazioni, De Simone chiuse la telefonata. Pacini lo stava osservando perplesso. «Bianca» iniziò a spiegare De Simone «la notte può essere tale anche quando non c'è neve. Tra due sere la città avrà la sua notte bianca: i negozi resteranno aperti e ci saranno spettacoli. E Bianca è il nome di una ragazza...» «Che con ogni probabilità è stata, o è ancora, una tua studentessa e con cui sei stato a letto» continuò Pacini. «Più o meno» rispose «comunque adesso vado.» «Aspetta, cosa vuoi fare? Veniamo con te» «No. Lui in qualche modo riesce sempre a sapere quello che faccio. Se vedrà voi insieme a me, capirà che abbiamo risolto l'indizio e probabilmente non farà nulla per questa volta. Facciamo cosi: la prenderò e la porterò nel mio appartamento, cercando di fingere che sia un normale appuntamento. Tu, cerca di mettere due agenti in borghese, più scaltri di quei due, a sorvegliare la casa. Se faremo le cose fatte bene riusciremo a catturarlo.»

 

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