L’indizio – Capitolo 9

image_pdfimage_print

"Bianca". Fu il primo pensiero che attraversò la mente di De Simone. Prese il telefono e la chiamò. Attese con il cellulare all'orecchio fino a quando una voce femminile lo invitò a lasciare un messaggio in segreteria. "Cazzo, cazzo, cazzo..." il rischio che stava correndo la donna fu il secondo pensiero che lo agitò tanto da togliergli il respiro. Chiamò il Pm Pacini. «Bianca è in pericolo. Avverti i tuoi uomini di salire per controllare che tutto vada bene» «C'è qualcosa che devi dirmi Giulio?» domandò il PM sospettoso. «Credo di aver capito chi è il nostro serial killer. Devo assolutamente fare un controllo qui in Facoltà e poi torno a casa. Tu assicurati che tutto sia a posto.» Aveva il battito del cuore quasi a regime tachicardico. Lo sentiva pulsare forte in gola. Cercò una busta di plastica, che trovò nella stanza dei DVD. Ci infilò in fretta il materiale trovato sulla cattedra e uscì. Attraversò tutto il corridoio che portava all'uscita della Facoltà guardandosi a destra e a sinistra. Finalmente trovò ciò che stava cercando: uno dei suoi studenti. «Professore, che ci fa qua?» domandò meravigliato il ragazzo appena si accorse che De Simone si stava avvicinando a lui. «Insegno, Mastracci» rispose. «Ma oggi ci avevano detto che la lezione era saltata per problemi personali.» «Sì, infatti oggi non riesco ad essere presente» precisò, «Rovini si è visto?» «Sì, è entrato in aula per avvisarci che la lezione non ci sarebbe stata e poi se ne è andato.» «Figlio di puttana» sbuffò De Simone. Lo studente lo guardò perplesso e un po' sorpreso per quell'uscita del professore. «Ovviamente non era riferito a te. Grazie Mastracci, ci vediamo alla lezione di domani.» Salito in macchina, De Simone contattò di nuovo Pacini. «E' il mio assistente cazzo. Non so come abbia fatto a non capire prima che avevo un collaboratore psicopatico» esplose senza nemmeno dare il tempo al Pubblico Ministero di dire "Pronto". «In che senso è il tuo assistente?» «Nel senso che il figlio di puttana che mi perseguita e che ha ucciso quelle ragazze è il mio assistente.» «E come fai a dirlo, Giulio?» «Ti spiego appena ci vediamo. Raggiungimi al mio appartamento.» «Sono già qui...» Quelle parole per poco non lo fecero sbattere contro un auto che procedeva nella direzione opposta. Ripreso il controllo, accelerò. Non chiese il motivo della presenza di Pacini al suo appartamento, ma non era necessario essere dei geni per capirlo. E la cosa lo gettò in un totale sconforto.

La vista delle auto della Polizia nel piazzale sotto casa sua trasformò il suo sconforto in rabbia. Erano tutti presenti: Pacini, il Commissario, gli uomini della scientifica e vari agenti. "T'ammazzo... cazzo come ti trovo ti faccio fuori a calci in faccia" pensò rabbioso De Simone. Mentre si stava avvicinando all'ingresso della palazzina dov'era situato il suo appartamento, gli si avvicinò Pacini. «Stiamo cercando di capire come abbia fatto ad entrare nel palazzo senza essere visto.» «Bianca?» domandò il professore, consapevole che la risposta non gli sarebbe piaciuta. «Non si trova. Probabilmente l'ha portata via» rispose il PM. «Allora forse è ancora viva.» sussurrò speranzoso De Simone. «Prima al telefono mi hai detto qualcosa riguardo il tuo assistente. Vuoi spiegarmi?» «C'è poco da spiegare. Lui è l'uomo che stiamo cercando e che ha già ucciso due ragazze» porse il sacchetto a Pacini e continuò «Qua dentro ci sono una parrucca, un paio di occhiali e la lettera che mi ha scritto. Questa è identica, come forma, alle altre che ho già ricevuto. Lasciandomi la parrucca e i suoi occhiali è come se si fosse tolto la maschera e me l’avesse buttata in faccia.» «Appunto, quello che non riesco a comprendere è come fai a dire che sia sua» «Perchè il colore, il taglio, la lunghezza e il profumo di quei capelli finti sono senza ombra di dubbio suoi, così come gli occhiali: sono gli stessi che ha sempre portato.» «Ok. Intanto direi di mandare il contenuto di questa busta alla scientifica: potrebbe contenere indizi importanti» Pacini passò il sacchetto agli agenti di Polizia. «Sai dove vive?» domandò. «No, non lo so. In effetti in tutto questo tempo, non ho mai avuto occasione di fargli visita né tanto meno di conoscere il suo recapito.» «Vabbè, non è un problema.» Il PM andò a parlare con il Commissario che stava coordinando il sopralluogo. «Ci farà avere a breve l’indirizzo del tuo assistente» comunicò Pacini al professore «Dubito che si sia nascosto in casa, però perquisire il suo appartamento è un primo passo che può tornarci utile» restò un attimo in silenzio prima di terminare la frase con un: «almeno spero.» «Ci vuole un mandato» aggiunse il De Simone. «Giulio, dimentichi che sono il Pubblico Ministero. In questi casi non ho nemmeno bisogno dell'autorizzazione del GIP»

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *