L’Indizio – Ultimo Capitolo

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De Simone arrivò a destinazione guidando come un pazzo. Almeno un paio di volte rischiò uno scontro frontale con i veicoli che andavano in senso contrario. Prima di scendere dall'auto prese il cellulare, scrisse il messaggio "Via Roveto 27" e lo inviò. In piedi, appoggiato allo sportello, osservò la piccola palazzina di fronte a lui. A fianco del portone d'ingresso c’era la targhetta con inciso il numero 27. Si avvicinò al citofono. Dei quattro campanelli presenti solo uno aveva il cartellino con il nome. Doveva entrare, ma non aveva idea di come fare né tantomeno sapeva quale fosse l'appartamento in cui probabilmente si trovava Bianca. Stava riflettendo se suonare a caso per farsi aprire, quando la serratura scattò e vide il portone aprirsi. Sentì la voce inconfondibile di Rovini, provenire dal citofono: «Ben arrivato, Professore. Secondo Piano.» Gli tremavano le gambe mentre saliva le scale di corsa. Non sapeva cosa aspettarsi. Soprattutto, non solo non aveva escogitato un piano, ma non aveva proprio nessuna idea di cosa avrebbe dovuto fare una volta entrato. Arrivato al piano, si trovò tra due porte. Non ebbe il tempo di chiedersi quale fosse l'ingresso giusto perché quella alla sua destra si aprì, restando accostata. Aveva capito che non gli restava altro da fare se non entrare. Con una mano spinse del tutto l’uscio e andò avanti muovendosi con lentezza. Si trovò davanti a un soggiorno pulito e ben arredato. Di fronte a lui si apriva l’ingresso ad un altro locale. Pensò che Bianca doveva trovarsi lì. Fece alcuni passi e sobbalzò quando udì la porta dietro di sé chiudersi con violenza. Fece per voltarsi, ma si sentì toccare la testa da qualcosa di freddo, metallico. «No.. continua ad andare avanti, Giulio.» Aveva dietro di sé Rovini che stava premendo la canna della pistola sulla sua nuca. Fu costretto ad andare verso la camera. Quando aprì la porta si trovo di fronte Bianca. Era seduta sul letto, con la parte inferiore del corpo nuda. Per un attimo pensò al peggio. Bianca dal canto suo, non appena vide il professore entrare nella stanza, si alzò di scatto. «Giulio, non mi ha fatto niente...» «Stai seduta troia» gridò Rovini spostando per un attimo la pistola dalla testa di De Simone e puntandola verso di lei. «Attento a come parli» ribatté il professore, che fece per voltarsi. «Non sei nella condizione di minacciare professore...» Rovini sferrò un violento colpo con il calcio della pistola sulla testa di De Simone, spingendolo verso Bianca. Il professore le accarezzò il viso e la guardò negli occhi per assicurarsi che non le fosse veramente accaduto niente. «Siete una bella coppia di piccioncini, sapete. Mi fate venire il diabete» li schernì Rovini. «Cosa vuoi ancora?» «Ancora? Giulio ma io ho appena iniziato.» «Perché ce l'hai con me?» domandò De Simone. «Lo chiedi? Vedi…è questo il tuo problema professore. Hai sempre guardato solo a te stesso e mai agli altri.» «Non credo di averti mai fatto niente.» «No? E tutte le volte che io lavoravo al posto tuo, chi si è sempre preso i meriti? Chi si intratteneva con le puttanelle grazie a tutto quello che io portavo avanti per te? Io avrei meritato qualcosa di più.» «Non ci credo. Non puoi aver ucciso quelle donne, fatto del male a tante persone, solo perché eri invidioso della mia posizione. Non è possibile. Deve esserci altro...» «Certo che c'è. Non ti sei mai accorto di quanto avrei voluto qualche attenzione in più da parte tua o qualche gratificazione. Tu invece non sei mai stato capace nemmeno di uscire una volta a cena con me.» «Tu non stai bene... devi farti vedere, Rovini» «Certo che non sto bene» puntò la pistola verso De Simone e concluse «ma ora starai male anche tu insieme a me.» «Colpisci me, se vuoi, ma lascia stare Bianca.» «No! Io voglio renderti la vita impossibile. Ucciderti sarebbe un sollievo per te.» Rovini indirizzò la pistola verso Bianca. «Se io sparassi a lei? Questo ti farebbe male, vero grande uomo?» De Simone guardò Bianca per un attimo. Le accarezzò il mento con le dita e si allontanò da lei. «Le vuoi sparare? Fai pure» il professore allargò le braccia «Vuoi colpire anche a me? Avanti vai fino in fondo. Purché tu ti decida, perché sono stanco di inseguire il tuo gioco del cazzo. Non ho più intenzione di assecondare la tua mente malata. Vuoi uccidere entrambi? Non indugiare più. Decidi in fretta però, perché voglio andarmene da qui.» Seguì un attimo di silenzio. Bianca guardava De Simone con ansia. Rovini abbassò lo sguardo per alcuni secondi. Iniziò a sorridere risollevando lentamente la testa. «Ci hai provato, Giulio. Ma non ha funzionato.» Puntò la pistola verso Bianca tenendo lo sguardo fisso su De Simone e le si avvicinò fino ad appoggiare la canna della pistola alle tempie. «Dille pure addio, eroe» Rovini pronunciò le parole sospirando.
 

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