L’indiziata – R. N. Patterson

Riuscire a scrivere un romanzo, in particolare un legal thriller, con al centro della trama la questione israelo-palestinese, farlo senza prendere le parti di una fazione o dell’altra, rimanendo il più possibile fedeli alla realtà, non è semplice. Riuscire a scriverlo bene con quelle razioni di suspence e di azione che si richiedono al genere, è ancora più difficile.

Patterson - l'indiziataNon ho dubbi sul fatto che molti troveranno qualcosa di sgradito in questo romanzo. I Fautori dell’una e dell’altra parte sono così presi dalla propria causa da trovare offensivo tutto ciò che ne differisce.” (R.N.Patterson)

Queste parole, scritte nelle note e nei ringraziamenti dell’autore, sono un’esatta sintesi di quanto sia rischioso affrontare un argomento come quello posto al centro di questo lavoro. Richard North Patterson riesce nell’intento, producendo un gran bel romanzo.

La vicenda inizia in modo classico.

A San Francisco viene ucciso il primo ministro israeliano, in procinto di concludere un trattato di pace con i palestinesi. Hana, una donna palestinese, viene accusata di essere una delle organizzatrici dell’attentato. David Wolfe è l’avvocato che si assume l’incarico di difenderla. A complicare le cose il fatto che l’avvocato sia ebreo e che abbia ambizioni politiche. Inoltre i due, ai tempi dell’università avevano avuto una storia. Sarà nel tentativo (non svelerò ovviamente il finale) di far assolvere la sua cliente che David inizierà una ricerca della verità che lo porterà ad affrontare un viaggio spingendosi fino in Israele, Cisgiordania e ai territori occupati.

È un thriller avvincente i cui pregi però non sono limitati a questo aspetto. Patterson dimostra grande perizia nella documentazione e nello studio di fatti trattati in maniera precisa (quando per esempio prende spunto dai tragici eventi di Sabra e Chetila). Potrei definirla una lezione di storia contemporanea, tra l’altro compiuta con un occhio il più possibile imparziale. L’autore non ha la pretesa di dare risposte. Racconta semplicemente una storia, ma nello stesso tempo insegna storia, facendoci conoscere una situazione a noi distante e forse proprio per questo incomprensibile. Ci rendiamo così conto di quanto sia lontana una soluzione in un conflitto in cui entrambe le parti sono sicure di aver ragione.

Per concludere un libro notevole, consigliatissimo, che oltre a regalarvi una storia ricca di suspence vi insegnerà molto su un mondo di cui si sente spesso parlare ma di cui forse si sa molto poco.




Una stanza piena di gente (D. Keyes)

keyes_una-stanza-piena-di-gente2940_img1Il 27 ottobre 1977, la polizia di Columbus, Ohio, arresta il ventiduenne Billy Milligan con l’accusa di aver rapito, violentato e rapinato tre studentesse universitarie. Billy ha vari precedenti penali e contro di lui ci sono prove schiaccianti. Ma, durante la perizia psichiatrica richiesta dalla difesa, emerge una verità sconcertante: Billy soffre di un gravissimo disturbo dissociativo dell’identità. Nella sua mente «vivono» ben 10 personalità distinte, che interagiscono tra loro, prendono di volta in volta il sopravvento e spingono Billy a comportarsi in maniera imprevedibile. Nel corso del processo si manifestano il gelido Arthur, 22 anni, che legge e scrive l’arabo; il timoroso Danny, 14 anni, che dipinge solo nature morte; il violento Ragen, 23 anni, iugoslavo, che parla serbo-croato ed è un esperto di karaté; la sensibilissima Christene, 3 anni, che sa scrivere e disegnare, ma soffre di dislessia; e poi Alien, Tommy, David, Adalana e Christopher. Così, per la prima volta nella storia giudiziaria americana, il tribunale emette una sentenza di non colpevolezza per infermità mentale. Tuttavia Billy rimane un rebus irrisolto fino a quando, durante il ricovero in un istituto specializzato, a poco a poco non affiorano altre 14 identità autonome, tra cui spicca «il Maestro», la sintesi della vita e dei ricordi di tutti i 23 alter ego. E proprio grazie alla sua collaborazione è stato possibile scrivere questo libro.

Mi sono imbattuto in questo libro grazie agli studi che ho intrapreso di psicologia e psichiatria. No, non sono un medico e non aspiro a  diventarlo. Semplicemente ho in progetto un nuovo romanzo, molto ambizioso, che andrà a trattare, tra le altre cose, anche quello che, nel DSM IV, viene definito disturbo dissociativo  dell’identità, conosciuto anche come disturbo della personalità multipla.
In Italia questo disturbo non è molto conosciuto e trattato, specialmente per quel che riguarda la parte forense. Io per primo, fino a poco tempo fa, la ritenevo più una leggenda metropolitana che un disturbo reale.
C’è da dire che il dibattito, tra chi ritiene che tale disturbo in realtà non esista e chi invece lo diagnostica e lo cura regolarmente, è ancora aperto.

Questo romanzo, scritto da Daniel Keyes, in realtà è una biografia, in quanto narra la vera storia di Billy Milligan, un ragazzo affetto dal disturbo dissociativo dell’identità, al cui interno convivono ben 24 personalità diverse.
Il romanzo è stato realizzato proprio grazie alla collaborazione di una delle personalità, Il Maestro, che era la fusione delle altre 23 personalità; in pratica il vero Billy Milligan.

Pubblicato nel 1981 negli States,  in Italia la prima edizione verrà realizzata solo nel 2009, questo a conferma di come questo caso clinico, nel nostro paese, non sia molto conosciuto.

Negli Stati Uniti, il caso di Billy Milligan ebbe una grande cassa di risonanza dai Media  perchè, per la prima volta in un processo, un imputato accusato di gravi reati fu assolto, nonostante gli fossero stati riconosciuti i reati commessi, perchè giudicato incapace di intendere e di volere al momento del reato.

Il romanzo ripercorre tutta la vicenda, dividendosi in tre parti, definiti libri nell’indice.

“Il tempo della confusione” è il primo libro: rivive la vicenda partendo dal giorno del suo arresto fino a quando, lo scrittore, intenzionato a scrivere la sua biografia, incontra Il Maestro, una delle personalità di Billy, il quale è l’unico che ha i ricordi completi per poter raccontare tutti fatti accaduti.

“Il Maestro” è il titolo del secondo libro, e come si evince dal titolo altro non è che la storia di Billy, dalla prima comparsa del disturbo, fino al suo arresto.

“Oltre la follia” è il terzo e ultimo libro in cui vengono narrati i fatti accaduti dopo il processo ed il suo rilascio.

Daniel Keyes (nato nel 1927 e morto nel 2014) è famoso per aver pubblicato nel 1959 “I fiori di Algenon”, un racconto di fantascienza, in seguito ampliato e trasformato nell’omonimo romanzo pubblicato nel 1966.
A partire dagli anni ’80 Keyes decide di dedicarsi prevalentemente alla non-fiction e con “Una stanza piena di gente” ottiene una nomination agli Edgar Award.

Questo non è solo un romanzo dall’alto valore umano, ma anche un vero e proprio saggio psicologico le cui basi vengono fornite da una storia vera. Un vero e proprio viaggio all’interno della psiche umana. Lo definirei geniale se questo lavoro fosse solo frutto della fantasia, in realtà risulta anche inquietante proprio alla luce del fatto che quella descritta è una storia reale.
Nonostante la struttura della narrazione sia quasi in stile reportage/documentaristica, la lettura scorre piacevolemente senza mai appesantire, nonostante l’argomento in taluni casi sia anche molto specifico.

È un libro che consiglio, sia a chi è appassionato di storie che hanno come protagonista la psiche umana, ma a chiunque voglia leggere una storia che ha dei risvolti crudi, veri, in una narrazione avvincente.

«Ci troviamo in una stanza buia. In mezzo a questa stanza, sul pavimento, c’è una chiazza di luce. Chiunque faccia un passo dentro la luce esce sul posto, ed è fuori nel mondo reale, e possiede la coscienza. Questa è la persona che gli altri – quelli fuori – vedono e sentono e a cui reagiscono. Gli altri possono continuare a fare le solite cose, studiare, dormire, parlare o giocare. Ma chi è fuori, chiunque sia, deve fare molta attenzione a non rivelare l’esistenza degli altri. È un segreto di famiglia».

 




On Writing – Autobiografia di un mestiere (S.King)

Scrivere è magia, è acqua della vita
come qualsiasi altra attività creativa.
L’acqua è gratuita. Dunque bevete.
Bevete e dissetatevi.
(S.King)

On Writing è un libro di Stephen King del 2000 edito da Sperling & Kupfer.on-writing

Spesso nei vari forum di scrittura mi sono imbattuto in topic in cui i vari utenti chiedono quale sia un buon manuale per l’aspirante scrittore, quale corso di scrittura creativa seguire ecc…
Io non sono un amante dei libri tipo “Come diventare uno scrittore di successo” (non so se esiste un titolo del genere, ma se esiste ogni riferimento è del tutto casuale). Ti sommergono di trucchi, di teorie, ma spesso si dimenticano di dirti una cosa: quello che conta in un romanzo è la storia. On writing non detta le 10 regole d’oro dello scrittore, nè tantomeno elenca le formule magiche per avere successo. Quello di King è un “manuale”, messo tra virgolette volutamente, in cui l’autore racconta la sua esperienza. Più che regole da seguire, ci sono suggerimenti, corredati da esempi.
“…E per quanto io desideri incoraggiare l’uomo o la donna che tentano per la prima volta di scrivere seriamente, non so mentire dicendo che non ci sono cattivi scrittori. Spiacente, ma ci sono un sacco di cattivi scrittori…” (S.King)

Il libro è diviso in due parti: la prima potrei definirla una biografia della sua esperienza, di come sia riuscito ad arrivare dov’è, delle difficoltà. La sua storia di aspirante scrittore.

Questo è un libro breve perché la maggior parte dei libri sulla scrittura sono pieni di scemenze. I romanzieri, sottoscritto compreso, non capiscono molto di quel che fanno, non sanno perché funziona quando va bene, non sanno perché non funziona quando va male.


La seconda parte invece è più incentrata su consigli veri e propri di scrittura.

Per scrivere al meglio delle proprie capacità, è opportuno costruire la propria cassetta degli attrezzi e poi sviluppare i muscoli necessari a portarla con sé.

Ci sono due consigli fondamentali che S.King trasmette e sui quali non si può che essere d’accordo:

Se volete fare gli scrittori, ci sono due esercizi fondamentali: leggere molto e scrivere molto. Non conosco stratagemmi per aggirare queste realtà, non conosco scorciatoie. 

Questa citazione, riportata nella realtà italiana, dovrebbe far riflettere, dal momento che non è un luogo comune affermare che “In Italia ci sono più scrittori che lettori”.

Elargisce consigli su come caratterizzare un personaggio, come strutturare un dialogo e successivamente revisionare una bozza. Inoltre, mostrandoci un suo manoscritto prima e dopo il lavoro di editing, ci illustra come l’editor interviene sul lavoro fatto.

In definitiva, se cercate un manuale che vi insegni a scrivere, cercate altro. Ma vi consiglio un buon manuale di grammatica, più che un manuale di scrittura creativa. Se invece volete un libro che vi suggerisca come approcciarvi alla scrittura, quali errori evitare, condito da vere e proprie “perle”, con il consueto stile che contraddistingue l’autore, allora On Writing non può mancare dalla vostra libreria.