Quando il teatro diventa Sogno, Arte e Poesia

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Prendete una giovane ragazza con la grande passione per il teatro.
Uniteci il potere della musica e delle canzoni di una band che ha suonato la colonna sonora di una parte importante della sua vita. Mischiateci insieme una grande quantità di talento e spolverate con della sana ambizione.
Servite il tutto al tavolo dell’amicizia, e il risultato che avrete sarà: Circobirò.

La ragazza in queimg-20170425-wa0010stione si chiama Ilaria D’Antimi ed ha superato da poco la soglia dei vent’anni.
Le sue passioni sono la scrittura e il teatro. Ma non sono passioni discordanti, tutt’altro. Camminano e crescono all’unisono, divenendo gli strumenti della sua creatività.

Circobirò è la sua opera.
Un’Opera teatrale frutto della sua fantasia, costruita intorno alle canzoni dei Ratti della Sabina.

Nel titolo ho utilizzato tre termini che potrebbero sembrare eccessivi. Credetemi, non lo sono!

Sogno…
In realtà non è un unico sogno.
È il sogno di Ilaria, che è riuscita a trasformarlo in testo.
È il sogno di Talia, una delle protagoniste, e del suo tendone errante, il Circobirò appunto, che accoglie e alimenta il sogno dei suoi artisti.
img_20170423_181440_resized_20170425_082002382E ce ne sono per tutti i gusti, dai gemelli che parlano all’unisono, allo scemo del villaggio, che racchiude in se tutta la profondità del giullare, al funambolo e la sua dolce compagna.
È il sogno di Gwen e Jack, e del loro amore.
E ovviamente è il sogno dello spettatore che viene accompagnato in questo viaggio attraverso verità e conflitti che non possono non trovare riscontri con la realtà di tutti i giorni.
E parlo di sentimenti come l’intolleranza (da parte del sindaco della cittadina che ospita il circo), e la vendetta (quella che brama il Re dei topi verso Talia).
Ci sarà il lieto fine? Si tratta pur sempre di una fiaba, ma attenzione, il finale non è così scontato e, proprio come piace a me, aperto a interpretazioni diverse.

Arte…
Sì, in questa fiaba scritta da Ilaria c’è Arte.
Perché scrivere per il teatro significa unire le parole a una visione.
La visione di qualcosa che ancora non c’è ma che dovrà esserci, che dovrà essere mostrato a un pubblico ed a cui dovremo cercare di trasmettere il nostro messaggio, la nostra idea: il nostro sogno.
Ilaria c’è riuscita perfettamente, in ogni piccola sfaccettatura della sua opera. I testi non cadono mai nel banale, e sono ricchi di spunti e intensità. Ogni cosa presente in scena non è fine a se stessa, e anche uno sguardo ha il suo scopo.
La ricerca dei particolari conferisce a quest’opera uno spessore di professionalità che non ti aspetteresti da una compagnia amatoriale, né tantomeno da un’autrice e regista così giovane.
Ma quando c’è il talento…

img-20170425-wa0009Poesia…
Il solo pensiero che Ilaria abbia costruito una storia intorno a canzoni realizzate quando era poco più di una bambina, rende tutto questo poetico.
Però non basta! La Poesia è presente nei testi delle canzoni dei Ratti della sabina, nelle loro musiche. Ma non è tutto qui. C’è poesia nei dialoghi, nei costumi e nei colori, così come può essere percepita nella perfetta oscurità del dolore, causato dalle ferite del cuore.
C’è poesia nelle coreografie e nei gesti degli attori.
Gli attori… già, un gruppo di ventenni, alcuni alla prima esperienza teatrale, che sono riusciti a far dimenticare di essere al cospetto di una compagnia amatoriale.
Piccoli professionisti crescono…
E c’è poesia anche in questo loro modo di approcciarsi al teatro.

Ma adesso è giunto il momento di far parlare Ilaria D’Antimi, e far diventare suo questo spazio.

Io: Dove nasce l’idea di “Circobirò”?

Ilaria: “Circobirò” nasce quasi per gioco, fra i banchi di scuola. Non ricordo se nel primo o secondo anno di liceo, ma avevo da poco fatto le mie prime esperienze teatrali e, chiacchierando con Beatrice (la ragazza che interpreta Gwen) tra una ricreazione e l’altra, è nata l’idea di mettere su qualcosa di nostro. Le canzoni dei “Ratti della Sabina” sono legate ad una parte davvero importante della mia infanzia e sono state la colonna sonora di un periodo non troppo bello che avevo superato da poco, perciò era inevitabile che venissero a reclamare qualcosa prima o poi. E in realtà, la storia e la scelta delle canzoni sono nate contemporaneamente, in modo naturale e spontaneo. Poi i lunghi pomeriggi passati a parlarne e a progettare con Bea, hanno ridefinito i dettagli.

Io: Quali le difficoltà nel metterlo in scena?

img-20170425-wa0018Ilaria: Le difficoltà nel mettere in scena uno spettacolo teatrale sono molte, specie se sei un gruppo indisciplinato di ragazzi spesso neanche ventenni. Il primo ostacolo è stato rendersi conto che delle canzoni dei Ratti della Sabina non esistevano né basi, né spartiti; fortunatamente, per questo ci ha dato una mano Paolo, che ha riscritto e riarrangiato i pezzi per noi.
Poi ovviamente ci sono state una serie di difficoltà tecniche, per prima quella di trovare un posto dove poter provare o, più tardi, farsi venire un’idea buona (e possibilmente economica!) per le scenografie; e poi organizzare le prove cercando di conciliare gli impegni di 17 persone diverse o cercare di fare dei bei costumi…. e l’elenco potrebbe continuare all’infinito…

Io: E posso assicurarti che il risultato finale è stato strepitoso. Nello spettacolo sono presenti scelte sceniche che definisco geniali. Come per esempio nella parte cantata in cui sia Jack che Gwen raccontano il loro sogno. Quali sono le influenze che hai avuto?

Ilaria: Non so se ho avuto particolari influenze, come dicevo “Circobirò” (la storia, ma anche le singole scene) ha preso forma in modo molto naturale e quasi autonomo. I miei genitori mi hanno sempre detto che se volevo scrivere, dovevo prima leggere tanto; ecco, forse per il teatro è la stessa cosa: per fare teatro bisogna prima andare molto a teatro. E io fortunatamente ho sempre avuto la possibilità di farlo, quindi forse è stato quello: quando immaginavo certe scene, me le immaginavo su un palco che avrebbe potuto essere quello del Sistina o del Brancaccio, quindi magari alcune idee sono nate perché nella mia testa avevo i mezzi tecnici (come alcuni giochi di luce) dei grandi teatri; nella realizzazione poi, a volte sono dovuta scendere a compromessi, ma sono davvero contenta che alcune scelte sceniche siano state capite e apprezzate così tanto.

img_20170423_180658_resized_20170425_082004018Io: Sì, comprendo ciò che intendi. A volte quando si scrive si teme di non essere chiari quanto vorremmo. Nella scrittura delle parti, i personaggi sono stati creati in base agli attori che facevano parte della compagnia o le parti sono state assegnate successivamente?

Ilaria: I personaggi avevano già vita propria, anche prima che iniziassimo a mettere davvero in pratica questo progetto. Erano ben delineati e caratterizzati, perciò assegnare le parti è stato un momento particolarmente delicato, specie perché molti dei ragazzi della compagnia li avevo appena conosciuti: dovevo cercare di scoprire se in loro c’era quella particolare caratteristica che avevo immaginato per il personaggio. Non nego che ci siano stati un paio di scambi di ruoli, in corso d’opera, ma alla fine ho imparato a fidarmi del mio intuito e adesso so con assoluta certezza che non avrei mai voluto che nessun ruolo fosse interpretato da qualcun’altro.

Io: Scrivere una sceneggiatura così articolata non dev’essere stato semplice. Ci vuoi raccontare come sei arrivata a scriverla?

Ilaria: All’inizio “circobirò” era un testo scritto a quattro mani, con Beatrice. Avevamo iniziato a lavorarci i primi anni del liceo. Poi, un po’ per gli impegni, un po’ per la pigrizia, era stato abbandonato. Finita la scuola, abbiamo deciso che era il momento di ritirarlo fuori dal cassetto. Bea si è dedicata alla ricerca degli attori e io ho riscritto il testo. La vera spinta a metterlo bianco su nero è stata la voglia di metterlo in scena, il desiderio di veder prendere vita certe idee che erano nella mia testa. La prima volta che abbiamo fatto le prove in teatro, con luci e costumi, mi sono resa conto che era tangibile, reale: è stata un’emozione indescrivibile, magica.

Io: Oltre che autore sei anche regista dello spettacolo. È più difficile scegliere un cast o tenerlo insieme? Quali sono le difficoltà maggiori durante tutto il periodo di prove?

Ilaria: Fare la regista di uno spettacolo non è per niente facile, soprattutto se hai la stessa età degli attori e, di conseguenza, un’autorità pari a zero (almeno all’inizio!).  Tenere insieme un cast amatoriale è senza dubbio la cosa più difficile da fare: bisogna essere pronti ad affrontare litigi, incomprensioni, bisogna scendere a compromessi per il bene dello spettacolo, essere severi e allo stesso tempo comprensivi, rimproverare e infondere fiducia, non c’è spazio per nessuna titubanza. All’inizio avevo dubbi su me stessa, se sei la regista devi mostrarti sempre sicura e decisa, devi essere un punto di riferimento stabile per gli altri. Non è stato facile, ma piano piano, soprattutto grazie alla fiducia e al sostegno che mi hanno dato i ragazzi, ho iniziato a capire che potevo essere forte e che era giusto portare avanti questo progetto, nonostante le mille difficoltà, perché era giusto che le persone che avevano creduto in me si prendessero le soddisfazioni che meritavano. È stata un’esperienza che mi ha fatto crescere tanto.

Io: Sei soddisfatta del risultato ottenuto dalla messa in scena? C’è qualcosa che cambieresti se tornassi indietro?

Ilaria: Sono molto più che soddisfatta del risultato, ne sono fiera, orgogliosa.
Orgogliosa di quello che abbiamo creato e anche della fatica che abbiamo fatto per tirarlo su. Se tornassi indietro, probabilmente cercherei di cancellare le piccole crisi di panico che ho avuto ogni tanto: mi è capitato qualche volta di buttarmi giù, pensando di non farcela. Questa è l’unica cosa che cambierei: non permetterei a nessuna difficoltà di farmi avere dei dubbi.

img-20170425-wa0015Io: Vuoi spiegarci cosa significa essere autori di teatro? Quali sono le difficoltà nella stesura di un testo?

Ilaria: Non mi sento “autore di teatro”, è davvero troppo presto anche solo per pensarla una definizione del genere. Ho semplicemente scelto di impegnarmi fino in fondo (come hanno fatto anche gli attori) in qualcosa in cui credevo davvero e che per me era davvero importante. Per quello che riguarda le difficoltà nella stesura di un testo, parlo a nome mio e posso dire che la cosa davvero importante è rimanere costanti e non farsi prendere dalla pigrizia o da altre distrazioni. Perché pensare qualcosa è facile e veloce, metterlo in pratica invece richiede impegno, tempo e fatica; e non si conclude nulla, se non si è disposti a metterci il 100% della propria passione.

Io: Condivido totalmente il tuo pensiero. Costanza e perseveranza sono fondamentali quando si tratta di realizzare progetti così impegnativi. Quali consigli sentiresti di dare a chi si approccia alla scrittura teatrale per la prima volta?

Ilaria: Non credo di essere in grado di dare consigli, posso solo dire che è importante non dimenticare mai che il teatro è vivo, tangibile e cangiante, in continua trasformazione. Non esistono due repliche dello stesso spettacolo che siano uguali ed è proprio questo il bello. Perciò nella scrittura credo che sia importante ricordarsi che si sta creando qualcosa che poi dovrà imparare ad essere autonomo e che magari potrà cambiare durante la sua realizzazione pratica; perciò l’importante è sapere esattamente cosa si vuole dal proprio testo (e pretenderlo!), ma non essere troppo possessivi, ricordando che il vero protagonista a teatro è chi guarda: per come la vedo io, uno spettacolo teatrale è bello quando la distanza fra palco e platea si annulla e il pubblico viene accompagnato per mano in un viaggio.

Io: Hai progetti futuri in cantiere?

Ilaria: Progetti futuri? Certo che ne ho…. ma sono ancora un segreto!

È giunto il momento dei saluti. Ringrazio Ilaria per la sua disponibilità e per questo viaggio nel suo mondo e nella sua passione.
E… Facciamo una scommessa?
Scommettiamo che nei prossimi anni sentiremo parlare molto di Ilaria?
Io vi ho avvertiti…

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Ciao!

 

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