Il Manipolatore – Capitolo 16

Il commissario Lenzi arrivò all’ingresso degli studi As.Av.E insieme all’agente Lotti. Non aveva idea di cosa dovesse aspettarsi da quell’incontro, ma non era così ottimista come aveva fatto credere durante la riunione. In tutta quella storia c’era qualcosa che non gli quadrava, ma non riusciva a capire cosa fosse.
Quando fu all’interno dell’atrio che introduceva negli uffici dello studio legale, gli venne incontro un uomo.
«Posso esservi utile? Avete un appuntamento?» domandò ai due.
«Sono il commissario Lenzi del commissariato di Empoli e avrei bisogno di parlare con l’avvocato Coppoli» rispose, mentre con la mano tirò fuori il tesserino di riconoscimento.
«Commissario, un attimo…» con un gesto della mano l’uomo richiamò l’attenzione di un suo collega che si avvicinò subito.
«Fabrizio, questo è il commissario Lenzi e vorrebbe parlare con Coppoli. Sai se è libero?»
Il commissario li guardò con aria curiosa.
«In questo studio lavorano quattro avvocati, e ognuno di loro ha il proprio segretario. Non siamo a conoscenza degli impegni di tutti» spiegò Gianconi accortosi dello sguardo stranito di Lenzi.
«Ok, non è importante. L’avvocato Coppoli può ricevermi adesso?»
«Al momento ha un cliente, ma non dovrebbe averne ancora per molto» rispose.
Il commissario seguì Gianconi alla sua scrivania che, dopo essersi seduto su un angolo di essa, prese la cornetta del telefono ed effettuò una chiamata. Attese alcuni secondi, quindi iniziò a parlare: «Avvocato c’è qui il Commissario Lenzi che vorrebbe parlare con lei… Sì… Bene, glielo riferisco. Ok.»
Dopo aver attaccato la cornetta si voltò verso Lenzi: «Se può attendere dieci minuti, sta terminando con il cliente e sarà a sua disposizione.»
«Perfetto, attendiamo…»
«Avete notizie di Rossella?» domandò Gianconi.
Il commissario lo guardò piegando la testa.
«Ho avuto modo di parlare più volte con l’ispettore Frediani riguardo la scomparsa dell’avvocato Manni, quindi ho pensato che la sua visita riguardasse lei.»
«Ah… Sì, in effetti è questo il motivo della mia visita, ma non ci sono novità, o almeno niente che possa rivelare adesso» rispose Lenzi.
Il commissario aveva saputo, dall’ispettore Frediani, dello strano regolamento di quello studio in merito all’assunzione di personale femminile e pensò che la presenza di Rossella poteva essere stato un ottimo elemento destabilizzante. Del resto, nonostante l’avesse vista solo in fotografia, aveva intuito benissimo che si trattava di una donna che poteva far girare la testa a chiunque.
E il fatto che un avvocato dello studio avesse intrecciato una relazione con lei, poteva mettere a repentaglio l’equilibrio di chi ci lavorava.
«In quanti sapevano del rapporto tra Rossella e l’avvocato?» domandò il commissario senza temere di apparire troppo diretto.
«Non posso affermarlo con certezza, ma credo di essere stato l’unico a esserne a conoscenza» rispose.
«Nel senso che adesso lo sanno tutti?»
«Questo non lo so, ma sicuramente anche gli altri avvocati si saranno chiesti come mai la Polizia sia spesso qui. E può darsi che la relazione tra l’avvocato e Rossella non sia più un segreto.»
«E questo potrebbe aver creato qualche dissapore?»
«Tra gli avvocati? Boh, non lo so. C’è un regolamento…» le parole di Gianconi rimasero sospese, come se fosse compito del commissario terminare quel pensiero.
«Secondo lei, quanti avrebbero voluto avere una storia con lei?»
Gianconi abbassò lo sguardo.
«Lei per esempio? Le piaceva la Manni?»


«Perché mi fa queste domande? Cosa posso saperne io dei desideri delle persone qui dentro. Mica ci facciamo queste confidenze. E poi Rossella quando veniva qui lo faceva per parlare con Coppoli e lui era l’unico con cui aveva delle interazioni» rispose Gianconi visibilmente risentito.
«Ho capito… Era una sua esclusiva» concluse Lenzi, che aveva posto quella domanda per valutare quanto la donna potesse aver interagito con tutti gli altri.
In quel momento arrivò Coppoli in compagnia di un uomo.
«Allora ci vediamo la prossima settimana» disse il cliente stringendo la mano all’avvocato.
«Sì, perfetto. Buona serata Guidi.»
Uscito l’uomo dallo studio lo sguardo di Coppoli si indirizzò verso Lenzi.
«Commissario, aveva bisogno di parlarmi?»
«Sì, ho alcune domande da porle.»
«Mi segua pure nel mio ufficio, sono a sua disposizione.»
Durante il breve tragitto percorso per entrare nella stanza di Coppoli, Lenzi pensò bene all’approccio che avrebbe dovuto tenere.
Ipotizzando qualche suo coinvolgimento nella sparizione di Rossella, non aveva notato nessuna titubanza e nessun timore nell’atteggiamento di Coppoli per quello che avrebbe potuto chiedergli. Certo, si trattava di un avvocato, tra l’altro penalista, abituato a mantenere la calma in situazioni di forte stress. Magari era stato bravo a fingersi collaborativo, mentre in realtà dentro di sé avrebbe voluto scappare via. Del resto, gli avvocati erano dei professionisti che per lavoro, dovevano cercare di dimostrare l’innocenza di persone molto spesso colpevoli. O almeno questa era l’idea che Lenzi aveva sulla categoria.
«In cosa posso esserle utile Commissario?» domandò Coppoli una volta giunti nel suo studio.
«Non le interessa sapere come sta Rossella?» domandò Lenzi.
«L’avete ritrovata?» scattò l’avvocato.
«No, purtroppo non ancora. Ho solo trovato strano che lei, non solo collega della donna ma anche amante, non abbia chiesto, come prima, cosa sue notizie.»
«Non sapevo se lei era venuto qui per questo o per altro. Questo è una studio di avvocati penalisti e di conseguenza non è strano avere delle visite da esponenti della Polizia Giudiziaria.»
Lenzi ritenne quella risposta un tentativo per giustificarsi neanche troppo astuto. La Polizia non usa andare a far visita negli studi legali, e se dovesse esserci qualcosa da discutere tra avvocati e Magistrati, questo di solito avviene nelle varie procure o tribunali.
«Sorvoliamo su questo, anche perché a me non interessa sapere quanto in realtà lei potesse tenere alla Manni. Però avrei bisogno di avere alcune risposte.»
«Chieda pure» Coppoli si mise seduto al suo posto invitando il commissario a fare altrettanto.
Lenzi tirò fuori alcuni fogli e li appoggiò sulla scrivania: «Questi sono i tabulati telefonici del telefono del signor Batini, il marito di Rossella. La sera della sua sparizione, ha ricevuto una chiamata che lo ha costretto ad allontanarsi da casa. Questo ha fatto sì che Rossella venisse a trovarsi da sola nella sua abitazione, rendendo facile il compito di colui che l’ha rapita» il commissario indicò con il dito un numero di telefono sui fogli «riconosce questo numero?»
L’avvocato lo osservò alcuni istanti, quindi alzò lo sguardo sul commissario:«È il numero del nostro centralino. Cosa vuol dire?»
«Vuol dire che la telefonata è partita da questo studio» rispose Lenzi, «secondo lei chi potrebbe essere stato?»
«Non è possibile!» protesto Coppoli, «E comunque non so chi potrebbe aver fatto una cosa del genere.»
«Che sia possibile è fuori dubbio e questo tabulato ne è una prova concreta. Su chi potrebbe aver avuto motivo di farla, non saprei, speravo potesse suggerirmi lei un nome.»
Coppoli guardò Lenzi: «Sono sospettato di qualcosa? È un mio diritto saperlo.»
«So benissimo quali sono i suoi diritti. Vede, il problema è appunto questo. Non abbiamo un sospettato, ma solo una serie di indizi che ci stanno portando un po’ in giro. Rossella è stata rapita, e non sappiamo perché, dal momento che nessuno ha preteso un riscatto o una qualsiasi richiesta. Il fatto è accaduto all’interno della sua villa e per poter agire indisturbato, colui che ha perpetrato tale azione, ha fatto allontanare il marito con la telefonata di cui le ho accennato.»


«Essendo io il suo amante e la chiamata partita da questi studi, avete pensato a me» concluse Coppoli.
«Abbiamo preso in considerazione anche lei. Ma non solo per la telefonata. Abbiamo rilevato delle impronte sia sui dispositivi di videosorveglianza della residenza dei Batini, che nell’auto di Rossella. Il problema è che non appartengono a nessuno dei due coniugi. Infine, ci risulta che un tassista, la stessa sera, abbia accompagnato un uomo a recuperare l’auto proprio nei pressi della villa dei Batini e, dalla descrizione che ci è stata rilasciata, potrebbe trattarsi di lei.»
Il commissario Lenzi non si era posto il problema se fosse stato o meno il caso di rivelare all’avvocato tutte le prove indiziarie a suo carico. Era consapevole di essere al cospetto di un avvocato che conosceva bene la legge e sicuramente abituato ad avere a che fare con situazioni del genere. Ammesso che Coppoli fosse colpevole, avrebbe solo perso del tempo inutile. Per questo aveva deciso di agire in questo modo.
«A questo proposito» continuò Lenzi, «dove si trovava quella sera tra le 20.30 e le 21.30?»
«Come già sapete ho sentito Rossella al telefono fino alle 20.30, poi me ne sono andato a casa, e ovviamente, vivendo da solo, non ho testimoni.»
«E questo potrebbe essere un problema. Senta, glie lo chiedo in maniera ufficiosa. Sarebbe disponibile a rilasciarci le sue impronte digitali per fare in modo che possano essere confrontate con quelle ritrovate?»
«Se dico di no, ovviamente si farà firmare un mandato e le otterrà comunque, ma in quel caso mi percepirà come probabile colpevole. Ma non è per questo che accetterò, bensì perché io non ho fatto niente a Rossella. Forse io e lei avevamo delle prospettive diverse rispetto alla nostra relazione, ma non avevo motivo per farle del male.»
«Bene, allora la invito a venire da noi domani, in modo da poter risolvere questa cosa al più presto.»
Il commissario si avvicinò a Coppoli porgendogli la mano. L’avvocato la strinse con decisione: «Verrò domani mattina, faccio spostare i miei appuntamenti.»
«La ringrazio» Lenzi fece per voltarsi per andarsene ma si bloccò «Ah, un’altra cosa. Avremmo la necessità di controllare anche la sua auto, se per lei non è eccessiva questa richiesta.»
«No, fate pure quello che ritenete necessario, io non ho niente da nascondere. Le impronte di Rossella potrebbero esserci, dal momento che è salita sulla mia auto più volte.»
«Credo che le ricerche riguarderanno eventuali sostanze organiche appartenenti alla Manni, più che le impronte, anche perché quelle sono facilmente cancellabili.»
«Io non ho motivo di cancellare niente. È vero, non l’amavo, ma non le avrei mai fatto del male.»
«Nemmeno se avesse deciso di rivelare a tutti della vostra relazione?»
«E cosa sarebbe mai potuto accadere se lo avesse fatto? Sono un socio fondatore dell’As.Av.E, e cosa faccio nella mia vita privata sono affari miei. Semmai, a rimetterci sarebbe stata lei, perché magari il consiglio avrebbe potuto decidere di non avvalersi più dei suoi sevizi.»
«Va bene avvocato, l’aspetto domani mattina in commissariato» disse Lenzi salutandolo per l’ultima volta.
Non aveva chiaro se quel colloquio avesse dato dei risultati. Aveva trovato Coppoli anche fin troppo collaborativo, come se sapesse di non aver niente da temere.
E tutto ciò poteva voler dire solo due cose: o era innocente, oppure era stato bravo a non lasciare tracce che potessero riportare a lui.




Il Manipolatore – Capitolo 15

Lenzi non ricordava di essersi mai imbattuto in un caso come questo. Aveva avuto a che fare in passato con omicidi o episodi di persone scomparse, ma per ognuno di essi le indagini erano state più o meno lineari.
Questa volta, invece, non riusciva a trovare il bandolo della matassa. Quando gli indizi sembravano condurre da qualche parte, ecco che accadeva sempre qualcosa che capovolgeva totalmente la situazione.
Certo, lui non aveva mai creduto fino in fondo che il marito di Rossella potesse essere colpevole, infatti aveva iniziato a sospettare che la moglie se ne fosse andata volontariamente.
Con le ultime scoperte la sua idea era di nuovo cambiata: qualcuno aveva rapito la donna per un oscuro motivo. E non solo, ma si era anche impegnato per far ricadere la colpa sul marito.
Questa ipotesi, all’inizio poteva avere un senso. Tuttavia, per come erano andate le cose, chi lo aveva messo in atto si era rivelato approssimativo e molto ingenuo. I sospetti su Batini, infatti, erano durati molto poco e non poteva essere diversamente. Ora però si erano aggiunte nuove prove, nuovi indizi che sembravano piovere dal cielo.
O forse, durante le precedenti indagini, non erano stati bravi a capire come stavano veramente le cose.

Il Commissario Lenzi attese che tutti si mettessero seduti prima di iniziare a parlare.
«Ho indetto questa riunione per fare il punto della situazione: è il momento di stringere con le indagini e arrivare a qualche risultato il più in fretta possibile. La scomparsa dell’avvocato Rossella Manni sta iniziando ad avere dei risvolti non previsti. E purtroppo le possibilità di ritrovarla in vita si riducono ogni giorno di più.»
«Ci sono novità sui rilievi?» chiese un agente.
«Appunto di questo volevo parlare» rispose Lenzi «La scientifica ha lavorato per giorni sulle auto dei coniugi Batini e all’interno del loro appartamento. I risultati delle analisi hanno portato alla luce delle impronte sconosciute. Abbiamo fatto dei confronti con quelle in archivio e non abbiamo trovato riscontri. E tutto ciò può solo significare che il nostro uomo non è un pregiudicato.»
Il commissario si alzò in piedi, prese una foto stampata dalla scrivania, e con una puntina la appese alla lavagna dietro le sue spalle.
«Questo è il suo amante. L’avvocato Valerio Coppoli, dello studio As.Av.E di via Roma.»
«Pensa sia tutta opera sua, Commissario?» domandò uno dei presenti.
«Più che ritenerlo responsabile, al momento è un sospettato come altri. Ma in queste ultime ore si sono aggiunti degli indizi che lo mettono maggiormente in luce.»
«Il marito è stato tolto dalla lista dei possibili colpevoli o è sempre un indiziato?»
«Al momento appare il meno probabile. Le immagini della videosorveglianza di viale Petrarca attestano la sua presenza in un luogo diverso da quello di casa sua nell’arco di tempo in cui sua moglie è sparita.»
Lo sguardo di Lenzi si indirizzò verso l’ispettore Frediani.
«Il tuo colloquio con il tassista a cosa ha portato?»
L’ispettore si alzò in piedi e raggiunse Lenzi dietro l’ampia scrivania.
«Il centro taxi ha ricevuto una chiamata quella sera alle ventuno e cinque. Il tassista ha riferito di aver portato un uomo nei pressi della residenza dei Batini e di averlo visto salire su un’auto; non ricorda il modello ma rammenta si trattasse di un’utilitaria. Non è stato in grado di darmi una descrizione accurata del soggetto, ma ha comunque accennato al suo aspetto: biondo, ben vestito e alto più di un metro e settanta» con la mano Frediani indicò la foto dell’Avvocato Coppoli.
«Ottimo lavoro Fred» commentò Lenzi regalandogli una pacca sulle spalle prima che tornasse a sedersi al suo posto.


«Ovviamente questo non sarebbe sufficiente per un’incriminazione» continuò il commissario, «ma ci sono altri particolari che fanno propendere le indagini verso questa direzione.»
Lenzi prese alcuni fogli in mano e li attaccò accanto alla foto dell’avvocato.
«In questi tabulati telefonici è riportata chiaramente la telefonata ricevuta da Batini alle venti di quella sera. La chiamata è partita da un telefono all’interno degli studi dell’As.Av.E. Ovviamente non sappiamo chi sia stato materialmente a telefonare, però…»
«Tutto lascia pensare che potrebbe essere opera del Coppoli» intervenne un agente.
«Diciamo che tra tutte le persone che avevano la possibilità di usare quell’apparecchio, l’avvocato poteva avere un valido motivo per farlo.»
«Quindi è tutto premeditato» aggiunse l’agente Lotti.
«È troppo ben organizzato per non pensare che lo sia… Comunque questa sarà la pista che seguiremo da ora in poi. Io andrò a parlare con questo Avvocato, e in quel frangente gli chiederò di lasciarci la possibilità di confrontare le sue impronte con quelle che abbiamo trovato. Tu, Frediani, andrai a mostrare una foto di Coppoli al tassista, vediamo se lo riconosce.»
«Sarebbe utile perquisire la sua auto, non crede?» suggerì l’agente Lotti.
«Sì, infatti prima di andare chiederò al Magistrato di rilasciarmi il mandato. Bruni, formi una squadra e fate una ricerca sul passato di Coppoli. Voglio sapere tutto di lui, anche quante volte va in bagno.»
«Sarà fatto» rispose il Sovrintendente.
«Bene, direi che abbiamo concluso… Al lavoro. Voglio dei risultati al più presto» concluse il commissario.
I presenti si alzarono tutti e, accompagnati da un continuo mormorio, uscirono dalla stanza.
Rimasti soli, Frediani si avvicinò al commissario Lenzi.
«C’è qualcosa che ti turba, vero?» domandò l’ispettore.
«Non lo so Fred. Una donna sparisce nel nulla e, per come avviene, tutto porta a pensare che dietro ci sia suo marito. Però, come abbiamo potuto appurare, i fatti dicono che lui è innocente. Qualcuno quindi ha tentato di far ricadere la colpa su di lui, ma… Chiunque sia stato non si è preoccupato di fare le cose in maniera accurata, motivo per cui la versione dataci dal Batini ha trovato quasi subito dei riscontri. Sembra quasi che sia stato fatto un lavoro a metà.»
«In che senso?»
«Pensaci Fred. La telefonata fatta a Batini per farlo allontanare, il sangue di Rossella trovato nel bagagliaio della sua auto, il taglio effettuato sulla ripresa della videosorveglianza, sono tutti episodi messi in atto per colpevolizzare il marito.»
«Il sangue potrebbe essere casuale…»
«No! La scientifica ha chiaramente specificato che quella traccia è stata lasciata successivamente alla sparizione di Rossella. Ricordi? Abbiamo per questo sostenuto che Batini avesse tenuto il corpo di sua moglie dentro casa per alcuni giorni.»
L’ispettore annuì e fissò il commissario continuando ad ascoltare le sue elucubrazioni.
«Tuttavia,» continuò Lenzi, «chiunque sia stato, non si è minimamente preoccupato di lasciare tracce fondamentali che discolpano Batini: le impronte non sue in ogni luogo, le riprese della video sorveglianza di viale Petrarca; anche la telefonata stessa è un elemento a suo favore…»
«Tra l’altro, per quanto riguarda il taglio fatto al video, chi lo ha eseguito doveva conoscere bene la casa e sapeva come manomettere la registrazione» aggiunse Frediani.
«Sì, esatto. Capisci quindi ciò che voglio dire? Se per certi versi, tutto questo sembra opera di una mente diabolica, che ha fatto ogni passo con un obiettivo ben preciso, sotto altri aspetti, invece, sembra quasi un ingenuo che ha commesso degli errori davvero banali.»
«E se non fossero degli errori?» domandò Frediani.
«Che cosa intendi dire?»
«E se tutte le prove a favore di Batini fossero state lasciate di proposito?»
«Beh, Fred… A che pro?»


«Questo non lo so, però riflettici: a una mente calcolatrice non sarebbe sfuggito il fatto che, mandando Batini in ufficio, oltre ad allontanarlo da casa, gli avrebbe allo stesso tempo regalato un alibi. Inoltre avrebbe dovuto sapere che noi saremmo riusciti a risalire al luogo in cui è stata rapita Rossella, e di conseguenza avremmo controllato la registrazione, rendendoci conto del taglio. Aver lasciato le impronte lì sopra, è un ulteriore elemento che toglie il marito dai sospettati. E non ultimo, aver preso il taxi lasciandoci tra le altre cose una sua descrizione, dai… Possibile che siano tutti errori?»
Un attimo di silenziò regnò nella stanza. Entrambi cercavano tra i loro pensieri una spiegazione che fosse almeno plausibile.
«E se avesse voluto che Batini fosse tolto dalla lista dei sospettati?» ipotizzò Frediani.
«E per quale motivo avrebbe fatto una cose del genere?»
«Beh, ad esempio per farci perdere tempo.»
«Tempo per cosa?» domandò Lenzi.
«Boh, non saprei dirlo, però se fosse stato questo il suo obiettivo, avrebbe raggiunto il suo scopo, no?»
«Ma allora che senso avrebbe avuto lasciarsi dietro tutta quella scia di indizi. Se voleva depistare le indagini sarebbe stato sufficiente mettersi dei guanti prima di entrare dentro la dimora dei Batini, e non cospargere di impronte le loro auto. E invece di prendere un Taxi avrebbe potuto escogitare qualcosa di diverso. E la domanda rimane comunque invariata: qual è il suo obiettivo, cosa vuol fare?»
«In effetti tutto ciò non ha molto senso. E alla luce di questi ragionamenti, mi chiedo quanto siano attendibili le tracce trovate» disse Frediani.
«Ti riferisci alle impronte a alla testimonianza del tassista?»
«Beh, sì. Tutto sommato Coppoli non è l’unica persona bionda a questo mondo che sia alta più di un metro e settanta e che veste bene. E le impronte… Sappiamo bene entrambi come funziona la cosa.»
«Vero. Per questo tu adesso andrai a far vedere la foto dell’avvocato a quel tassista. Magari se siamo fortunati lo riconoscerà e a quel punto non ci saranno più dubbi. E io farò in modo di confrontare le sue impronte digitali con quelle rilevate.»
Il commissario sorrise e appoggiò la sua mano sul braccio di Frediani «Magari la fortuna si deciderà a girare dalla nostra parte e troveremo prove inconfutabili.»
«Speriamo…» si limitò a sussurrare l’ispettore.
Insieme si diressero verso l’uscita della stanza, pronti a dividersi per andare a svolgere i loro rispettivi compiti. Entrambi carichi di speranza, ma allo stesso tempo sfiduciati per quello che era emerso dalla loro conversazione appena terminata.




Il Manipolatore – Capitolo 14

Ciao Rossella, vedo che la ferita sta molto meglio, tra poco sarà guarita del tutto.
Ho bisogno di un paio delle tue dita.
No, non devi agitarti così. Non ho intenzione di tagliarti una mano. Devi solo premere forte con i polpastrelli sopra questo tampone.
Sei curiosa vero? Sì, te lo leggo negli occhi.
Vedi, oggi è ancora ritenuta una prova quasi inappellabile: parlo delle impronte digitali.
Non si tiene in considerazione, però, della facilità con cui è possibile falsificarle e trasferirle in ogni luogo che riteniamo opportuno. No, quando si analizzano una scena del crimine, un oggetto o una zona ritenuta importante, l’impronta digitale veicola le indagini in una direzione piuttosto che in un’altra. E se vengono trovate sul luogo le impronte di un sospettato, allora il caso si chiude molto presto.
Capisci da sola che, per uno che sa come agire ed ha le competenze per farlo, diventa un gioco da ragazzi manipolare ogni cosa a proprio vantaggio.
È semplice.
Basta avere a disposizione un oggetto, meglio se con le pareti lisce, su cui sono state lasciate le impronte che ci interessano: per esempio un semplice bicchiere.
Prima si applica con un pennello un po’ di polvere da sparo su tutta la superficie, quindi si asporta l’impronta con del nastro adesivo.
Sì lo so, nei film si vede sempre una polvere chiara. È chiamata grigio-argento, ed è un composto fatto da polvere di argento e additivi. Quella che uso io, invece, è composta da nitrato di potassio, carbonella di legna e zolfo, più facilmente reperibile, almeno per me.
Una volta raccolta l’impronta con l’adesivo, lo applichiamo su carta lucida e lo digitalizziamo. Sai tesoro qual è il trucco? Stampare con una stampante laser, questo perché il toner tende a formare un leggero rilievo fungendo da calco.
A questo punto sarà sufficiente applicare un velo di colla da legno e, una volta essiccata, avremo la nostra bella impronta che potremo lasciare dove vogliamo.
Vedi quanto è facile?

Com’è soffice la tua pelle.
Pensa se lasciassi sopra i tuoi indumenti, sopra il tuo corpo magari insanguinato, le impronte di qualcuno che non sia io.
Chi si prenderebbe la colpa di tutto?
Non devi agitarti, era solo per fare un esempio.  Però questo dovrebbe farti riflettere, no?
Chi è chi?
Ti sei mai chiesta se le persone che incontri tutti i giorni per strada, sono veramente ciò che dicono di essere? Il fruttivendolo sotto casa potrebbe essere in realtà un’altra persona, magari un uomo di un altro paese oppure un terrorista che nasconde nel suo appartamento le strategie di nuovi attentati. Come possiamo noi stabilire se una persona è davvero ciò che appare?
Tempo fa ho letto da qualche parte di un uomo che, rimasto vedovo, ha scoperto di non essere mai stato sposato in quanto sua moglie non era mai esistita.
Non ci credi? Guarda che basta avere i giusti contatti e puoi far sì che una persona compaia in un database. Oggi è tutto digitalizzato, e se non ci sono motivi importanti, chi va a controllare la tua storia di cittadino italiano? Fai un controllo all’anagrafe, risulti esistente, e tutto va come se niente fosse.
I problemi accadono se qualcuno dovesse ucciderti.  In quel caso spesso le indagini vanno più in profondità, e se la tua identità è totalmente contraffatta, alla lunga la verità viene a galla.
Tu Rossella, per esempio, sei veramente tu?
Sto scherzando.
Più ti guardo e più mi piaci.


Hai dei capezzoli così grossi… Sarà un piacere morderli, forte.
E non solo quelli.
Sai, non ci rimane molto tempo.
I tuoi amici poliziotti sono così prevedibili nelle loro azioni. Abboccano a qualsiasi cosa, un po’ come gli amici creduloni di quando eravamo ragazzini.
Li hai mai avuti tu quegli amici che credevano sempre a tutto?
Sì… Li avevi. Con quello sguardo non puoi mentirmi.
Magari con la promessa di fargli vedere qualcosa, chissà cosa li spingevi a fare.
E loro stupidi ci cascavano come pere cotte.
Del resto è difficile non rimanere abbagliati dalla tua bellezza. Io ne so qualcosa.
Però nel mio caso, io potrò possederti davvero…
Parlavamo dei tuoi amici poliziotti, giusto?
Con questo ultimo giochino farò convergere le indagini da tutt’altra parte. Ho cambiato il mio obiettivo. Invece di far mandare in galera tuo marito, ho deciso di far arrestare qualcun altro.
Cosa ne dici del tuo amichetto?
Beh, lui aveva un movente. Ti eri innamorata di lui.
Volevi rovinargli la carriera perché avevi scoperto che era solo un gran puttaniere. Sì, aveva più amanti lui di una casa d’ appuntamenti.
Ehi, Rossella… Ma dai, non dirmi che non te ne eri accorta.
Mi dispiace, sono sincero. Non volevo che ne venissi a conoscenza così. Però sì, non posso negarlo.
Lui ti ha presa in giro per tutto questo tempo. Pensavi davvero che volesse farsi una vita con te?
No, lui ha preso il tuo corpo, godendone… della tua anima non sapeva che farsene.
Lui è fatto così. Quando vede una donna che lo intriga, la circuisce e se la porta a letto. Quando si stanca, trova sempre un modo per liberarsene.
No, non farmi ridere Rossella. Non sono io il suo metodo.  Pensi di essere qui per volere di lui?
No, tu sei qui perché io ho voluto che fosse così, perché io ti voglio. Mi sei sempre piaciuta, per me non sei una delle tante. Sei tu e rimarrai per sempre così.
Anche quando tra noi sarà tutto finito, ti porterò sempre dentro di me.
Il mio è vero amore, il suo solo un gioco di seduzione e di piacere carnale.
Ma il suo divertimento sarà presto finito. Verrà arrestato, sì.
Come faccio a saperlo?
Tesoro, ti posso assicurare che troveranno talmente tanti indizi e prove contro di lui che non potranno fare a meno di rinchiuderlo in una cella.
E quando ciò accadrà, non potrò più continuare la nostra relazione. Sarò costretto a concluderla, nel modo che già so… E ti piacerà… Dio se ti piacerà.
Ti piacerà da morire!

Adesso dammi le tue impronte, perché mi occorrono.
Sono sicuro che nei prossimi giorni ci saranno delle perquisizioni e delle analisi della scientifica in alcuni luoghi e su determinati oggetti.
Quali?
Tutti quelli in cui tu non sei mai stata.
Ma le impronte saranno lì per confermare agli investigatori che il tuo amante sta mentendo.
E da quel momento, io e te vivremo i nostri giorni più caldi.
Queste labbra carnose, le odoro, lo sai?
Cosa provi quando faccio scivolare la mia mano giù, dal collo… Lentamente, attraverso il seno, e poi sul ventre… E sempre più giù.
Sento i tuoi sussulti, che non dovrebbero essere di paura: perciò sono di piacere, di desiderio.
Sì, anch’io ti desidero, e tutta questa fame di te verrà saziata tra poco…
Mancano pochi giorni Rossella, e ti amerò come nessuno ha mai fatto con te.
Non piangere, altrimenti commuovi anche me.
Sarà sublime.
Questa tua carne così volubile, densa e liscia.
Pensavo che dovremmo farci un bel bagno prima di sfogare i nostri impulsi erotici.
Tu che dici?
Tranquilla, ho tutto chiaro. Ci penserò io a risolvere ogni cosa.
Sarai pulita e profumata, come dev’essere una femmina come te. E mi piacerà sentire i tuoi gemiti, i sussurri diventare parole infuocate, e infine tramutarsi in urla.
E le tue grida saranno ispirazione del mio godere.

TI chiedi dove siamo?
Beh, questa è casa mia. Un luogo che ho insonorizzato in modo impeccabile. Vedi, ci sono anche i doppi vetri alle finestre. Niente può attraversare il confine di queste mura.
Puoi sentirti libera di gridare quanto vuoi, nessuno ci sentirà.
Quante?
Tesoro mi stai chiedendo quante donne sono state qui dentro?
Non hai capito niente allora… Tutto questo è stato fatto per te.
Quando tra noi sarà finita, io partirò e questa dimora cesserà di esistere. Nessun’altra donna attraverserà mai la soglia di quella porta.
Tu sei e rimarrai l’unica.
Ma adesso, Rossella, devo andar via. Ho delle cose importanti da fare e devo farle al più presto.
Ti faccio una promessa: la prossima volta che tornerò, sarà per stare con te.
E sarà il giorno più bello della tua vita, quello che ricorderai per sempre.
E tutto questo avrà un senso, finalmente.
Ciao Tesoro, vado a porre fine alla tua storia clandestina ed a regalare un colpevole per tutto ciò che dovrà ancora accadere.




Il Manipolatore – Capitolo 13

Il mattino successivo il commissario Lenzi arrivò presto in ufficio.
Stava fumando, come sempre, la sua prima sigaretta guardando fuori dalla finestra semi aperta, quando entrò il Sovrintendente Bruno.
«Commissario ecco i tabulati telefonici che aveva richiesto» comunicò appoggiando una serie di fogli sulla scrivania.
Lenzi espirò il fumo verso l’esterno, si voltò e rispose: «Grazie Bruno. Appena arriva, faccia venire qui l’Ispettore Frediani.»
«Sarà fatto» concluse il Sovrintendente prima di uscire dall’ufficio.
Lenzi si mise seduto alla scrivania e iniziò a visionare i dati riportati sui documenti appena arrivati.
Non era riuscito ad aspettare che fosse l’ispettore ad occuparsene. Voleva arrivare il prima possibile a una svolta. Per questo motivo aveva richiesto lui stesso di visionare i tabulati telefonici.
Ciò che a lui interessava sapere era l’intestatario del numero di telefono che aveva chiamato Batini la sera della sparizione di Rossella.
Il primo dato che gli balzò all’occhio riguardava il tipo di utenza: la chiamata era stata fatta da un telefono fisso. Probabilmente l’autore della telefonata aveva utilizzato qualche sistema per non rendere visibile il numero sul display del cellulare di Batini, ma ciò non era stato sufficiente per rimanere anonimo alla Polizia.
Il numero aveva il prefisso di Empoli; Lenzi prese la cornetta del telefono e lo compose.
Dopo due squilli una voce maschile registrata rispose: “Salve, gli uffici dello studio As.Av.E sono aperti dal lunedi al venerdì dalle ore nove alle ore tredici e dalle ore quindici alle ore diciotto. Siete pregati di chiamare in queste fasce orarie.”
Guardò l’orologio, erano le otto e venti.
Credo che invece di chiamarvi, vi farò visita, pensò il commissario.
In quel momento sentì bussare alla porta.
«Avanti» rispose lui.
La porta si aprì ed entrò l’ispettore Frediani.
«Buongiorno Commissario, dormito bene?»
«Insomma, non molto Fred. E temo che non riuscirò a farlo fino a quando non avremo ritrovato Rossella. Indovina di chi è il numero che ha chiamato Batini?»
«Intendi quello reo di averlo fatto allontanare?»
Lenzi annuì con la testa.
«Dell’avvocato Coppoli?» aggiunse Frediani.
«Non so se sia stato lui a chiamare, di sicuro però appartiene allo studio» Lenzi piegò la testa e guardò l’ispettore incuriosito «tu avevi già qualche sospetto?»
«Diciamo che quell’uomo non mi piace. Mi sembra il tipico maschio che sfrutta la sua posizione per conquistare le donne, portarsele a letto, senza aver mai intenzioni serie con loro.»
«Beh, Fred, mica è un reato.»
«Lo so, ma potrebbe aver trovato una donna che, scoperto il suo gioco, l’ha presa male a tal punto da compromettere anche il lavoro allo studio. E lui potrebbe non aver reagito bene…»
«Architettando tutto questo?»
«Perché no. Ha appena appurato che qualcuno ha chiamato Batini dallo studio, facendolo uscire di casa di proposito. Chi poteva avere interesse a farlo?»
«E poi avrebbe anche messo residui di sangue della donna nel suo bagagliaio in modo da far ricadere le colpe su di lui?» aggiunse Lenzi.
Frediani alzò le spalle.
«Ci sono troppe cose che non mi quadrano» concluse il commissario.
«Io comunque vorrei andare a fare un controllo al centro taxi» suggerì Frediani.
«Per quale motivo?»


«Perché in un modo o in un altro, chiunque sia stato, dopo aver portato la macchina di Rossella dove poi l’abbiamo trovata, deve pur essere tornato indietro. Se lei è stata rapita in casa sua, come avrebbe fatto il colpevole a raggiungerla?»
«E pensi a un taxi?»
«È una possibilità, del resto non ci sono altri mezzi a quell’ora, a meno che non l’abbia fatta a piedi.»
«Va bene Fred, è comunque un tentativo. Vai pure» rispose Lenzi.
L’ispettore si alzò dalla sedia e si diresse verso l’uscita.
«Comunque il marito non c’entra niente, questo è sicuro» affermò Frediani prima di uscire.
«Lo penso anche io» rispose il commissario seguendolo con lo sguardo mentre usciva chiudendo la porta dietro di sé.

Il centro taxi si trovava in Piazza Don Minzoni, nei pressi della stazione ferroviaria. A quell’ora il traffico era intenso, per quanto tale potesse esserlo in una piccola città come Empoli.
Sceso dalla volante, Frediani si era recato nell’ufficio dei taxi. Qui una donna stava rispondendo al telefono. Terminata la conversazione alzò lo sguardo sull’ispettore. Non pronunciò parola ma il gesto fatto con il viso fu un chiaro invito a esporre la sua richiesta.
Lui mostrò la tessera di riconoscimento e si presentò: «Sono l’ispettore Frediani del commissariato di Empoli. Avrei bisogno di un’informazione.»
«Se posso, sarà un piacere aiutarla» rispose la donna quasi intimorita.
«C’è la possibilità di sapere se in una determinata giornata e ora è arrivata una richiesta? E anche il percorso effettuato?»
«Le chiamate vengono tutte scritte nel registro. Però per sapere esattamente dove sia stato occorre parlare con il tassista.»
«Ed è possibile sapere se in questa data, tra le venti e trenta e le ventuno e trenta è stato chiamato un taxi?» domandò Frediani passando un foglio alla donna.
Lei lo guardò «non so se posso, senza un mandato…»
«Se ha bisogno di un mandato non ho problemi a farglielo avere, ma stiamo indagando sul rapimento di una donna e il tempo è prezioso. Quindi se potesse farmi il favore di guardare subito, ci faciliterebbe il lavoro.»
La donna ci pensò un po’ su, quindi si mise a controllare il registro.
«Sono state fatte tre chiamate» affermò lei dopo alcuni minuti.
«E da dove, è possibile saperlo?»
«Una dal comune di Pozzale, un’altra da via delle Olimpiadi e la terza da via XI Febbraio…»
«Ecco, l’ultima» intervenne Frediani puntandole il dito contro «a che ora è avvenuta?»
«Alle ventuno e cinque» rispose lei.
«E ha la possibilità di dirmi anche quale taxi ha preso la corsa?»
«Sì, è tutto registrato.»
«Ho bisogno di parlarci. Dove posso trovarlo?» domandò Frediani.
La donna osservò il registro alcuni attimi «Dovrebbe essere di ritorno da una corsa tra circa venti minuti» rispose.
«Bene, aspetterò. Grazie di tutto» concluse stringendole la mano.

Arrivarono tre taxi prima che giungesse quello che stava aspettando Frediani. Erano passati trenta minuti e stava iniziando a perdere la pazienza. Se ne avesse ritardati altri cinque sarebbe tornato dalla donna per chiederle di mettersi in contatto con lui. Invece non ce ne fu bisogno.
L’uomo scese dal taxi e si avvicinò all’ufficio. Parlò un attimo con la donna che gli indicò l’ispettore Frediani, appoggiato in quel momento alla volante della Polizia. Il tassista gli andò incontro e quando fu vicino gli allungò la mano: «Mi stava cercando ispettore? Mi ha detto la centralinista che aveva chiesto di me.»


«Sì, esatto. Avrei bisogno di parlarle un attimo riguardo questa corsa che ha effettuato qualche giorno fa» rispose Frediani porgendogli il foglio con sopra scritto data, ora e indirizzo della chiamata.
«Che cosa vuole sapere?»
«Sarebbe importante se riuscisse a ricordare la fisionomia del cliente e dove lo ha portato.»
«Per sapere dove, basta controllare il navigatore» rispose l’uomo facendo segno all’ispettore di seguirlo.
Arrivati al Taxi si abbassò all’interno dell’abitacolo e iniziò a guardare l’apparecchio installato sul cruscotto. Le sue dita andavano veloci sullo schermo touch fino a quando non ebbe trovato ciò che stava cercando.
«Ecco qui» proseguì l’uomo indicando lo schermo con le dita «l’ho portato lungo la provinciale 43, la strada cioè che porta a Pietramarina…»
«Sì, so qual è» intervenne l’ispettore «sa dirmi anche il punto esatto dove lo ha fatto scendere?»
«Quello non è segnato, però mi ricordo di averlo lasciato lungo la strada poco prima di una villetta. Mi disse che aveva avuto l’auto in panne ed era tornato per recuperarla.»
«Com’era quest’uomo?»
«Onestamente ispettore non è che lo abbia visto benissimo. Era buio e comunque non me lo sono guardato bene, era un cliente come tanti.»
«Su, provi a fare uno sforzo, qualcosa si ricorderà, non sono passati mesi» insisté Frediani.
«Era ben vestito, capelli corti e biondi, e non mi sembrava avesse un accento marcato. La sua altezza non saprei definirla: l’ho visto solo seduto. Sarà stato un metro e settanta o forse qualcosa in più.»
«Un’ultima domanda. Ricorda di aver visto l’auto?»
«Sì, la sua macchina era lì sul ciglio della strada. Non ricordo il modello, ma si trattava comunque di un’utilitaria. Però, davvero, non ho fatto attenzione e non saprei essere più preciso.»
«Va bene, la ringrazio.»
«Si figuri, è un piacere poterle essere utile» rispose l’uomo.
Frediani lo guardò e, per salutarlo, gli porse la mano che l’altro strinse prontamente.
Si voltò e fece per andarsene ma subito si bloccò.
«Senta» riprese l’ispettore «saprebbe riconoscere quel tipo? Intendo dire, se per esempio le portassi una foto, lei sarebbe in grado di dirmi se è la stessa persona?»
«Non posso assicurarglielo con certezza, perché come le ripeto era buio e non ho fatto troppa attenzione, però non lo posso nemmeno escludere.»
«Bene, grazie ancora» concluse l’ispettore che tornò verso la volante dove l’agente Lotti lo stava aspettando.

Le parole del tassista lo avevano scosso.
Frediani conosceva un uomo biondo, che vestiva bene e la cui altezza superava il metro e settanta.
Non gli era nemmeno simpatico. Che fosse lui il colpevole di tutto?
Qualcosa in tutta quella storia lo infastidiva, ma non riusciva a capire cosa fosse. Fin dal primo momento in cui era entrato negli studi del As.AV.E era stato investito da sensazioni contrastanti. Nessuna però aveva un’origine ben precisa. Tutto era così nebuloso nella sua mente.
Con questi pensieri aveva fatto ritorno in Piazza Gramsci, al commissariato.
Si era fermato al distributore del caffè e, con la bevanda calda in mano, aveva salito le scale e raggiunto l’ufficio del commissario Lenzi.
La porta era aperta e aveva fatto appena in tempo a sentire la sua voce ordinare al telefono: «tra dieci minuti vi voglio tutti in sala riunioni.»
Frediani si era fermato sulla soglia, quando Lenzi lo vide gli fece cenno con la mano di entrare.
«Novità?» domandò l’ispettore.
«Si, molte. Abbiamo fatto fare in mattinata dei rilievi sull’auto di Batini e dentro casa sua. Sono state rilevate delle impronte estranee e dobbiamo cercare di capire a chi appartengono. Tu trovato qualcosa di rilevante?»
«Sì. Il tassista ha dissolto molti dubbi. »
«Bene, allora andiamo in sala riunioni perché ci sarà molto di cui parlare» concluse il Commissario Lenzi.
Appoggiando la sua mano sulla spalla dell’ispettore lo invitò a uscire dalla stanza ed a seguirlo.
«Questo caso è sempre più incasinato, commissario.»
«Già, ma soprattutto per ogni ora che passa, si riducono le possibilità di ritrovare Rossella viva.»
Quando arrivarono nella grande stanza adibita alle riunioni per la pianificazione del lavoro, l’ispettore andò a sedersi insieme agli altri colleghi presenti, mentre Lenzi prese posto dietro la grande cattedra all’estremità della stanza.




Il Manipolatore – Capitolo 12

Le analisi avevano tolto ogni dubbio: il sangue nell’auto di Batini era di sua moglie.
Questa notizia lasciò sorpresi non poco sia l’ispettore Frediani che il commissario Lenzi.
Ma non fu l’unica: gli uomini della scientifica infatti avevano appurato che quella traccia di sangue era fresca ovvero la donna era stata trasportata all’interno del bagagliaio nelle ultime ventiquattro ore. In pratica, dopo che il Batini era stato in commissariato a denunciarne la scomparsa.
Queste scoperte avevano portato a due conclusioni: Rossella probabilmente era ancora viva e se il colpevole di tutto era Batini, allora l’uomo in tutti quei giorni aveva raccontato solamente falsità.
All’improvviso Frediani si sentì la testa pesante.
Cercò mentalmente di ricostruire ciò che poteva essere accaduto facendo delle ipotesi e utilizzando i nuovi dettagli di cui era venuto a conoscenza.
Forse i coniugi Batini avevano avuto un alterco, e ciò era avvenuto nella loro casa. Il motivo poteva essere stato il tradimento della moglie. In un impeto di rabbia, quindi, l’uomo l’aveva colpita. Resosi conto delle conseguenze delle sue azioni, aveva deciso di tenerla nascosta dentro casa, forse convinto di averla uccisa. La notte stessa aveva portato l’auto della moglie davanti al suo ufficio e il mattino dopo si era recato in commissariato per denunciarne la scomparsa.
Credendo che tenere il corpo di Rossella dentro casa potesse essere rischioso, nei giorni successivi aveva deciso di caricarla nel bagagliaio della sua auto e di portarla da qualche altra parte.
Non era una ricostruzione convincente, ma a far convergere ulteriormente i sospetti su Batini arrivarono anche i risultati sui nastri della videosorveglianza di casa sua.
Non c’era niente di rilevante nel video. Gli esperti della scientifica però avevano scoperto un taglio della registrazione: un salto temporale che corrispondeva all’ora in cui si presumeva fosse stata rapita Rossella. E chi meglio di lui avrebbe potuto farlo?
Le poche convinzioni che stavano iniziando a prendere vita nella testa di Frediani furono però spazzate via dai risultati dei tabulati telefonici di Batini.
Come aveva dichiarato al Commissario Lenzi, l’uomo aveva ricevuto una telefonata intorno alle venti. Tenendo conto che il suo ufficio era situato in Viale Petrarca, nella zona di Empoli Est, ritenne del tutto attendibile quello che l’uomo aveva riferito in merito ai tempi di percorrenza e agli orari di spostamento.
Prima di tornarsene in commissariato si recò agli studi del commercialista. Passeggiò un po’ lungo il marciapiede osservando attentamente gli edifici. Il suo sguardo era mirato, perché sapeva cosa cercare: delle telecamere di videosorveglianza.
Era cosciente che certi dispositivi sono molto comuni, specialmente nei pressi di banche, supermercati e negozi. E vicino allo studio di Batini erano appunto presenti degli esercizi commerciali e strutture finanziarie.
E non mancavano nemmeno le telecamere.
Cercò di capire quali puntassero in direzione dell’ufficio del commercialista, quindi contattò la società proprietaria dell’impianto per richiedere la visione dei nastri registrati.

Quando fece il suo ingresso dentro il Commissariato, Frediani non poté fare a meno di constatare che dal momento in cui erano iniziate le indagini i suoi dubbi erano aumentati.
Il commissario stava assistendo all’interrogatorio di Batini da parte del PM Marconi. Il sospettato, dopo le ultime prove, aveva di fatto chiesto di avvalersi della presenza di un avvocato.
«Ma è davvero convinto di questa sua idea? Ci sono troppi interrogativi ancora» domando Frediani a Lenzi.
«Lui è convinto di chiudere il caso entro stasera, facendosi dire da Batini dove tiene la moglie.»
«Ma io sono convinto che lui non lo sappia» obiettò l’ispettore.
«Probabilmente no, ma il fatto di aver trovato del sangue di Rossella nella sua auto ha dato la
spinta finale a Marconi per andare fino in fondo.»
«Avrebbe potuto aspettare almeno i risultati delle ultime verifiche.»
«Già…»


L’ispettore e il Commissario rimasero in silenzio ad ascoltare quello che stava accadendo nella stanza degli interrogatori.
«Abbiamo trovato tracce di sangue di sua moglie nel bagagliaio della sua auto. Signor Batini, perché insiste a negare. Possiamo rimanere qui quanto vuole, io non ho impegni.»
«Io non so perché ci sia quel sangue nella mia auto. Io non ho fatto del male a mia moglie e non so dove sia» rispose l’uomo visibilmente esausto dopo aver scambiato lo sguardo con il suo avvocato seduto accanto a lui.
«Mi ripeta cosa ha fatto quella sera» riprese il Magistrato.
Erano passate quattro ore da quando il PM aveva iniziato il suo interrogatorio. La stanchezza iniziava a farsi notare sul volto di tutti, ma nessuno sembrava voler cedere.
Batini, per l’ennesima volta, tornò ad elencare gli spostamenti di quella sera che tutti ormai, lì dentro, conoscevano parola per parola.
Qualche istante dopo l’agente Lotti entrò senza nemmeno preoccuparsi di bussare. L’ispettore Frediani e il commissario Lenzi lo guardarono sorpresi.
«Commissario può venire di là? Abbiamo visionato i nastri della videosorveglianza e c’è una cosa che dovrebbe vedere.»
«Vai Fred, io resto qui ad ascoltare l’interrogatorio» aggiunse Lenzi.

Il filmato era bloccato alle ore venti e trenta della sera in cui Rossella era scomparsa. Era ben visibile parte della strada che costeggiava il marciapiede e la fila di edifici in cui era situato lo studio di Batini. Quando l’agente schiacciò il pulsante del play, dopo pochi secondi, un’auto fece la sua apparizione sullo schermo. Non si distingueva la targa perché l’ambiente era buio, così come non era facilmente riconoscibile la figura maschile scesa dalla macchina. Il fatto di essersi avvicinato verso l’ingresso degli uffici del commercialista e, dopo aver dato una veloce occhiata intorno a se, essere entrato all’interno, convinse l’ispettore che si trattasse di Batini.
Anche l’aspetto fisico, nonostante l’immagine non fosse nitida, e il modello dell’auto con cui era arrivato, sembrava non lasciare spazio a altre interpretazioni.
L’agente fece scorrere il video velocemente premendo sul tasto apposito del telecomando. Il tempo, segnalato sulla parte alta dell’immagine, iniziò a passare velocemente fino a fermarsi alle ventuno e quindici, momento in cui l’uomo uscì dall’edificio.
«Si può ingrandire l’immagine?» domandò Frediani.
«No ispettore, non da questo apparecchio. È possibile farlo ma occorre importare il video sul computer. Ci vuole un po’ di tempo.»
«Ok, fatelo il più in fretta possibile» concluse l’ispettore.
Anche se il volto dell’uomo non era chiaro, Frediani era convinto si trattasse di Batini. Gli orari corrispondevano a quelli dichiarati da lui e quella era una prova incontestabile.
Tornò di nuovo dal commissario per riferirgli quella novità.
«Vado a dirlo al Magistrato prima che commetta un errore così grosso da pregiudicargli la carriera» sorrise Lenzi.
L’ispettore lo guardò uscire dalla stanza per vederlo entrare pochi istanti dopo nella saletta adiacente.
Avrebbe voluto ascoltare e assistere alla conversazione del PM con il commissario, soprattutto perché curioso di osservare la reazione sul volto del magistrato.
Sapeva che il PM aveva già indetto una conferenza stampa per il giorno dopo annunciando novità importanti sul caso. Forse pensava davvero di averlo già risolto, mentre in realtà Frediani era convinto che non fossero in possesso nemmeno di una vera pista da seguire.
Le ultime vicende però avevano installato un tarlo nella testa dell’ispettore: forse qualcuno stava cercando di incastrare Batini?


E se il sangue nel bagagliaio della sua auto fosse stato messo di proposito? Forse a farlo era stata la stessa persona che lo aveva chiamato al telefono per costringerlo ad andare al suo studio. Il colpevole forse aveva passato un bel po’ di tempo ad osservare le abitudini di Rossella e del marito e al momento giusto aveva fatto in modo di far allontanare Batini da casa, in modo che la moglie, al suo ingresso nella loro residenza, fosse sola.
Ma una domanda non riusciva a trovare risposta nei pensieri di Frediani: perché qualcuno avrebbe fatto tutto questo?

Alcuni minuti dopo l’ispettore, che era rimasto nella stanza ad osservare il marito di Rossella, vide entrare il Commissario. Si avvicinò al tavolo in cui era seduto Batini con il suo avvocato.
«Signor Batini può andare, e ci scusi per tutto il tempo che le abbiamo fatto perdere trattenendola qui, ma stiamo solo cercando di fare il nostro lavoro.»
«Mi sembra che abbiate un po’ esagerato…» intervenne l’avvocato che però non riuscì ad esporre totalmente il suo concetto perché Batini lo bloccò afferrandolo per un braccio.
«Non ci sono problemi Commissario, io voglio ritrovare mia moglie e se posso rendermi utile sarò felice di farlo.»
«Lo so. Per il momento è tutto, se avremo ancora bisogno di lei, sapremo dove trovarla» concluse Lenzi.
L’ispettore che stava osservando dal vetro capì la situazione.
Probabilmente era stato Lenzi a consigliare al PM Marconi di lasciar perdere e di lasciare a lui il compito di congedare Batini.
Avevano fatto un buco nell’acqua, perso del tempo inutilmente.
Quando vide che il commissario era rimasto solo nella stanza, Frediani lo raggiunse.
«Ricominciamo da capo. Direi che il marito non c’entra niente» esordì l’ispettore una volta seduto di fronte a Lenzi.
«Sì, penso anch’io che Batini sia estraneo alla sparizione della moglie, ma non dobbiamo ripartire da zero» rispose in commissario.
«In che senso?»
«Abbiamo diversi elementi da elaborare. Dobbiamo innanzi tutto fare ispezionare la casa di Rossella in cerca di impronte. Chiunque sia stato a rapirla potrebbe aver lasciato delle tracce. Poi, c’è una pista molto importante da seguire.»
«E quale sarebbe? Tutto quello che abbiamo ci porta al marito, ma lo abbiamo escluso dai sospettati.»
«La telefonata, Fred. Qualcuno ha chiamato Batini e sono sicuro che lo abbia fatto per allontanarlo da casa.»
Frediani sorrise. Anche il commissario era giunto alla sua stessa ipotesi.
«Direi che la prima cosa da fare sia scoprire da dove proviene la chiamata. Se siamo fortunati potrebbe darci qualche indizio importante.»
«Domani mi metto subito al lavoro con i tecnici» concluse l’ispettore.
«Bene Fred, adesso direi che sia il caso di andarcene a riposare, ne abbiamo tutti bisogno.»
Si scambiarono uno sguardo d’intesa e, dopo essersi salutati stringendosi la mano, se ne andarono.




Il Manipolatore – Capitolo 11

Il commissario Lenzi aveva sempre seguito il suo intuito e aveva una gran fiducia nelle proprie sensazioni. Grazie a queste era riuscito a seguire le piste giuste e risolto casi anche molto intricati.
Era bravo a leggere gli indizi, a interpretarli e quando un caso veniva chiuso, lo faceva in modo inconfutabile. Tutti lo ritenevano un bravo commissario, uno che sapeva fare bene il suo lavoro. Lui invece aveva un’opinione diversa di se stesso: pensava di essere un uomo molto fortunato, visto che ogni sua mossa dettata dall’istinto era andata a buon fine e secondo lui questo era dovuto soprattutto alla buona sorte.
Adesso però stava accadendo l’esatto contrario.
Per volere del Pubblico Ministero avrebbe arrestato un uomo nonostante una voce continuasse a ripetergli che stava commettendo un grosso errore.
Lui comunque non era tipo da mettere a tacere la propria coscienza che adesso gli stava urlando prepotentemente il proprio disappunto.
Per questo motivo, arrivato alla villa di Batini, decise di agire in modo da non trascurare il proprio istinto senza tuttavia andare contro alle direttive del Magistrato.
Del resto, quando un caso veniva risolto, alla fine era sempre il PM di turno a prendersi i meriti, e lui non aveva nessun vantaggio a rischiare per far fronte ad eventuali errori del Magistrato.
Era prima di tutto un uomo di legge e aveva sempre agito per il rispetto della giustizia. Di sicuro non avrebbe cambiato atteggiamento, proprio ora che era a pochi anni dalla pensione.
Lui voleva solo che i responsabili dei crimini venissero arrestati.

Quando Batini aprì la porta di casa, Lenzi chiese agli agenti che lo stavano accompagnando di aspettare fuori.
“State tranquilli, quest’uomo non è una minaccia. Lasciate che sia io a parlarci in privato prima di eseguire l’arresto” aveva detto il commissario.
Quando Lenzi si ritrovò davanti a sé il marito di Rossella, non gli lasciò nemmeno il tempo di capire cosa stesse accadendo che subito domandò:«Signor Batini, possiamo parlare un attimo da soli?»
L’uomo annuì con la testa e lasciò entrare il commissario.
«Come mai è venuto lei? Avete trovato Rossella? Mi dica la verità commissario.»
«No, non abbiamo notizie» rispose Lenzi porgendogli il mandato di arresto.
Batini iniziò a leggere e dopo alcuni attimi il suo volto si trasformò in una maschera di stupore.
«Che cazzo significa, commissario? Ma state scherzando? Volete arrestarmi per cosa?»
«Si calmi…»
«Calmarmi? Mia moglie è sparita e voi invece che cercarla venite qui con un mandato di arresto? E
dovrei stare calmo?»
«Mi ascolti, per favore. Come può notare ho preteso di parlare da solo con lei. Non è un procedimento regolare, e se ho fatto in modo di restare con lei senza testimoni, un motivo ci sarà, non crede?»
Batini lo guardò scuotendo la testa «non capisco» rispose.
«Per prima cosa: io non credo che lei abbia qualcosa a che fare con la sparizione di sua moglie…»
«E allora perché è venuto qui con un mandato di arresto? Cosa sta facendo?» il tono della sua voce
aveva assunto un tono disperato.
«Non posso non eseguire un compito assegnatomi dal Magistrato. Purtroppo sua moglie è stata rapita mentre si trovava all’interno di questa casa» spiegò Lenzi.
«Ma non è possibile. La sua macchina era ancora in ufficio, come potete…»
«Signor Batini, le posso assicurare che è così» intervenne il commissario «Abbiamo fatto dei controlli sui segnali del cellulare e l’ultima volta che il telefonino di sua moglie è risultato attivo, si trovava qui.»
«Quindi è tornata a casa e da qui è sparita. E la sua auto come ci è tornata davanti al suo ufficio?»


«Presumo che sia stato il rapitore stesso a portarcela, anche se non conosco la tempistica. Però potremmo avere dei chiarimenti visionando le registrazioni della videosorveglianza.»
«Certo» rispose Batini, «Possiamo guardarle subito se vuole.»
«No, non posso permetterle di toccare niente. Saranno i miei uomini qua fuori a prelevare le cassette e analizzarle. Se come penso non è stato lei, farà ritorno a casa stasera stessa.»
Batini rimase immobile a riflettere alcuni istanti, quindi fece segno al Commissario di seguirlo.
Lo condusse in una stanza in cui era presente un’apparecchiatura di videoregistrazione collegata a un computer.
«Ecco Commissario, qui c’è quello che le serve.»
«Perfetto, vedrà che tutto si sistemerà.»
«Le cose si aggiusteranno solo quando mi moglie sarà tornata a casa» rispose Batini.
I due uomini entrarono di nuovo nel salone, vicino alla porta d’ingresso. Lenzi lo osservò un attimo e con un cenno della mano lo invitò a rimanere calmo.
Stava per aprire la porta quando Batini lo fermò.
«Commissario, prima di procedere, una domanda: quando sarebbe avvenuta l’aggressione a Rossella?»
«Non saprei essere molto preciso, però intorno alle venti e quaranta» rispose Lenzi.
«Commissario, io a quell’ora non ero a casa!»
«In che senso?» domandò il commissario sorpreso da quell’affermazione.
«Nel senso che non ero in questa casa quella sera, a quell’ora.»
«Un momento, lei questo non ce lo aveva detto quando è venuto a denunciare la scomparsa di sua moglie.»
«Non me lo avete chiesto e non mi sembrava una cosa importante, del resto solo adesso mi è tornato in mente.»
«Può provarlo? Intendo dire, c’è qualcuno che può confermare questa sua versione?»
«No, non credo. Avevo ricevuto una telefonata intorno alle venti: qualcuno sembrava si fosse introdotto nel mio studio e per questo motivo era scattato l’allarme. Quando sono arrivato sul posto, però, dopo attenta perlustrazione, sembrava non esserci stata nessuna intrusione. Il tempo di controllare che il sistema di allarme fosse in funzione e sono ritornato a casa che saranno state le ventuno e quaranta circa. Mia moglie non era ancora tornata così l’ho chiamata ma il suo telefono era staccato. Ero preoccupato, perché non era mai accaduto che facesse così tardi senza avvertire, perciò ero andato a cercarla al suo ufficio, e così ho visto la sua auto parcheggiata proprio lì davanti. Senza avere idea di cosa fare e di dove andare a cercare sono tornato qui a casa. La mattina successiva, non essendo rientrata, sono venuto da lei in commissariato.»
Il Commissario Lenzi emise un grugnito.
«Questo cambia molte cose, però al momento non posso fare niente se non eseguire l’ordine di arresto. Quindi adesso faremo così: lei, senza fare storie, adesso uscirà insieme a me. La porterò in commissariato e una volta lì non dovrà far altro che ripetere queste cose al PM che vorrà senza dubbio interrogarla. Nel frattempo io cercherò di verificare quello che mi ha appena detto.»
Batini abbassò la testa, quindi dopo qualche attimo di silenzio iniziò a muoverla su e giù «Va bene commissario, mi fido di lei.»
Lenzi aprì la porta e accompagnò l’uomo all’auto della Polizia con cui era arrivato. Gli agenti presenti guardarono i due con aria confusa. Il commissario sapeva benissimo di aver fatto una cosa inusuale, ma non era tenuto a dare nessuna spiegazione. Batini doveva essere arrestato, e questo compito era stato eseguito.
«Secondo lei devo chiamare un avvocato?» domandò il marito di Rossella una volta saliti in auto.
«Questo lo deciderà lei, però io al posto suo aspetterei. Sono sicuro che il PM sarà molto più ben disposto se non sarà presente un avvocato. Se le cose stanno come ci ha detto, non ha niente da temere.»
L’auto partì, con il commissario e Batini seduti sul sedile posteriore della volante, ognuno immerso nei suoi pensieri.

L’ispettore Frediani aveva ricevuto i risultati delle analisi sull’auto di Rossella.
Al suo interno c’erano solo tracce della donna e di un uomo che, anche se da appurare, sospettavano fosse suo marito. Non sapeva se quella poteva essere una buona notizia oppure no, anche se riteneva essere abbastanza normale che all’interno dell’auto della donna potessero esserci impronte di Batini.
Aveva capito che per il commissario il marito non era colpevole della sparizione di Rossella, e del resto ci credeva poco anche lui. Se non fosse tuttavia riuscito a trovare qualche traccia diversa sarebbe stato difficile convincere il PM a rivedere la sua posizione.
Aveva sollecitato il reparto della scientifica affinché analizzasse la macchina di Batini e contemporaneamente aveva avviato le analisi sui tabulati telefonici del commercialista, in modo da verificare le sue dichiarazioni. Quando il commissario lo aveva chiamato era stato chiaro: “Fred, priorità assoluta alle analisi dell’auto di Batini e del suo cellulare. E cerca di fare il più in fretta possibile.”
Era una corsa contro il tempo e Frediani ne era cosciente. Non sopportava l’idea che un uomo potesse essere arrestato ingiustamente. In questo la pensava come Lenzi.

Alcune ore dopo aveva ricevuto i primi risultati dal laboratorio di analisi: avevano trovato tracce
di sangue nel bagagliaio dell’auto di Batini.
Se quel sangue fosse appartenuto a Rossella, non ci sarebbe stato molto da fare per evitare il suo arresto.
Ripensò alle parole che quel giorno il commissario aveva pronunciato a proposito del commercialista: perché caricare la moglie sulla propria auto dopo averla aggredita per poi tornare a casa e prendere quella di Rossella per portarla dove poi era stata trovata? Non sarebbe stato più semplice e logico caricarla direttamente sulla sua macchina?
Subito dopo il pensiero dell’ispettore andò alla domanda che lui stesso aveva posto in quel frangente al commissario: come sarebbe tornato a casa Batini?
A piedi? No, non era il tipo da farsi tutta quella strada camminando, sebbene fosse un uomo dal fisico allenato.
Probabilmente si era fatto accompagnare da qualcuno. Un amico? Frediani respinse quel pensiero. Un uomo che ha appena eliminato la propria moglie non chiede un passaggio per tornare a casa a un amico che senza dubbio porrebbe delle domande a riguardo.
E altrettanto sicuramente, quello stesso amico, venendo a conoscenza dell’accaduto, si porrebbe qualche interrogativo. No, soltanto uno sciocco avrebbe agito così… E Batini non era per niente sciocco.
Un lampo balenò nella mente dell’ispettore. Un’idea che avrebbe dovuto verificare. Più ci pensava e più riteneva giusta quell’intuizione.
In quale modo una persona avrebbe potuto fare quel tragitto senza utilizzare propri mezzi? Con l’autobus? No, perché a quell’ora non c’è nessun mezzo pubblico che effettui una corsa su quella tratta di strada. Quindi, la risposta non poteva che essere una: un Taxi.