L’Indizio- Capitolo 2

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Per tutta la sera non aveva fatto altro che pensare a quella ragazza. Si era addormentato a fatica, tormentato da sentimenti contrastanti. Il suo umore era passato da uno stato di collera furiosa a momenti di nostalgia per le sue labbra morbide e il sedere scultoreo. La sfrontatezza poi lo aveva in qualche modo affascinato. La mattina successiva, il suo ingresso in aula fu caratterizzato da una iniziale tensione interiore. Da un lato avrebbe voluto vederla seduta al banco, dall'altro sperava che il suo avvertimento fosse stato accolto e che la ragazza si fosse ben guardata dall’essere presente. De Simone era consapevole che quella sensuale tentazione sarebbe stata solo una fonte di guai. Per questo tirò un sospiro di sollievo  quando, una volta preso posto dietro la cattedra, ebbe la conferma che la sua mela del peccato non era presente. «Come anticipato ieri, con oggi inizieremo una serie di lezioni sul reato d'impeto» esordì il professore. «Chi sa dirmi, innanzi tutto, cos'è?» domandò agli studenti che anche quel giorno gremivano l'aula. Il ragazzo con i capelli rossi, che il giorno prima era stato preso di mira dal professore, alzò la mano. Con un cenno della testa, De Simone lo invitò a parlare. «I reati d'impeto sono quei crimini commessi da una persona quando è assalita da un raptus di follia scatenato da un evento, come potrebbe essere, per esempio, la fine di una storia d'amore.» «Follia transitoria, come viene definita nell'omonimo libro di Fornari che vi invito a leggere» precisò il professore. «Quando vengono commessi dei crimini violenti, non è raro sentir dire a proposito dell’omicida: "sembrava una persona normale", oppure "non mi sarei mai aspettato che Tizio potesse fare questo". In realtà, se analizzassimo caso per caso, ci renderemmo conto che gesti come questi, originati da raptus associati a follia, sono meno imprevisti di quanto si possa pensare.» Tornato dietro la cattedra, De Simone si stava preparando per proiettare alcune slides sul grande schermo alle sue spalle quando, il suo assistente, si avvicinò a lui. «Ci sono due signori che vorrebbero parlare con lei» sussurrò indicandogli la porta dell'aula. Riconobbe subito il volto dell'uomo sulla soglia: era il Pubblico Ministero Goffredo Pacini che, appena lo vide, alzò una mano in segno di saluto. «Facciamo un attimo di interruzione» annunciò De Simone agli studenti «riprendiamo tra cinque minuti.» Il professore invitò il PM ad entrare mentre gli andava incontro. Gli strinse la mano con decisione. «Dottor Pacini, buongiorno, come mai da queste parti?» «Una brutta storia» rispose il PM «avrei bisogno di parlare agli studenti se per lei non è un problema.» Il professore lo guardò cercando di carpire qualcosa. Vide che aveva una cartellina sotto il braccio e lo invitò, con un gesto della mano, a prendere posizione di fronte alla cattedra. Era sicuro che avrebbe tirato fuori qualcosa da quella sua cartellina. «Ragazzi, un attimo di silenzio. Abbiamo qui il Pubblico Ministero, Pacini. Mi ha chiesto di parlare con voi, adesso. Quindi per favore prestate attenzione perché credo sia importante.» De Simone si voltò verso il PM lasciando a lui lo spazio e il microfono. «Stamani è stato ritrovato il corpo di una studentessa. E' stata violentata e strangolata. Sappiamo che frequentava questa Facoltà e in particolare questo corso di studi.» Il Pm aprì la cartellina e tirò fuori delle foto che appoggiò sulla scrivania.  Ne prese una e la mostrò agli studenti. «Se qualcuno conosce questa ragazza, se l'ha vista di recente, oppure se sa qualche cosa sui suoi spostamenti, in particolare di questa notte, per favore non esiti a venire da noi. Qualsiasi informazione, anche la più insignificante, potrebbe essere importante» Lasciò le foto sulla scrivania e richiuse la cartellina. De Simone, che stava in piedi al suo fianco, osservò con curiosità il volto della ragazza impresso su quelle immagini. Restò  sorpreso non poco nel constatare che il corpo ritrovato quel mattino era quello della ragazza che il giorno prima aveva avuto l'incontro intimo con lui in quella stessa aula. «Qui ci sono un po' di foto della ragazza» continuò il PM «Guardatela bene, se la conoscete o se sapete chi può avere informazioni su lei venite in Commissariato...» «Oppure potete chiedere aiuto a me, vi metterò io in contatto con il Dottore» intervenne De Simone. «Grazie...» il Pm gli fece un gesto di apprezzamento con la testa.
 

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