Scrivere per Leggere

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tumblr_m0k41pdy7r1qj6q7qo1_500Se vi aspettate di trovare in questo articolo i segreti per scrivere un romanzo di successo e venderne almeno centomila copie, potete smettere di leggere. Non li conosco e se anche li conoscessi, non ve li direi. Non sono come tante persone così altruiste che, per cento euro, sono pronte a svelarvi il trucco per diventare ricchi e famosi. Assomiglio molto di più a quei cercatori di funghi che, una volta trovato il posto giusto dove  raccoglierli, non lo svelerebbero nemmeno sotto tortura. Detto tra noi, non sono nemmeno così sicuro che un segreto esista. Tuttavia, sono certo che se solo accennassi a questa remota possibilità, sarebbero in molti a seguirmi, convinti e speranzosi di trovare la via giusta per diventare scrittori "ricchi e famosi". Ragazzi, se volete fare i soldi, vi consiglio di aspirare ad altre professioni. Bene, se non avete smesso di leggere posso andare avanti e spiegarvi il vero motivo di questo articolo: stimolarvi a leggere. Come, vi chiederete voi, vuoi spiegarci la scrittura per farci leggere? Sì, proprio così. Ah, ecco il trucco, potrebbe obiettare qualcuno, tu sei uno scrittore quindi speri che in questo modo le persone comprino i tuoi libri! In effetti questa è una possibilità che non avevo preso in considerazione... Ottima idea! In realtà, se le persone utilizzassero la metà del tempo passato a scrivere, per leggere, il mercato librario sarebbe molto più florido. Questo per dire, aldilà del fattore commerciale, che in molti scrivono ma in pochi leggono. Ma per quale motivo si scrive? Ponendo questa domanda a volte ho ricevuto risposte davvero esilaranti. Vi dico quali sono i motivi per cui scrivo io. Innanzi tutto perché a me piace creare. Sì, con la scrittura riesco a dar voce alla mia parte creativa. Un tempo questo mio lato trovava sfogo nella musica, successivamente nella creazione di siti web e nella programmazione. In ogni caso, ho sempre avuto bisogno di creare qualcosa facendo lavorare la fantasia. Adesso scrivo romanzi e forse ho trovato la mia dimensione definitiva. Il secondo motivo ha a che fare con l'ambizione. Sì, perché ciò a cui aspiro è "rubare" del tempo alle persone, facendo in modo che lo passino leggendo le pagine dei miei libri. E ditemi voi se non è ambiziosa questa cosa... Ora, tutto questo per esprimere un semplice concetto: si scrive per essere letti. Che sia un pubblico formato da soli amici, dal fidanzato, dai familiari, o viceversa che si tratti di un grande pubblico, non ha importanza. Del resto la scrittura è un medium che ha la propria funzione nella comunicazione. Si scrive per trasmettere ad altri un messaggio, e questo sia che si tratti della "Buonanotte" su Facebook, oppure di un trattato di fisica quantistica. Spesso non è importante quello che si vuol comunicare, ma è fondamentale farsi capire. Lo so, qualcuno di voi mi dirà: “Sbagli, io scrivo solo per me. Lo faccio perché mi fa bene e non ho nessun interesse che la gente mi legga.” A Roma risponderebbero: "A cazzaro!!" Sì, perché se fosse davvero così, se scrivere avesse davvero solamente un valore terapeutico, allora che bisogno ci sarebbe di farlo, per esempio, su Facebook, oppure di aprirsi un blog o di scrivere sui forum e via dicendo? Se si scrive solo per se stessi, va benissimo farlo su un foglio, tra le mura di casa, senza nessuna necessità di far conoscere i propri pensieri agli altri. Ma non è mai così... Si scrive perché si desidera essere letti e non solo, ci si aspetta anche di ricevere dei commenti, e questi li desideriamo positivi. In caso di critiche negative l’autore è sempre pronto a dare risposte molto piccate. Perché lo scrittore è così... Mal digerisce ingerenze gratuite di estranei che non hanno capito quello che voleva dire. Beh, a volte sarebbe opportuno chiedersi se i concetti espressi erano stati scritti in maniera comprensibile. E quindi ritorniamo al punto precedente: è importante farsi capire. A volte mi sono scontrato con  questa idea: più incomprensibile è un testo e maggiore è il grado di qualità. Io non la penso così. Secondo la mia opinione (del tutto opinabile) uno scrittore deve fare in modo che la sua scrittura sia almeno comprensibile al tipo di utente a cui è diretto. Se un autore, dopo aver scritto qualcosa, ha bisogno di spiegare al lettore i contenuti, forse sarebbe il caso si facesse qualche domanda. Per esempio, è stato utilizzato un linguaggio adeguato per il tipo di pubblico a cui si è proposto il lavoro? Utilizzando l'esempio di poco fa, non possiamo pensare di far leggere un trattato di fisica quantistica a chi crede che l'unica onda esistente sia quella del mare. È anche vero però che se vogliamo raggiungere un pubblico più numeroso non possiamo solo pensare di rivolgerci a dei fisici. Quindi utilizzare un linguaggio meno specifico e più accessibile potrebbe far comprendere certi concetti anche a chi non è andato oltre i primi studi di fisica al liceo. Ma cosa occorre fare per scrivere e farsi comprendere? Sì, vi sto sentendo, state  rispondendo tutti in coro. Di quella cosa però parlerò dopo. Vorrei invece aprire la discussione sulla grammatica italiana. La lingua italiana è tosta, è difficile! Ragazzi, evitiamo di renderla ancora più complicata inventandoci regole nuove. Per favore: Sta (verbo stare) si scrive senza accento, così come do (verbo dare), sa (verbo sapere) e fa (verbo fare) probabilmente mi sono dimenticato qualcos’altro ma adesso non mi viene in mente. Viceversa (verbo dare) va scritto con l’accento per diversificarlo dalla preposizione. La lettera H è presente in tutte le tastiere, per favore usatela. Quando si fa riferimento al verbo avere si scrive HA, HO, HAI, HANNO (mi raccomando, non si scrive però HABBIAMO, HAVETE). Anche i segni di interpunzione hanno la loro importanza, tra l’altro sono anche gratis quindi potete usarli senza badare al risparmio, stando ovviamente attenti a non eccedere. Cose del tipo “Ieri, sono stato, al: mare” sarebbe meglio evitarle. Ci sarebbero tante altre cose da dire, errori grossolani che spesso noto anche in semplici post. Con questo non voglio dire che dobbiamo essere tutti professori di Lettere (infatti io non lo sono) per scrivere, però evitiamo di fare con la scrittura il percorso inverso effettuato dalla TV. Ricordate? Un aiuto importante alla divulgazione della lingua italiana a dispetto del dialetto è stato dato dalla radio prima e dalla televisione poi, passando per il cinema. Bene, ho la sensazione che con internet si stia percorrendo la strada inversa. Si sta (e non stà) abbandonando la corretta scrittura per lasciar posto a un modo che non può essere nemmeno definito dialettale (ammesso che sia corretto parlare di forma dialettale nella scrittura). Proprio come avete risposto poco fa in coro, se questo fenomeno è ben radicato specialmente sui Social Network, la colpa è senza dubbio da ricercare nella scarsa attitudine alla lettura. Leggere è importante. Probabilmente non dovrete scrivere un romanzo, ma scrivere correttamente potrebbe esservi utile anche per esporre le vostre idee su attualità, politica o qualsiasi altro argomento. Leggendo un po’ i vari interventi, le risposte e i commenti su Social Network, Blog o Forum in giro per la rete,  all’affermazione “in Italia si legge poco” non si può che rispondere: “Sì, e si vede!” Leggere aiuta ad ampliare il proprio vocabolario, a costruire frasi più complesse, ad allargare i propri confini mentali. Ma cosa c’entra la scrittura con l’utilità della lettura? È mia opinione che, se si conoscono le strutture di un determinato campo, si riesce a guardare ad esso in maniera diversa. Vi faccio un esempio. Dopo aver studiato le tecniche del cinema all’Università, non riesco più a guardare un film senza fare attenzione al modo in cui sono state fatte le inquadrature.  Cerco per esempio di notare le differenze nelle sequenze di campo/controcampo, oppure di capire i metodi in cui sono state fatte alcune riprese. Analizzo il film e, a differenza di quello che si può credere, riesco a gustarmelo meglio. Io credo che con i libri si possa fare la stessa cosa. A me piace leggere e carpire i segreti dei vari scrittori. Leggere in quale modo abbiano descritto una scena, un paesaggio, in quale modo abbiano riportato un dialogo. In alcuni casi mi chiedo: io come avrei affrontato quella particolare scena? Certo potreste pensare che nel mio caso sia un mero esercizio che può tornarmi utile nelle successive stesure dei miei romanzi. In realtà io penso che, avere coscienza della scrittura, porti sistematicamente ad analizzare in maniera diversa ciò che si legge. Ma per il momento vi ho tediato fin troppo, quindi rimanderò l’esposizione di esempi in merito in un prossimo articolo. Alla Prossima
 

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